A Epic Reggio Calabria, il suono del Mediterraneo
Epic Reggio Calabria: stasera 25 settembre i Nuhara, domani 26 Daniele Sepe con “Spiritus Mundi”. Musica, poesia e identità sullo Stretto
Due serate per attraversare il Mediterraneo attraverso la musica, la poesia e la memoria dei territori. È il percorso che propone Epic Reggio Calabria, il progetto di Mana Chuma Teatro inserito nell’ambito di ReggioFest26 – cultura diffusa, che dopo gli appuntamenti di ieri 24 settembre arriva alle due serate conclusive al Piazzale Ferrari di Pentimele, accanto al PalaCalafiore.
Il programma di oggi, venerdì 25 settembre, e quello di domani, sabato 26 settembre, hanno come protagoniste due diverse espressioni della ricerca musicale: stasera alle 21,30 i Nuhara, domani alla stessa ora Daniele Sepe con il concerto “Spiritus mundi”.
Prima degli spettacoli, in entrambe le serate, è prevista alle 21,15 la striscia poetica “La parola agita”, a cura di Elizabeth Grech.
Stasera i Nuhara, tra tradizione e ricerca contemporanea
Alle 21,30 di oggi, 25 settembre, il palco di Epic Reggio Calabria ospiterà i Nuhara, trio siciliano formato da Gabriele Bazza (voce, chitarre, tamburello), Federico Pipia (live electronics, percussioni, Iicudine) e Michele Piccione (tamburi a cornice, kalebasa, zampogna, marranzani, qraqeb, voce).
La loro ricerca mette in dialogo passato e presente, unendo le antiche tradizioni orali con sonorità elettroniche contemporanee. Alla base del progetto ci sono anche registrazioni d’archivio raccolte a partire dagli anni ’50, rielaborate attraverso l’incontro tra canti tradizionali, texture elettroacustiche, tecniche vocali e ritmi strumentali.
È un percorso che ha trovato una prima sintesi discografica con “Rama”, concept album pubblicato da Trovarobato lo scorso maggio e dedicato al mondo dei canti di lavoro.
Domani Daniele Sepe con “Spiritus mundi”
La chiusura di Epic Reggio Calabria è affidata invece a Daniele Sepe, protagonista domani, sabato 26 settembre alle 21,30, del concerto “Spiritus mundi”, tratto dall’omonimo album.
Il viaggio musicale parte dal folk del Sud Italia e attraversa Grecia, Bulgaria, Irlanda e America Latina, intrecciando tradizioni popolari, jazz e linguaggi contemporanei. Sepe sarà accompagnato da una band composta da sette musicisti.
Un percorso che guarda al Mediterraneo e al Sud del mondo come a uno spazio di incontro tra culture e tradizioni differenti, in sintonia con l’impostazione di Epic e con la vocazione interculturale dello Stretto.
Luigi Polimeni: «Un ponte tra memoria, radici e linguaggi attuali»
A spiegare il filo che lega le due serate è Luigi Polimeni, pianista, arrangiatore, compositore e direttore tecnico di Mana Chuma Teatro.
«Epic Festival è l’espressione di uno spazio in cui la memoria storica e le radici territoriali non restano reperti statici, ma diventano materia viva, capace di rigenerarsi e di dialogare con la contemporaneità. La musica, per sua natura priva di confini, è il linguaggio ideale per incarnare questa missione».
Per Polimeni, gli artisti protagonisti del 25 e del 26 settembre rispondono a una precisa idea di festival e di territorio.
«Gli artisti che si esibiranno il 25 e il 26 settembre rispondono a questa visione precisa e identitaria», afferma.
E proprio nella successione tra Nuhara e Sepe individua il percorso musicale delle due serate: «In quest’ottica, la sequenza tra il concerto dei Nuhara e quello di Daniele Sepe traccia un filo conduttore chiarissimo: un ponte sonoro che parte dalla ricerca e dal rinnovamento per approdare alla grande sintesi della world music».
I Nuhara rappresentano, nelle parole di Polimeni, «la linfa di una nuova esplorazione», attraverso una rilettura dei ritmi del territorio «con uno sguardo fresco, viscerale e avvolgente». Daniele Sepe, invece, con “Spiritus Mundi”, rappresenta la maturazione di questo percorso: «il maestro e il pioniere di questo percorso, colui che ha dimostrato come dal folklore del Sud possa scaturire un linguaggio colto e universale».
Due momenti diversi, dunque, dello stesso viaggio musicale.
«Accostare l’energia dei Nuhara alla forza travolgente e al virtuosismo di Sepe significa raccontare due momenti dello stesso viaggio: una musica che affonda le mani nell’identità mediterranea per aprirsi al mondo con libertà, contaminazione e partecipazione sociale».
È questa, per Polimeni, anche l’idea alla base dell’intero progetto: «Mi piace pensare a EPIC festival come ponte tra memoria, radici e linguaggi attuali, considerando il Mediterraneo non come luogo geografico chiuso, ma come crocevia di culture, ritmi e impegno sociale».
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