A mamma non piace, l’ultimo sguardo di Leacche a Reggio

Ieri sera al Multisala Lumiere di Reggio Calabria, la prima di "A mamma non piace", film postumo di Gianni Leacche presentato da Monica Carpanese e Gigi Miseferi - FOTO

Carpanese e Miseferi Carpanese e Miseferi

Applausi, attesa e un’emozione che va oltre il cinema hanno accompagnato la serata inaugurale di “A mamma non piace” al Multisala Lumiere di Reggio Calabria. La prima, andata in scena ieri 29 aprile, ha segnato non solo l’arrivo in città del film, in programmazione fino al 5 maggio, ma anche un momento di omaggio collettivo a Gianni Leacche, regista scomparso a cui l’opera è indissolubilmente legata.

In sala, a rendere ancora più speciale l’evento, la presenza della protagonista Monica Carpanese e dell’attore e comico reggino Gigi Miseferi, accolti dal pubblico con grande partecipazione.

Un film che resta come lascito

“A mamma non piace” si presenta come un’opera postuma che conserva intatta la sensibilità autoriale di Leacche. Non è soltanto un film, ma un vero lascito artistico, capace di attraversare linguaggi e generazioni, mantenendo uno sguardo preciso sui personaggi e sulle atmosfere.

La narrazione si muove tra commedia e horror grottesco, alternando tensione e sarcasmo in un equilibrio che rende il racconto originale e riconoscibile.

Il film è tratto dall’omonimo romanzo di Gianluca Gemelli, vincitore della terza edizione del premio letterario “Una storia per il cinema”. Un passaggio dalla pagina allo schermo che trova nella regia una sintesi efficace, traducendo il racconto in immagini dense e suggestive.

Al centro della storia c’è Alina, immigrata bielorussa con un passato difficile, costretta a confrontarsi con diffidenza, razzismo e ricatti. Quando accetta un lavoro tanto ben pagato quanto insolito, si ritrova in una villa dalle atmosfere cupe, dove ciò che sembra un’opportunità si trasforma progressivamente in incubo.

Un racconto tra paura e realtà

Il film costruisce una tensione crescente, giocando sul confine sottile tra realtà e paura. Le location laziali, tra ville antiche e scorci urbani, amplificano il senso di inquietudine che attraversa l’intera narrazione.

Accanto alla dimensione noir, emerge però una riflessione più ampia: il tema della diversità e delle difficoltà legate all’integrazione.

Monica Carpanese lo racconta con chiarezza: il film affronta “il modo di vivere la diversità, non solo come stranieri, ma in generale. La protagonista è un esempio, ma potrebbe rappresentare chiunque si trovi a essere diverso in un contesto che fatica ad accoglierlo”.

Monica Carpanese: un personaggio tra fragilità e forza

Nel ruolo di Alina, Monica Carpanese costruisce un personaggio complesso, sospeso tra vulnerabilità e determinazione.

L’attrice ha lavorato in profondità sul ruolo: “Ho amato Alina fin dall’inizio. Ho studiato l’accento, i movimenti, la postura. Sono dettagli che nel cinema fanno la differenza”.

Il percorso del personaggio è segnato da un’evoluzione intensa: “Passa dalla paura e dal rifiuto a una forma di relazione, quasi di amicizia. È un viaggio interiore molto forte”.

Carpanese definisce il film con un neologismo che ne sintetizza l’anima: una “commedia noir grottesca”, o come ama chiamarla, una “grottor comedy”, capace di raccontare temi drammatici con leggerezza apparente.

Gigi Miseferi: ironia dentro il noir

All’interno di questo equilibrio narrativo si inserisce il personaggio di Sor Mario, interpretato da Gigi Miseferi, figura chiave nel modulare i toni del film, “riconosciuto come film d’essai”.

Il suo ruolo è ben definito: “Interpreto il proprietario della villa, un calabrese che introduce la protagonista in questo mondo dove accadono cose strane”.

Un personaggio volutamente sopra le righe: “È uno stereotipo costruito con intelligenza, con un accento calabrese molto marcato e un rapporto conflittuale con la moglie romana. Questo crea dinamiche anche divertenti”.

La sua funzione è narrativa: “Quando la tensione cresce, il mio personaggio entra in scena per spezzarla, rimescolare le carte e portare lo spettatore su un altro piano”.

Per Miseferi, la tappa reggina ha un valore particolare: “Tornare nella mia città con questo film è qualcosa di importante. Condividere questo momento con il pubblico di casa è sempre speciale”.

Durante la presentazione, l’attore ha voluto sottolineare anche il valore umano e professionale della collega: “Ho accanto una grande artista, una straordinaria attrice e produttrice. Realizzare un film indipendente oggi è davvero qualcosa di importante”.

Tra l’altro, nel cast c’è un altro reggino Antonio Amatruda, ha ricordato Miseferi, assente alla presentazione per motivi di lavoro.

Un cinema indipendente che cerca spazio

Proprio il tema del cinema indipendente è stato al centro delle parole di Monica Carpanese, anche produttrice del film: “Abbiamo voluto far emergere realtà fuori dai circuiti tradizionali. Esiste un altro cinema, meno commerciale ma non meno valido, che merita di crescere”.

Un percorso che si lega anche al ricordo del regista: “Gianni Leacche è stato un grande regista Rai, ma aveva il cuore nel cinema. L’aver deciso di tornare al cinema indipendente con noi è stato un onore”.

Il valore dell’opera è stato già riconosciuto in diversi contesti nazionali e internazionali. La sceneggiatura è stata finalista al Fellini Film Festival, mentre il film ha ottenuto il premio come miglior film al Berlin Indie Film Festival, dove Monica Carpanese è stata premiata come miglior attrice protagonista. Tra gli altri riconoscimenti il Premio Sergio Leone all’International Imago Film Festival, il premio come miglior film al Fellini Film Festival (IX edizione) e i premi del Sezze Film Festival, con Claudio Botosso miglior attore protagonista.

Un film che mescola generi e emozioni

“A mamma non piace” è un noir d’essai che sfugge alle definizioni rigide. Mescola horror, commedia e dramma, alternando momenti di tensione a passaggi ironici e riflessivi.

Come sottolineato in sala, il film lascia spazio a interpretazioni diverse: c’è chi prova tensione, chi si diverte, chi riflette. Ed è proprio in questa pluralità che risiede la sua forza. Un film “bizzarro” che sorprende e coinvolge, un incontro tra cinema, memoria e ricerca. Perché, come suggerito con ironia dallo stesso Miseferi, il titolo è chiaro: “A mamma non piace, ma al pubblico speriamo di sì”. 

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