A Reggio una targa per Luigi Cantarella: il ricordo dell’Internato Militare Italiano

Inaugurata oggi pomeriggio all'incrocio tra via IV Novembre e via Enotria la targa in memoria di Luigi Cantarella, Internato Militare Italiano sopravvissuto ai lager nazisti. Una storia di coraggio, amore e libertà restituita alla città grazie al figlio Giuseppe

Luigi Cantarella

Una targa non è soltanto una lastra di marmo. A volte, infatti, riesce a restituire un’intera vita alla memoria di una comunità. È quanto è accaduto oggi pomeriggio nel quartiere di Santa Caterina a Reggio Calabria, dove all’incrocio tra via IV Novembre e via Enotria è stata inaugurata la targa dedicata a Luigi Cantarella, Internato Militare Italiano (IMI), sopravvissuto alla prigionia nei lager nazisti dopo aver rifiutato di aderire alla Repubblica Sociale Italiana e di collaborare con la Germania hitleriana.

La targa è stata collocata sulla facciata della casa dove Cantarella visse dal 1933 al 1952, trasformando un luogo di famiglia in un luogo della memoria cittadina. Una cerimonia intensa, partecipata da autorità civili e militari, rappresentanti delle associazioni combattentistiche e della memoria, familiari e cittadini, per rendere omaggio non solo a Luigi Cantarella, ma a tutti gli Internati Militari Italiani che, con il loro rifiuto, contribuirono alla costruzione dell’Italia libera e democratica.

Dal fronte greco al lager nazista

La storia di Luigi Cantarella è stata ricostruita dal figlio, il professor Giuseppe Cantarella, autore del volume Il sole è a quadri però abbastanza grandi, frutto di anni di ricerche negli archivi italiani e stranieri.

Dopo la visita di leva del febbraio 1941, Luigi fu arruolato nel 15° Reggimento Autieri di Savona nel febbraio 1943. Ottenne le abilitazioni alla guida di automezzi e motociclette militari, venne promosso caporale e poi sergente e destinato al 95° Autoreparto leggero in Grecia.

Il 9 settembre 1943, pochi giorni dopo l’armistizio, fu catturato a Tripolis, nel Peloponneso. Dopo alcune settimane di apparente attesa, con la firma dell’Armistizio lungo venne deportato nello Stalag XVIII C di Markt Pongau, in Austria. Qui rifiutò di aderire alla Repubblica Sociale Italiana e di collaborare con il regime nazista, assumendo lo status di Internato Militare Italiano.

La liberazione arrivò il 1° aprile 1945, quando il bombardamento della linea ferroviaria di Krieglach provocò lo sbandamento delle truppe tedesche. Dopo un viaggio estenuante attraverso l’Austria e il Brennero, Luigi riuscì a rientrare a Reggio Calabria il 15 aprile 1945, profondamente provato nel fisico e nello spirito.

Per il suo sacrificio gli è stata conferita, il 2 giugno 2019, la Medaglia d’Onore della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Il 20 settembre 2025, inoltre, il suo nome è stato ricordato con una marmetta commemorativa presso il Tempio Nazionale dell’Internato Ignoto di Padova.

Una ricerca che ha restituito la verità

Visibilmente commosso, Giuseppe Cantarella ha ricordato come la storia del padre sia finalmente uscita dalla sfera privata: «Oggi la storia militare di mio padre passa dalla dimensione familiare alla storia collettiva. Gli Internati Militari Italiani quasi mai raccontavano ciò che avevano vissuto. Solo attraverso una lunga ricerca documentale è stato possibile ricostruire il suo percorso e restituirgli il posto che merita nella memoria del Paese».

Il professore ha spiegato anche il significato della data scelta per la cerimonia. Il 14 luglio ricorre infatti l’ottantesimo anniversario dell’incontro tra Luigi Cantarella e Annina De Santis, che sarebbe poi diventata sua moglie. «Fu un colpo di fulmine. Dopo la prigionia, fu proprio l’amore di mia madre a permettere a papà di ritrovare la forza di vivere. Per questo abbiamo voluto che la targa fosse scoperta proprio oggi» rammenta Cantarella.

Il ricordo si è fatto ancora più intenso raccontando il ritorno a casa: «Quando rientrò pesava appena quaranta chili. Le sofferenze della prigionia lo accompagnarono per anni, ma l’affetto della famiglia gli consentì di ricostruire la propria vita».

Giuseppe Cantarella ha inoltre annunciato che tutto l’archivio familiare è stato donato all’Archivio di Stato, affinché diventi patrimonio pubblico.

Il ricordo delle istituzioni

Dopo la benedizione impartita da don Francesco, che ha definito la memoria di Luigi Cantarella «un patrimonio che educa le nuove generazioni ai valori della libertà, della pace e della giustizia», sono intervenuti i rappresentanti delle istituzioni.

Il consigliere comunale Marco Parisi, in rappresentanza del sindaco Francesco Cannizzaro, ha parlato della targa come di «un atto d’amore verso la città e verso chi ha sacrificato tutto per i propri ideali», sottolineando come le nuove generazioni abbiano il dovere di conoscere esempi come quello del sergente Cantarella.

Il consigliere Demetrio Delfino ha ricordato che la vicenda degli Internati Militari Italiani è ancora oggi poco conosciuta: «Parliamo di circa 800 mila italiani e di oltre 10 mila calabresi. Una semplice targa può diventare l’occasione per far conoscere una pagina fondamentale della nostra storia e per ringraziare chi, come Giuseppe Cantarella, l’ha ricostruita con rigore e passione».

La memoria degli Internati Militari Italiani

Particolarmente significativo l’intervento di Nicola Marazzita, responsabile metropolitano dell’ANEI Calabria (Associazione Nazionale Ex Internati), il quale ha portato il saluto della presidente nazionale Anna Maria Sambuco, ricordando che l’ANEI nacque nel 1945 per volontà degli stessi ex internati.

«Gli IMI non erano semplici lavoratori nei campi, come per anni ha sostenuto la propaganda nazista. Furono protagonisti di una vera forma di resistenza. Molti pagarono con la vita il sabotaggio della produzione bellica e migliaia finirono nei campi di sterminio. Luigi Cantarella rappresenta tutti loro» ha affermato Marazzita.

Un messaggio di vicinanza è arrivato anche dalla sezione “Ferruccio Vignoni” dell’ANPI di Montichiari, attraverso la presidente Ida Tonti, originaria del quartiere Santa Caterina. Nel testo letto da Giuseppe Cantarella è stato ribadito come sia necessario «salvare dall’ingiusto oblio quei soldati che preferirono il lager alla Repubblica di Salò» e continuare a fare rete tra associazioni, istituzioni e scuole per tramandarne la memoria.

Alla commemorazione sono intervenuti anche Gianluca Tripodi, presidente dell’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani, e Crupi, dell’associazione Noi per Santa Caterina.

Tripodi, nipote di un Internato Militare Italiano, ha ricordato che per decenni gli IMI furono «prigionieri due volte: dei nazisti e dei pregiudizi», sottolineando come oggi siano finalmente riconosciuti tra i protagonisti della lotta di Liberazione. Crupi ha invece evidenziato il valore del libro di Giuseppe Cantarella, grazie al quale molti hanno scoperto una pagina di storia rimasta troppo a lungo sconosciuta.

Una targa che parla a tutti

Al termine della cerimonia, Giuseppe Cantarella ha voluto ribadire che quella scoperta non riguarda soltanto suo padre: «Questa targa celebra Luigi Cantarella, ma insieme a lui rende omaggio a tutti gli Internati Militari Italiani. Ogni iniziativa dedicata a uno di loro appartiene a tutti».

E ha spiegato il significato della scelta compiuta da quegli uomini dopo l’8 settembre 1943: «Fu un “no” pronunciato senza alcuna garanzia di sopravvivere. Rifiutarono la guerra, la barbarie e il nazifascismo, contribuendo con il loro sacrificio alla nascita dell’Italia democratica. Per tanti anni hanno scelto il silenzio, anche perché furono spesso fraintesi e perfino considerati traditori. Oggi, finalmente, possiamo restituire loro la verità che meritano».

Oggi, ottant’anni dopo, grazie alla tenacia del figlio Giuseppe, al lavoro delle associazioni e al sostegno delle istituzioni, quella storia non appartiene più soltanto alla famiglia Cantarella ma a tutta la città, alla Calabria e all’Italia intera, chiamate a custodire la memoria di migliaia di uomini che dissero “no” all’odio e “sì” alla dignità e alla pace, lasciando alle generazioni future un esempio che il tempo non può cancellare.

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