Addio all’olmo secolare di San Lorenzo

Dopo più di 500 anni San Lorenzo dice addio all'olmo secolare di piazza Regina Margherita, protagonista di leggende e simbolo del territorio, che stanotte si è arreso al vento

Olmo di San Lorenzo

“Oggi è uno di quei giorni che non avremmo mai voluto vivere. Con profonda commozione devo annunciare alla comunità la grave perdita del nostro olmo secolare – forse millenario – che per generazioni ha vegliato sulla Piazza Regina Margherita, cuore pulsante del nostro paese. È inutile cercare colpevoli. Inutile accusare la mancanza di cura, inutile prendersela con la natura o con il tempo che passa. Oggi non è il giorno delle polemiche, ma della riflessione. Perché quell’olmo non era solo un albero: era memoria, identità, radice comune. Sotto le sue fronde sono cresciute generazioni di laurentini. Ha ascoltato risate di bambini, promesse d’amore, racconti di anziani. Era un punto di riferimento non solo per San Lorenzo, ma anche per i paesi limitrofi, che oggi condividono con noi un sentimento di profonda tristezza” comincia così la lettera del consigliere del comune di San Lorenzo (RC), Lorenzo Spizzica annunciando la notizia della perdita del simbolo secolare per eccellenza del territorio.  

L’olmo di San Lorenzo

Emblema di San Lorenzo, l’albero fino a ieri ha svettato maestoso e rigoglioso nella piazza centrale con la sua folta chioma e una circonferenza di oltre 5 metri.

La leggenda narra che fu il condottiero Ludovico Abenavoli, di ritorno vittorioso dalla disfida di Barletta a mettere a dimora il rampollo di olmo destinato a diventare il simbolo di San Lorenzo. Secondo un’altra versione, invece, l’olmo sarebbe ancora più antico, essendo stato piantato dai monaci basiliani intorno al 1250.

Qualunque sia la sua origine, sta di fatto che l’Olmo, una rarità botanica, in quanto non sono noti esemplari paragonabili in tutto il Meridione, ha rappresentato un vero e proprio elemento identitario per il borgo: rispettato e riverito da tutti i Laurentini e non solo. Un vero e proprio membro della comunità che oggi è mancato. 

Dalla fine, la rinascita

“Eppure, nulla accade per caso – prosegue Spizzica. Forse è vero che il nostro amato “Abele” si è accasciato. Ma non è vero che se ne sia andato. Io credo che ancora oggi, mentre tutti lo danno per morto, ci stia parlando. Ci stia lanciando un appello silenzioso ma potente: ‘Fate nascere l’olmo che custodisco in grembo. Liberatemi da questo collare opprimente che, con troppa leggerezza e ignoranza, mi avete costretto a portare. Datemi spazio per germogliare. Dalle mie radici ancora vive può nascere un nuovo olmo. Datemi tempo, qualche mese soltanto, e vi restituirò un figlio delle mie origini. Chiamatelo Gerasimo’. È questo il messaggio che sento di raccogliere e condividere. Perché se è vero che un simbolo cade, è altrettanto vero che può rinascere. E la rinascita non riguarda soltanto un albero: riguarda l’intera comunità”.

L’appello

Da qui l’appello del consigliere alle istituzioni competenti: “Si intervenga immediatamente per rimuovere il collare che ancora lo opprime; si circoscriva e si metta in sicurezza l’area; si avviino cure antifungine serie e tempestive. Dalle sue radici, che sono ancora verdi e vive, può nascere un nuovo olmo. Può nascere una nuova storia. Quella di Abele non deve essere la fine, ma l’inizio di una rinascita per San Lorenzo. Egli ha lottato fino all’ultimo per restare in piedi, e con dignità si è piegato su se stesso”.

“Facciamo in modo che il suo sacrificio non sia vano. Facciamo in modo che dalle sue radici germogli non solo un albero, ma una coscienza nuova. Perché – conclude Spizzica – un paese che sa prendersi cura dei propri simboli, sa prendersi cura anche di sé stesso”.

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