Aldo al Quadrato, due Aldo e mille risate
Da Eccezionale Veramente a Zelig, passando per le parodie virali dedicate a Reggio Calabria: intervista ad Aldo Zumbo e Aldo di Giuseppe, alias Aldo al Quadrato, il duo comico reggino che spopola sui social e non solo
“Two is megl che one” recitava un celebre spot pubblicitario. Una frase diventata un modo di dire e che sembra calzare alla perfezione con Aldo Al Quadrato: due personalità, due percorsi artistici e una sola grande sintonia comica. Chi conosce i loro video li associa subito alle parodie che fanno milioni di sorrisi sui social. Da “Esaurito”, l’esilarante versione in dialetto calabrese di Despacito, fino ai tormentoni più recenti come “Reggio Calabria”, sulle note di Tutta l’Italia, e “Picchì dissi sì”, ispirata al successo di Sal Da Vinci, gli Aldo al Quadrato sono diventati negli anni uno dei volti più riconoscibili della comicità reggina.
Ma Aldo Di Giuseppe e Aldo Zumbo non sono solo video virali, sono artisti a tutto tondo che spaziano dal cabaret agli spettacoli, di cui sono autori, mescolando monologhi, sketch, musica, improvvisazione e personaggi irresistibili. Un percorso costruito tra teatri, piazze e villaggi turistici, fino alle esperienze televisive con Eccezionale Veramente su La7 e Zelig Open Mic, dove sono arrivati secondi con i loro ormai celebri Bronzi di Riace.
La loro comicità parla alla gente, racconta la Calabria senza stereotipi e, attraverso il sorriso, riesce persino a promuovere il territorio. Nei loro video emergono una Reggio autentica, con i suoi panorami sullo Stretto, i suoi personaggi e quella quotidianità che diventa spettacolo.
Li abbiamo incontrati al Lido Onda Azzurra di Scilla, impegnati in una serata insieme a Pasquale Caprì e Benvenuto Marra, e ne è nata una conversazione ricca di battute, ricordi e aneddoti irresistibili, che racconta non solo due artisti, ma anche due amici che hanno fatto della spontaneità la loro forza.
Come nasce il duo Aldo al Quadrato? Vi siete cercati o vi siete trovati?
«Siamo tutti e due Aldo», scherza subito Aldo Di Giuseppe. «Ci siamo voluti… ma non evoluti!» ride. Poi torna serio: «In realtà non è stato proprio un caso. Diciamo che è successo quasi per sbaglio.»
A raccontare meglio la storia è Aldo Zumbo, che nel mondo del cabaret era già conosciuto da tempo. «Ci eravamo conosciuti artisticamente qui a Reggio Calabria, durante alcune serate organizzate grazie a Gianpiero Perone. Ognuno faceva cose diverse: io ero già nel cabaret, lui arrivava dall’animazione turistica. Ricordo ancora che sua madre, dopo averci visto esibire, mi disse una frase che non ho mai dimenticato: “Tu devi lavorare con mio figlio”. Lei probabilmente oggi nemmeno se lo ricorda più, ma quella frase mi è rimasta impressa.»
Zumbo confessa di aver sempre amato il cabaret di coppia. «Mi è sempre piaciuto lavorare in due. È un modo diverso di costruire la comicità.»
Di Giuseppe, invece, arrivava da un’esperienza completamente differente.
«Facevo l’animatore turistico. Avevo un repertorio costruito nei villaggi, molto basato sul contatto diretto con il pubblico».
Le loro strade sembravano parallele. Poi arrivò la scintilla.
Il merito è di Gianpiero Perone: “Voi due fate i Bronzi di Riace”
A cambiare tutto fu proprio Gianpiero Perone, il comico noto al grande pubblico come il “Principe Cacca”.
«Fu lui», racconta Di Giuseppe, «a guardarci e dirci: “Perché voi due non fate i Bronzi di Riace?”».
L’idea sembrava quasi una battuta.
«Io dissi: va bene, faccio il Bronzo. Lui fa l’altro Bronzo. Ci chiamiamo tutti e due Aldo… proviamoci».
Perone non si limitò a lanciare l’idea. «Ci aiutò anche a scrivere lo sketch.»
Il risultato superò ogni aspettativa.
«Prima ancora dei video lo portammo in teatro», ricorda Di Giuseppe. «Le famose tutine ce le procurò un amico di Aldo. Non immaginavamo assolutamente quell’effetto. Con le luci sembravamo davvero due statue. Fu un successo».
Da lì la fusione tra i loro mondi: «Lui aveva tutta l’esperienza del monologo. Io arrivavo dai villaggi turistici, quindi ero molto abituato a coinvolgere il pubblico. Piano piano abbiamo unito queste due anime.»
Il risultato è uno spettacolo estremamente dinamico: «Oggi alterniamo comicità locale e situazioni universali. Parliamo del marito e della moglie, della vita quotidiana, facciamo sketch, improvvisiamo. Abbiamo costruito un repertorio molto vario.»
Zumbo aggiunge quello che considera il vero punto di forza del duo: «Abbiamo tante frecce al nostro arco e ci adattiamo a quello che piace al pubblico».
Il nome? È nato subito
Su una cosa non hanno mai avuto dubbi. «Il nome è arrivato immediatamente», raccontano quasi all’unisono.
Aldo al Quadrato. Due Aldo. Aldo Squared che in inglese “fa figo”. Una coincidenza troppo perfetta per non trasformarla in un’identità artistica. Un nome semplice, immediato e ironico, proprio come il loro modo di stare sul palco.
Da quel momento in poi il percorso del duo ha iniziato ad accelerare, fino a trovare una seconda vita grazie ai social, dove le loro parodie sono diventate veri e propri fenomeni virali.
Dalle VHS ai social: quando una parodia diventa virale
TikTok, Facebook, Instagram, oggi le loro parodie musicali sono tra le più seguite. «La prima parodia davvero virale del duo è stata Esaurito, la nostra versione calabrese di Despacito», racconta Aldo Di Giuseppe. «Quella è stata la svolta.».
Zumbo, in realtà, con le parodie avevano iniziato molti anni prima: «Le facevo quando esistevano ancora le VHS. Registravo le canzoni cambiando completamente il testo. Ho pubblicato una cassetta e poi un CD: ne vendettero circa diecimila copie. Io, però, ci guadagnai appena cinquantamila lire!» racconta divertito.
Poi con YouTube e i social tutto si è evoluto. La formula è semplice ma efficace: prendere una hit del momento, trasformarla in una storia comica e reinterpretarla con la loro ironia. Una scelta che si è rivelata vincente. «Le parodie hanno davvero spopolato», spiegano. «Ma il merito è soprattutto del pubblico che le ha condivise e ci ha dato fiducia.»
Dietro ogni video, però, c’è una filosofia ben precisa.
«Abbiamo preso in giro un po’ tutti», racconta Aldo Di Giuseppe. «Abbiamo fatto satira sia quando governava il centrodestra sia quando governava il centrosinistra. Però senza mai attaccare le persone. Il nostro obiettivo non è offendere nessuno, ma far sorridere.»
“Reggio Calabria” e “Picchì dissi sì”: tormentoni diventati inni
Tra i loro successi più recenti c’è senza dubbio “Reggio Calabria”, la parodia costruita sulle note del tormentone estivo Tutta l’Italia.
Un video che, in poche ore, ha conquistato migliaia di visualizzazioni trasformandosi in una vera dichiarazione d’amore alla città dello Stretto. Più che una semplice parodia, un piccolo manifesto di appartenenza che li ha fatti definire non a caso veri e propri “ambasciatori culturali di Reggio Calabria”.
Un’etichetta che li fa sorridere. «Ambasciamo la musica… ambasciamo la città… ambasciamo tutto!» scherza Di Giuseppe.
L’ultima fatica è “Picchì dissi sì”, la parodia del successo di Sal Da Vinci, costruita ancora una volta attorno alla vita di coppia.
«Quest’anno abbiamo scelto quel brano perché era una delle basi più utilizzate su TikTok», racconta Di Giuseppe. «L’abbiamo riscritta completamente mantenendo il nostro stile.»
Prima ancora di Reggio Calabria, uno dei video più amati dal pubblico è stato quello dedicato a Samara, il personaggio horror che, poco prima della pandemia, impazzava sul web. Così Samara iniziò a girare per Reggio Calabria… ma invece di terrorizzare i passanti, finiva per provocare soltanto risate. «Siamo andati ovunque», ricordano. «Alla Villa Comunale, in farmacia, dal barbiere. Abbiamo girato mezza città.»
L’immagine è ancora oggi esilarante. «Camminava con la vestaglia bianca, i capelli davanti alla faccia… ma ai piedi aveva infradito con le calze. Era una cosa inguardabile!» racconta Zumbo scoppiando a ridere.
Quel video raggiunse circa 300 mila visualizzazioni su YouTube, diventando uno dei loro contenuti più apprezzati.
Oltre i social c’è il cabaret
Il successo online, però, non ha mai sostituito il cabaret, gli spettacoli dal vivo che partono sempre con i monologhi di Aldo Zumbo e l’entrata in scena di Di Giuseppe, nei panni dei vari personaggi, come le celebri “pettegole”, due anziane che commentano tutto quello che succede intorno a loro, e una lunga serie di trasformazioni, ma anche marito e moglie che si punzecchiano.
«Durante lo spettacolo ci travestiamo continuamente», racconta Zumbo e interpretiamo personaggi sempre in chiave parodistica. «In pratica», aggiunge Di Giuseppe ridendo, «spasciamo le canzoni.»
Da Reggio Calabria a La7: l’avventura di Eccezionale Veramente
La comicità degli Aldo al Quadrato non si è fermata alle piazze calabresi. Nella loro carriera c’è anche il secondo posto a Zelig Open Mic con Santo Palumbo e l’approdo a Eccezionale Veramente, il talent di La7 condotto da Francesco Facchinetti, ideato da Diego Abatantuono, con una giuria composta, tra gli altri, da Selvaggia Lucarelli e Paolo Ruffini. Un’esperienza che li porta fino ai quarti di finale e che ancora oggi ricordano con affetto, soprattutto per tutto quello che è accaduto dietro le quinte.
«È stata una bellissima esperienza, sicuramente molto formativa», raccontano. Oltre alla gara tanti i ricordi, compresi quelli con Roberto Lipari che li ha spinti anche a fare il provino per Made in Sud a Palermo, ma soprattutto i tantissimi aneddoti.
Le tutine, il frigorifero e la rete impigliata…
Se il palco regalava emozioni, il dietro le quinte infatti regalava scene degne di una delle loro gag. Pochi giorni prima della registrazione, infatti, Aldo Di Giuseppe fu colpito da una serie di fastidiosi problemi. «Gli vennero contemporaneamente un’afta, un herpes e un foruncolo», racconta Zumbo ridendo. «Abbiamo girato tutta Milano cercando qualcosa che potesse fargli sgonfiare le labbra perché praticamente non riusciva a parlare». Dormire era praticamente impossibile. «Io sono abituato ad andare a letto presto perché faccio un lavoro pesante», spiega Zumbo. «Lui, invece, vive praticamente di notte. Per quei giorni abbiamo dovuto adattarci agli stessi orari e non riuscivamo a prendere sonno».
Finché, nel cuore della notte, «mi sveglio e sento freddissimo ai piedi. Apro gli occhi e vedo Aldo con la testa dentro il frigorifero. Si stava mettendo una lattina di Coca-Cola gelata sulle labbra per cercare un po’ di sollievo».
«Non è servito a niente», interviene Di Giuseppe scoppiando a ridere. «Però almeno ci abbiamo provato.»
Un altro ricordo esilarante riguarda proprio i costumi dei Bronzi di Riace.
Le famose tutine, perfette davanti alle telecamere, si rivelavano un incubo dietro le quinte. «Ci vestivano la mattina prestissimo e rimanevamo così per ore», racconta Zumbo. «Eravamo continuamente impegnati tra prove, spostamenti e registrazioni.»
Il problema era uno solo. Andare in bagno. «Le tutine avevano la cerniera dietro», spiega ridendo. «Siccome Aldo va in bagno ogni cinque minuti, ogni volta dovevo accompagnarlo per aprirgli la zip e richiuderla. Gli altri ci vedevano entrare sempre insieme e ci guardavano con un’espressione stranissima.»
Come se non bastasse, durante una delle esibizioni decisero di entrare in scena con una rete da pesca, per scherzare sul fatto di essere stati “ripescati” dalla produzione. L’idea sembrava geniale. Ma al momento dell’ingresso «la rete si è impigliata nella mia parrucca e nel cartello che avevo dietro la schiena», ricorda Zumbo. «Ci dissero di non preoccuparci, che al massimo avrebbero fermato tutto. Ma il tempo passava e non si poteva più aspettare». Risultato? Salirono sul palco con la parrucca completamente girata e improvvisarono.
«Ancora ci ingiuriano» rammenta Zumbo.
Quanto è difficile far ridere oggi?
Alla domanda più seria dell’intervista, gli Aldo al Quadrato rispondono senza esitazioni: «Moltissimo.»
Poi, naturalmente, arriva la battuta. «Infatti non ci riusciamo…»
Subito dopo, però, il tono si fa più riflessivo.
«Con i social, TikTok e i video che scorrono continuamente, la gente vede ogni giorno migliaia di contenuti. Sorprendere è sempre più complicato. Noi, però, cerchiamo di regalare almeno un’ora di leggerezza. Se durante uno spettacolo riusciamo a far dimenticare, anche solo per un po’, i problemi quotidiani, allora abbiamo raggiunto il nostro obiettivo.»
Ogni idea nasce in maniera spontanea. «Abbiamo perfino un gruppo dove ci mandiamo tutte le battute che ci vengono in mente. Alcune fanno ridere, altre fanno davvero schifo», ammettono ridendo. «Ma bisogna provarle. La comicità funziona anche così: si testa, si cambia, si butta e si ricomincia.»
Il futuro? Cavalcare l’onda, ma con qualità
Quando si parla di progetti, la risposta è «Non abbiamo un piano preciso», confessa Aldo Di Giuseppe. «Le idee arrivano dalla quotidianità. Succede qualcosa e noi proviamo a cavalcare l’onda.»
Tra i progetti che il pubblico continua a chiedere c’è il ritorno de “I Bastardi”, la trasmissione andata in onda su Reggio TV, con candid camera, sketch, interviste e gag che per anni ha riscosso grande successo. «Ci chiedono spesso quando torneremo», raccontano infatti ma «il problema è che oggi non viviamo nella stessa città e fare le cose tanto per farle non ci interessa. Se dovessimo ripartire, lo faremmo con la qualità di sempre».
Nel frattempo continuano gli spettacoli tra teatri, piazze e locali e lavorano a nuove parodie.
«Dipende dalle canzoni che escono», spiegano. «Una volta era più semplice. Oggi molti brani sono velocissimi, quasi degli scioglilingua. La vera sfida non è soltanto cambiare le parole: bisogna trovare un’idea originale. È quello il segreto di una buona parodia.»
Prima di salutarci tengono a ricordare chi lavora dietro le quinte.
«Nei nostri video non ci siamo soltanto noi. Vogliamo ringraziare Vincenzo Belmondo, che ci ha sempre sostenuti nelle parodie, il maestro Antonio Rieto, che realizza i video con grande professionalità, e la Real Dance, che negli ultimi lavori ci ha dato un contributo fondamentale per le coreografie. Dietro pochi minuti di video c’è un lavoro enorme, ed è giusto riconoscerlo».
Alla fine dell’intervista la sensazione di aver incontrato due artisti che non perdono mai la spontaneità e suscitano risate autentiche. Del resto, come recita il motto che campeggia sulla loro pagina Facebook, «Chi ride poco muore prima».
E gli Aldo al Quadrato sembrano aver trasformato questa frase in una vera filosofia di vita: raccontare la vita con ironia, senza prendersi troppo sul serio e aspettando già la prossima canzone da “spasciare”!
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