Alessandro Allegra, la pittura figurativa come racconto umano
Da San Pietroburgo a Reggio Calabria, il percorso umano e artistico di Alessandro Allegra: pittura figurativa, arte sacra, mostre e insegnamento accademico, tra Reggio Calabria e la scena internazionale
La sua è una pittura che nasce dal disegno istintivo sui banchi di scuola e arriva alle sale del Festival del Cinema di Venezia, passando per atelier silenziosi, chiese, musei, accademie e performance dal vivo. Alessandro Allegra, giovane pittore figurativo e ritrattista reggino, è una di quelle figure che tengono insieme radici e visione, tradizione e contemporaneità. Nato a San Pietroburgo, Allegra è cresciuto a Reggio Calabria dove ha aperto il suo atelier nel 2013. Il suo percorso formativo attraversa architettura, beni culturali, arti visive e un master in arte sacra a Firenze. Oggi insegna Pittura, Tecniche Pittoriche e Disegno all’Accademia di Belle Arti di Sanremo, continuando parallelamente l’attività artistica. Lo abbiamo incontrato proprio all’interno del suo atelier ripercorrendo la sua storia professionale e di vita e ci siamo fatti raccontare i suoi progetti futuri.
Alessandro, sei arrivato in Italia da bambino. Come è stato il tuo percorso fino a diventare pittore?
«Sono nato a San Pietroburgo, che allora si chiamava Leningrado. Sono stato adottato e sono arrivato in Italia il 29 luglio 1993, avevo cinque anni e mezzo. Sono venuto a Reggio Calabria e da allora questa è diventata la mia città. Mio padre era reggino e mia madre di Bianco, ma trasferitasi a Reggio molti anni fa. La pittura è nel mio DNA da sempre, ma non ho iniziato subito il percorso artistico. Dopo le scuole medie avrei voluto fare il liceo artistico, ma i miei genitori non erano d’accordo e mi iscrissero al San Vincenzo, indirizzo psico-socio-pedagogico. Io chiesi ma come? E soprattutto perché? Però, col senno di poi è stato un percorso formativo importante.»
Disegnavi già da piccolo?
«Sì, ho sempre disegnato. Disegnavo sui banchi di scuola, e i collaboratori scolastici mi dicevano: “Il tuo non lo cancelliamo perché è bello”. Disegnavo soprattutto cartoni animati, Dragon Ball. Il primo tentativo “serio” fu una Gioconda alle medie. Diciamo che mi piacciono le cose semplici (ndr ride)».
Dopo il liceo, però finalmente ti sei iscritto all’Accademia, come sognavi?
«Macchè. Sono finito ad Architettura, indirizzo Storia e conservazione dei beni architettonici e ambientali all’Università Mediterranea di Reggio Calabria. Mi sono laureato con i miei tempi, ma anche in questo caso, devo dire, è stata una grande formazione. Nel frattempo continuavo a dipingere. La pittura a olio è arrivata nel 2005, quando presi un foglio A4 e copiai una “Giuditta e Oloferne” di Artemisia Gentileschi. Non l’ho mai finito, ma è un’opera che non venderò mai.»
Come hai iniziato a esporre le tue opere?
«Il primo incarico espositivo arrivò grazie a Giuseppe Livoti, presidente dell’associazione Le Muse. Mi propose di realizzare un quadro sulla danza, in occasione della mostra dedicata alla ballerina Liliana Cosi, e alla fine la presi come una sfida e accettai. Così, aprì finalmente quel cavalletto che mi avevano regalato gli scout e che era ancora imballato e nel 2009 partecipai alla collettiva con due ballerini con le ombre che danzano. Poi ci fu “A ognuno il suo cappello”, da cui nacque un Cristo con la corona di spine. La prima mostra personale fu sempre nel 2009 a Nicastro, sempre con Livoti, e nel 2012 la mia prima vera personale all’atelier di Giuliano Fazzari, dal titolo “Ora”.»
Quando hai realizzato il tuo sogno artistico?
«Dopo la laurea in architettura, nel giro di 48 ore mi sono iscritto all’Accademia di Belle Arti, pittura ovviamente, e nel frattempo ho conseguito il diploma al liceo artistico. Nel 2013 ho aperto il mio atelier. Oggi insieme all’attività da pittore insegno all’Accademia di Belle Arti di Sanremo. Ma insegno da pittore, non solo da docente. Dico sempre agli studenti: quando uscirete di qui dovrete vivere di questo. Il voto conta, ma nessun committente vi chiederà con quanto siete usciti».
Qual è il tuo linguaggio artistico e quali soggetti ti interessano?
«Figurativo. Anche quando dipingo nature morte o oggetti, il centro resta l’essere umano. Mi affascina la sua storia. Mi interessano sia i personaggi famosi sia le persone del territorio, se hanno una storia da raccontare».
E l’arte sacra?
«Sono cattolico praticante e realizzo opere sacre su commissione o per progetti specifici. Nel 2021 ho conseguito un master in Arte Sacra presso la Sacred Art School di Firenze, in sinergia con l’Università IUL».
Tra le tue opere più note c’è il ritratto di Raf Vallone.
«È stato esposto nel 2020 al Festival del Cinema di Venezia. Ho dipinto dal vivo, senza ritocchi successivi. L’opera è stata poi esposta ai “100 pittori di via Margutta” come special guest e inserita nel Catalogo dell’Arte Moderna Mondadori, numero 52, ex Bolaffi. Vallone rappresenta la mia terra, ha recitato con Al Pacino, anche ne Il Padrino. In Laguna, c’erano Sandra Milo, Antonio Catania ed Enzo Salvi, col quale tra l’altro ci sono tanti aneddoti da raccontare».
Tipo?
«Molto educato e gentile mi diceva: Maestro allora che tecnica sta usando? E ogni due per tre veniva a vedere come stava evolvendo l’opera. Poi, avendo un nipote che frequentava il liceo artistico e dipingeva, mi disse: Maestro, può mandargli un messaggio per incoraggiarlo? E così mandai un audio al nipote di Enzo Salvi. È stato uno sketch simpatico».
Come nasce invece “Giuda e il diavolo”?
«Devi sapere che io faccio i casting come al cinema. Perché non tutti sono adatti per interpretare un ruolo. Per Giuda ho scelto un caro amico Gigi Miseferi. Per il diavolo Paolo Caccamo, storico macellaio di via Furnari. Gli chiesi per strada: vuoi fare Giuda o il diavolo? E lui rispose subito: il diavolo. E così è stato. Abbiamo fatto uno shooting fotografico con Antonello Diano, curando ogni gesto, luce e colore, tutto il setting con i drappi e persino le 33 monete d’argento e la fune. Oggi si trova alla chiesa di San Giorgio al Corso, la chiesa degli artisti, insieme al mio San Luca».
Anche per quello hai fatto un casting?
«Certamente. San Luca è il patrono degli artisti. È una figura straordinaria, evangelista, medico, e secondo la tradizione anche pittore. Colui grazie al quale viene approfondita la figura della Madonna. E così scelsi Giuliano Fazzari, nel ruolo dell’angelo che tiene la tavolozza dei colori. Mentre San Luca ha il volto di Stefano Iorfida, presidente dell’Anassilaos!».
So che realizzi anche murales e annulli filatelici.
«Sì, ho realizzato 11 murales al Museo Pietro Germi, sede dell’associazione Incontriamoci Sempre. Anche lì una collaborazione iniziata per caso, mentre eravamo ospiti in un radio locale. Quando il presidente Pino Strati seppe che ero pittore mi propose di andare a visitare la stazione e da lì non ci siamo più mollati. Con Poste Italiane, invece, collaboro da tempo per annulli filatelici dedicati a eventi e anniversari come UNUCI o Reggio Comics e mi piace molto».
E di Sgarbi che mi dici?
«Sgarbi è venuto a Reggio nel 2024 per un convegno. Io l’ho invitato a visitare il mio studio ed è rimasto piacevolmente colpito. In realtà non ha parlato e chi lo accompagnava ha detto “Sei fortunato perchè non dice niente, ed è un buon segno”. Osservava tutto, è un grandissimo osservatore. Il tutto senza proferire parola. Alla fine ha detto solo “bravo”. E poi mi ha lasciato il numero».
Mostre recenti e riconoscimenti: cosa puoi raccontarci?
«Fino al 31 gennaio sono in mostra a Bari, al Museo dei Pigmenti del Colore, con la collettiva “Sogni a colori”, esponendo un ritratto di Tiziano Terzani e un Jolly su plexiglass. Lo scorso anno ho ricevuto la Medaglia per “Meriti artistici nella arte e nella cultura” dall’Unione Creativa Russa degli Operatori Culturali di San Pietroburgo, un riconoscimento che mi inorgoglisce parecchio».
E per il futuro? Quali progetti stai realizzando?
«Sto progettando un Cristo a grandezza naturale su plexiglass, con il casting già fatto. Ma al momento non posso rivelare altro. Continuerò anche con i comics: ho partecipato a Reggio Calabria Comics e Monza Comics, dipingendo Iron Man e Spider-Man dal vivo, sempre con il mio stile classico. E continuo anche a realizzare copertine per i libri che mi diverte un mondo».
Alessandro Allegra è chiaramente un artista completo che attraversa i linguaggi senza tradirne nessuno: la pittura figurativa resta il suo centro, ma dialoga con il sacro, il cinema, il fumetto, la performance e la didattica. Dalla Russia alla Calabria, dalle chiese ai festival internazionali, la sua arte racconta l’essere umano nella sua fragilità e nella sua luce.
Come ama ricordare ai suoi studenti, “l’arte è una cosa seria”: richiede studio, sacrificio e responsabilità, ma sa restituire, a chi la pratica con onestà, una forma profonda di verità.