Antigone Osservatorio sulla ndrangheta: un luogo che insegna la libertà

Antigone Osservatorio sulla ndrangheta, a Croce Valanidi (RC), ha trasformato dal 2009 una villa confiscata in un centro di cultura, memoria e solidarietà per bambini, famiglie e comunità (Fotogallery e video)

OSN

Alcuni luoghi nascono due volte. La prima nella violenza, la seconda nella scelta. Antigone – Osservatorio sulla ’ndrangheta (OSN) è uno di questi. Dal 2009, nel cuore di Croce Valanidi, a Reggio Calabria, una villa confiscata alla criminalità organizzata è diventata un presidio civile, culturale e umano. “Per essere liberi di essere. Liberi di essere liberi” c’è scritto su una parete. Non un simbolo astratto, ma uno spazio vissuto ogni giorno, dove la legalità non si predica: si pratica. Entrare qui significa attraversare una soglia netta tra ciò che questo luogo è stato e ciò che è diventato. Ed è proprio da questa trasformazione che nasce la forza dell’OSN.

La storia del centro: dalla ricerca alla comunità

L’associazione Antigone – Osservatorio sulla ’ndrangheta nasce nel 2007 con una vocazione precisa: studiare, analizzare e sensibilizzare sul fenomeno mafioso, costruendo un pensiero alternativo alla cultura e alla mentalità della ’ndrangheta.

Nel 2009 arriva la svolta: l’assegnazione di un bene confiscato, sequestrato nella seconda metà degli anni Novanta. È da quel momento che la ricerca si intreccia con la vita quotidiana del quartiere.

Come spiega la presidente Antonella Bellocchio, «da subito abbiamo voluto restituire questo spazio alla comunità, a chi era stato sottratto». La villa diventa così, quasi spontaneamente, un centro aggregativo, perché il territorio lo chiedeva: mancavano spazi per i ragazzi, mancavano alternative concrete.

Oggi sono oltre quaranta i bambini e i ragazzi che frequentano quotidianamente il centro, seguiti da volontari e operatori. Italiani e stranieri, spesso di seconda generazione, uniti dalla stessa esigenza: trovare un luogo sicuro dove crescere, studiare, sperimentare.

Un luogo che racconta, stanza dopo stanza

La villa conserva ancora la sua struttura originaria, ma ogni spazio è stato reinterpretato. All’ingresso, il marmo che un tempo ostentava potere oggi accoglie. C’è un grande salotto, luogo di incontro e condivisione, e una stanza dedicata al teatro e agli spettacoli, dove si provano scene, si preparano eventi, si costruiscono narrazioni alternative.

Salendo le scale, si aprono le altre stanze: spazi studio, laboratori, una biblioteca. Proprio sulle scale, le piastrelle con i nomi delle vittime di mafia, adulti e bambini, accompagnano il passaggio tra i piani. Alle pareti, le fotografie di Simone Cerio raccontano di un ragazzo impegnato in una scelta di vita, con a fianco due maestri, reali, e sullo sfondo i libri che simboleggiano la conoscenza, perché solo chi conosce può prendere decisioni consapevoli. Altre foto raccontano di ville confiscate, del “non finito” calabrese, il super lusso interno contrapposto all’esterno incompiuto, lasciato volutamente in ombra.

In una delle stanze più frequentate c’è la biblioteca, cuore silenzioso ma potentissimo del centro. Qui sono conservati i faldoni dei più importanti processi di ’ndrangheta, copie cartacee ormai rare, consultabili da studenti, ricercatori e visitatori.

Appesa simbolicamente, la sentenza del processo Olimpia, uno spartiacque nella storia giudiziaria contro la criminalità organizzata calabrese.

La stanza più lussuosa, la memoria più dura

Il luogo che colpisce più di tutti è il bagno, la stanza più lussuosa della casa: marmo, piastrelle pregiate, una grande vasca idromassaggio. Proprio qui Antigone ha scelto di collocare uno dei suoi messaggi più forti.

Sulle pareti, l’elenco dei bambini e dei ragazzi uccisi dalla criminalità organizzata. Per ognuno, una scheda che racconta la storia. Ma soprattutto, delle voci. Sono le voci dei bambini del centro che danno parola ai desideri mai realizzati: «Sono Rosario e mi piace suonare il pianoforte». «Mi chiamo Giovanni e voglio fare l’archeologo». E così via, tanti altri nomi, tanti altri desideri. In quel contrasto tra lusso e innocenza spezzata, la violenza mafiosa perde ogni retorica e mostra il suo volto più vero.

Il bunker sotto terra

Da un disimpegno, una botola conduce sotto terra, nel bunker. Doveva essere rifugio e via di fuga, un tunnel scavato per centinaia di metri verso la strada provinciale. Non è mai stato completato. E fortunatamente non lo sarà mai. «Era previsto che fosse abitabile», racconta Erminia De Pietro, madre della presidente Antonella Bellocchio e volontaria storica dell’associazione. «Un rifugio in caso di latitanza, una via di fuga verso le vallate». Oggi è diventato uno spazio educativo. Le scritte sulle pareti, ispirate ai bunker reali delle cosche, servono a mostrare e decostruire quella mentalità, non a mitizzarla.

La storia che pesa su questi muri

La villa in cui ha sede l’Osservatorio Antigone apparteneva a Giovanni Puntorieri, responsabile di uno dei delitti più efferati della seconda guerra di ’ndrangheta: l’uccisione del quattordicenne Letterio Nettuno, rapito, torturato e sciolto nella calce viva.

I suoi resti furono ritrovati lungo il greto del torrente Pernasiti, a Valanidi. Nelle tasche, caramelle comprate il giorno prima della Befana. Una storia che Antigone ha scelto di non rimuovere, ma di raccontare.

Nel giardino, quattordici pannelli ripercorrono la vicenda come una via crucis laica: dieci tavole simboliche e quattro basate sugli atti processuali, con le illustrazioni di Francesco Piobbichi. È l’ultima tappa della visita, quella che costringe a fermarsi.

Attività quotidiane e cultura che genera futuro

Antigone è un luogo vivo. Ogni giorno, dal lunedì al venerdì, si svolgono attività di doposcuola, laboratori vari tra cui quello di giocoleria, trampoli e clownerie.

Alcuni ragazzi partecipano a eventi pubblici anche fuori città. Altri scelgono di restare come volontari. «Da soli non si fa nulla», sottolinea il vicepresidente Vincenzo Mercurio. «Qui cerchiamo di costruire una forza che appartiene al territorio, ma che sappia anche raccontarsi fuori».

I pacchi alimentari: la solidarietà che resta

Durante la pandemia, Antigone ha intercettato anche un bisogno urgente: la mancanza di cibo per molte famiglie della zona. Da quest’emergenza è nato un servizio che continua ancora oggi.

Ogni settimana, grazie alla collaborazione con il Banco Alimentare, decine di nuclei familiari ricevono pacchi alimentari. Non è solo distribuzione: è relazione. «Con queste famiglie abbiamo costruito legami, condividiamo difficoltà e bisogni», spiegano i volontari.

Un finale che resta aperto

Antigone – Osservatorio sulla ’ndrangheta dimostra che un bene confiscato può diventare molto più di un simbolo. Può essere casa, scuola, teatro, memoria, sostegno concreto.

Qui la libertà non è uno slogan. È una pratica quotidiana, fatta di studio, ascolto e cura. In un luogo segnato dalla violenza, Antigone insegna che cambiare è possibile. E che la cultura e la bellezza, quando sono condivise, sono una forma potentissima di giustizia.

 

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