Aroldo Tieri e l’orgoglio di essere calabrese

L’orgoglio di essere calabrese perché “calabresi si nasce e si resta. Sempre, in qualsiasi luogo e in qualsiasi circostanza. Abbiamo radici fortissime nella nostra terra, anche se ce ne distacchiamo e andiamo a vivere altrove”

Tieri

“La Calabria, per un uomo, non è soltanto un luogo in cui si può nascere e vivere. La Calabria è un destino” ha sempre affermato, con orgoglio, Aroldo Tieri. L’orgoglio di essere calabrese perché “calabresi si nasce e si resta. Sempre, in qualsiasi luogo e in qualsiasi circostanza. Abbiamo radici fortissime nella nostra terra, anche se ce ne distacchiamo e andiamo a vivere altrove”.

Com’è successo a lui. Che, a seguito, del padre Vincenzo, della madre Matilde e dei fratelli Gherardo e Marcello, partì da Corigliano in cerca di fortuna. In terza classe, in un viaggio di sola andata, lontano da una terra madre e matrigna, ingrata ma sempre amata che plasma i suoi figli ad immagine e somiglianza rendendoli vitali, ostinati, immodificabili.

Così Aroldo è sempre rimasto calabrese. “È affascinante essere calabrese. Ho una grande stima dei miei conterranei. Però abbiamo un carattere difficile. Siamo tormentati. Soffriamo molto’ ha dichiarato in un’intervista a Luigi Vaccari.

‘Paese e gente difficile’ diceva, del resto, Corrado Alvaro. Con una matrice definita dalla personalità, dalla fantasia, dalla sensibilità, dall’intelligenza e dalla capacità di introspezione, dal guardarsi dentro, meditare, filosofare, ma anche dall’orgoglio, irragionevole, tormentoso, che induce a una litigiosità continua con gli altri e con noi stessi. Da una certa indolenza ed inerzia, forse, un po’ lamentosa. E dalla sindrome del ‘Paracà!’ che “ci condiziona di fronte a qualsiasi situazione, specialmente se essa richiede da noi un’azione di forza, di prestigio, noi pensiamo e diciamo: ‘ma ti pare che io non sono all’altezza…paracà io” ribadiva Tieri.

Ne risulta una natura più complessa, forse più faticosa, ma più ricca, interessante e spesso più umana. Tutti aspetti che Aroldo Tieri troverà sempre il modo di far emergere, a teatro e nella vita, con quella intensità dello sguardo, la gestualità e il fascino della sua matrice calabrese.

Corigliano, terra di nascita sua e dei suoi genitori, non lo ha mai dimenticato. Come non ha mai dimenticato il padre intitolandogli una scuola e un anfiteatro, così non ha potuto dimenticare il figlio. Festeggiando nel 1989 le sue nozze d’oro con il teatro e dedicandogli la pubblicazione ‘Aroldo Tieri, una vita per il teatro’ curata da Antonio Panzarella per Elite, orgogliosa anch’essa di averlo lì perché ‘in cinquant’anni di attività artistica è riuscito ad affermare una sua immagine di meridionale, di calabrese diverso, geniale, ridando lustro ed orgoglio alla nostra calabresità, ridando fiducia a chi ancora ostinatamente spera nel rinascimento prossimo venturo di una regione che ha subito e subisce tante mortificazioni – ha dichiarato Franco Pistoia nell’”Omaggio ad Aroldo” – L’artista-uomo Aroldo Tieri, un esempio per tutti, specie per i più giovani che hanno più strada da fare”. Non dimenticando mai le proprie radici. Come Aroldo che, con il trascorrere del tempo, le ha sentite crescere dentro di sé sempre più forti ed intense. Portando in scena la sua matrice, i suoi pudori meridionali. La sua educazione. I gesti, i moduli espressivi atipici e geniali della sua ‘calabresità’.

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