Arte eretica: tre vite controcorrente al circolo ReggioSud

Un recital immersivo tra parola, musica e disegno dal vivo: ieri sera al Circolo ReggioSud è andato in scena “Arte eretica” del collettivo B.A.C., con Caravaggio, Frida Kahlo e Moana Pozzi raccontati in prima persona (Fotogallery e video)

Alcune storie attraversano i secoli, cambiano volto e linguaggio, ma conservano intatta la stessa tensione: quella verso la libertà. Ieri sera, venerdì 9 gennaio alle ore 19:00, al Circolo ReggioSud, “Arte eretica” ha dato corpo a questa tensione trasformando il palco in un luogo di confessione, memoria e visione. Un recital immersivo, del collettivo B.A.C., capace di intrecciare parola, musica e disegno dal vivo in un’unica esperienza sensoriale, per raccontare tre esistenze radicali, lontane eppure sorprendentemente affini. La domanda da cui ha preso avvio lo spettacolo è tanto semplice quanto spiazzante: che cosa hanno in comune Caravaggio, Frida Kahlo e Moana Pozzi? Tre figure apparentemente diversissime tra loro, nel tempo, nei linguaggi e nei contesti accomunate da una scelta radicale: vivere l’arte come atto di libertà, trasformando l’estetica in etica di vita.

Chi sono i B.A.C.

B.A.C. è un acronimo che nasce dai cognomi dei tre artisti in scena: Barresi, Adorato e Cara. Ma è anche un nome evocativo, volutamente sospeso, che richiama Bach e, insieme, un’idea di promozione culturale. «Siamo i B.A.C. – spiega Serena Cara – Barresi è il chitarrista, Adorato è il visual artist e Cara, io che sono la narratrice e autrice dei testi. Il nostro format nasce come un’unione di arti e questo è il messaggio che vogliamo lanciare. È un’idea innovativa di teatro come didattica teatrale: lezioni sceniche che diventano un percorso narrativo sensoriale e immersivo, in cui testi, musica e disegno sono costruiti insieme». Non accompagnamenti, non “tappeti” ma strutture che crescono l’una dentro l’altra intersecandosi pienamente, attingendo l’una dall’altra.

Un teatro che non spiega, ma fa sentire

“Arte eretica” non mira a trasmettere nozioni, ma a generare empatia. I personaggi parlano sempre in prima persona, raccontando la propria storia dall’interno, senza mediazioni accademiche.

«Non vogliamo trasmettere conoscenze – chiarisce Cara – ma soprattutto emozioni. Far entrare il pubblico in relazione con chi raccontiamo».

Un’urgenza divulgativa che nasce anche dall’esperienza didattica dei tre artisti, tutti docenti, e da una domanda semplice posta dai loro studenti: perché queste lezioni non possono vederle anche gli altri? E così è nato il format.

Caravaggio: la luce che nasce dalle tenebre

Il primo grande affondo narrativo è dedicato a Michelangelo Merisi, che ha preso voce attraverso il reading intenso di Serena Cara. È Caravaggio stesso a raccontarsi: la vita sregolata, l’attrazione per i margini, per gli ostelli, le prostitute, gli ubriaconi, «quell’umanità malata» in cui riconosce l’essenza della vita. La pittura diventa esperienza mistica, invocazione di Dio attraverso i chiaroscuri, mentre scorrono gli episodi biografici: l’apprendistato a Milano, lo studio del Cenacolo leonardesco, l’arrivo a Roma, il successo e lo scandalo, fino alla rissa fatale del 1606, alla condanna a morte e alla fuga senza fine.

Le parole si fanno confessione, mentre la musica di Antonio Barresi scandisce la cadenza emotiva del testo e il disegno di Pietro Adorato prende forma sotto gli occhi del pubblico, nascendo dal caos di linee fino a rivelare il volto noto di Caravaggio.

Frida Kahlo: il corpo ferito come atto politico

Con Frida Kahlo, l’arte si fa corpo, dolore e resistenza. La narrazione ricostruisce una vita segnata dalla malattia, dall’incidente devastante, dalle operazioni, ma anche dalla gioia ostinata di vivere.

Frida parla in prima persona: racconta la poliomielite, il trauma dell’incidente a diciotto anni, le fratture, il corrimano che le attraversa il corpo, l’inizio della pittura come unica possibilità di “prendere il volo”. I suoi autoritratti diventano il luogo in cui la bellezza distrutta dal destino si trasforma in forza.

Attivista, artista, donna anticonformista, Frida costruisce se stessa anche attraverso l’abbigliamento, l’identità, il suo rifiuto di depilarsi le sopracciglia e il labbro superiore, la militanza politica. Fino all’ultimo saluto al mondo, affidato a Viva la vida, tra cocomeri rossi come sangue, “squartati” come il suo corpo, e una dichiarazione di libertà estrema.

Moana Pozzi: autodeterminazione e volontà

Il terzo ritratto è forse il più spiazzante. Moana Pozzi entra in scena come figura culturale prima ancora che mediatica. Non solo pornostar, ma personaggio pubblico capace di rompere i confini “bigotti” del costume italiano degli anni Ottanta e Novanta.

Le domande incalzanti (quelle che venivano poste alla stessa Moana) lette da Serena Cara restituiscono il peso dello sguardo sociale, mentre la Pozzi risponde con una lucidità disarmante. Rivendica la libertà di scelta, la centralità della volontà individuale, il piacere come valore, l’assenza di pentimento.

Moana Pozzi, attraverso la voce della Cara, parla di bellezza, di eros, di politica, di libri, di educazione cattolica e di autodeterminazione. Racconta la solitudine come scelta, l’onestà come cifra esistenziale, la trasgressione come gesto consapevole. Il tutto senza bisogno di chiedere assoluzioni.

Musica e disegno: una fusione reale, non un contorno

Antonio Barresi ribadisce che la musica è struttura viva del format: chitarra classica ed elettrica, basi musicali quando necessario, brani rock, pop e classici – tra cui Life in the Fast Lane degli Eagles, Cocaine di Eric Clapton – scelti per dialogare con il ritmo delle parole.

«Non è un concerto – spiega – ma una fusione di arti: testo, musica e disegno si influenzano a vicenda».

Pietro Adorato realizza in diretta le immagini, sviluppando digitalmente i volti dei personaggi. «Linee che all’inizio sembrano caos – precisa – e che, poco a poco, si ricompongono in un’unica figura finale, sintesi visiva dei tre eretici».

Il Circolo ReggioSud come presidio culturale

In apertura di serata Demetrio Delfino, presidente del Circolo ReggioSud, ha sottolineato il valore di un format capace di portare cultura in un quartiere dove le occasioni sono poche. Il circolo si conferma spazio vivo di politica, creatività, solidarietà e intrattenimento, con un calendario fitto per il mese di gennaio: dalla festa del tesseramento alla musica etnica, da Fulvio Cama allo storico Eric Gobetti, fino ai laboratori gratuiti di musica e danza.

«La presenza di volti nuovi questa sera – ha concluso Delfino – è il segnale più evidente che questa apertura funziona».

Un’eresia che viaggia lontano

A chiudere lo spettacolo è ancora la voce di Serena Cara, che riporta tutto a un punto essenziale: la coerenza. Caravaggio, Frida Kahlo e Moana Pozzi sono figure lontane, talvolta scomode, ma accomunate dal coraggio di andare contro la morale dominante del proprio tempo, trasformando l’arte in una scelta di vita, un’estetica che diventa etica. Si può essere d’accordo o meno con le loro traiettorie, ma c’è qualcosa che resta: la libertà che nasce quando pensiero, parola e azione coincidono. È questa coerenza, fragile e radicale insieme, a rendere questi personaggi ancora necessari. Ed è forse per questo che il format dei B.A.C., nato a Reggio Calabria, trova ascolto anche oltre i confini cittadini, essendo apprezzato fuori regione, tra cui la Sicilia, e attirando anche l’attenzione all’estero, con contatti arrivati persino dalla Scuola d’Italia di New York. Un segnale chiaro: quando l’arte sceglie di far sentire, riesce a parlare ovunque. 

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