Balfolk al Castello: la musica che unisce confini

Alla Primavera della Bellezza AIParC 2026 ieri il duo Halex Flu ha incantato il Castello Aragonese con il balfolk tra tradizione e innovazione. Oggi poesia, domani premio nazionale e gran finale in dolcezza

Halex Flu al Castello

La musica, a volte, non si limita ad essere ascoltata, ma va attraversata, vissuta e anche danzata. È questa la musica che ieri sera, nella suggestiva cornice del Castello Aragonese, ha dato nuova forma alla Primavera della Bellezza AIParC 2026, trasformando la Sala Pluriuso in uno spazio sospeso tra tradizione e contemporaneità.

Dopo jazz e teatro, il percorso culturale della rassegna ha fatto tappa nel cuore del balfolk, portando il pubblico dentro un viaggio sonoro che unisce Francia, Mediterraneo ed Europa.

Il duo Halex Flu e il respiro del balfolk

Protagonisti della serata, Mimmo Morello all’organetto e alla cornamusa e Fabio Moragas alla chitarra acustica, artisti calabresi uniti nel progetto musicale Halex Flu.

«Il concerto di stasera è musica balfolk, una tradizione nata in Francia ma ormai diffusa in tutta Europa e anche in Italia» ha spiegato Mimmo Morello. «Noi siamo arrivati a questo genere attraverso l’incontro con i nostri strumenti, introducendo anche la cornamusa del centro Francia, fondamentale in questo mondo musicale».

Fabio Moragas, con formazione accademica ma radici nella musica popolare, ha sottolineato l’essenza stessa del genere: «Questa musica nasce per il ballo. L’abbiamo portata in diversi contesti, dalla Sardegna a Roma fino a Caserta: a volte per l’ascolto, altre per far danzare. Perché mazurka, valzer e scottish sono strutturati proprio per accompagnare i passi».

Un repertorio fatto di composizioni originali, ci ha tenuto a precisare Morello: «Molti dei brani che suoniamo sono nostri».

Il nome del duo richiama l’antico fiume Halex, confine tra Locri e Rhegion in epoca magnogreca. Un simbolo ribaltato: ciò che un tempo divideva oggi unisce. Non solo concerto, dunque, ma esperienza: un invito a lasciarsi trasportare oltre i confini geografici e culturali.

L’importanza delle reti

La serata è stata anche occasione di incontro tra realtà associative. Il presidente AIParC nazionale, Salvatore Timpano, ha evidenziato la presenza dell’associazione Calabria Spagna e del CIF di Reggio Calabria, rappresentate rispettivamente da Rosa Italia Fontana e Renata Melissari. 

«Hanno voluto onorare AIParC con uno spirito inclusivo e collaborativo, apprezzando il progetto senza invidie né gelosie», ha dichiarato Timpano.

Rosa Italia Fontana ha sottolineato il valore dell’esperienza vissuta: «Siamo venuti per manifestare il nostro apprezzamento verso questa iniziativa. Non è come partecipare a un singolo evento: qui abbiamo potuto conoscere l’associazione nei dettagli, visitare tutte le mostre, ascoltare gli artisti e comprendere le finalità del progetto».

Un riconoscimento concreto è arrivato con la consegna della moneta di Persefone alle due presidenti, simbolo di un dialogo tra associazioni fondato su stima e condivisione.

I giovani al centro della bellezza

Ampio spazio è stato dedicato ai giovani del liceo artistico Preti-Frangipane, protagonisti attivi della manifestazione come guide ufficiali.

Timpano ha voluto premiarne l’impegno consegnando al professor Pietro Chiodi la moneta di Kore, simbolo della rassegna: «Le cose che non hanno valore reale hanno un grande valore etico e morale».

Il docente ha ringraziato per l’opportunità formativa: «Non sempre nell’alternanza scuola-lavoro si trovano esperienze adeguate. Qui i ragazzi hanno potuto vivere ciò che studiano ogni giorno, grazie anche alla guida della professoressa Gemi e al supporto della dirigente Lucia Zavettieri».

La visione culturale e il futuro del festival

Nel suo intervento, Timpano ha tracciato una visione ampia della manifestazione: un progetto costruito grazie alla partecipazione gratuita di artisti, professionisti e studenti, uniti dalla volontà di valorizzare la cultura autentica del territorio.

Tra gli annunci, la creazione di un comitato tecnico-scientifico per garantire qualità e rigore alle future edizioni, con il coinvolgimento di figure qualificate nei diversi ambiti artistici.

Il maestro Alessandro Calcaramo ha spiegato la scelta del balfolk: «È importante aprirsi ad altre culture, uscire da una visione limitata dell’etnico. Ho proposto questo duo proprio per offrire qualcosa di diverso, capace di ampliare il nostro orizzonte».

Il concerto: tra danza e racconto

Il concerto ha preso avvio con “Blue Horizon”, seguito da bourrée, mazurche e danze bretoni come “Orion”. Tra i momenti più intensi, un brano scritto da Moragas dedicato alla figlia, capace di evocare «la leggerezza dell’infanzia e la profondità della maternità».

Un percorso musicale che ha saputo alternare energia e intimità, mantenendo viva la vocazione del balfolk: quella di far muovere il corpo e insieme l’anima.

A rendere ancora più autentica l’atmosfera, la presenza del gruppo Balfolk di Reggio Calabria, che ha accompagnato le esecuzioni con il ballo, facendo fondere musica e danza in un unico respiro collettivo.

Verso il gran finale della Primavera della Bellezza

Il festival prosegue oggi, mercoledì 22 aprile alle ore 17:30, con “Cantami o Diva”, spettacolo poetico-teatrale ideato e diretto da Marina Neri con la Compagnia dei Folli come Me.

Domani, giovedì 23 aprile, sarà la volta del Premio Nazionale A.I.Par.C. di poesia “Francesco Chirico”, momento culminante dedicato alla parola poetica.

Il 24 aprile, infine, la chiusura “in dolce bellezza”, tra arte e scienza della dolceria, per concludere un percorso che ha intrecciato musica, teatro, arte e partecipazione, all’insegna della Bellezza con la B maiuscola.

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