Bandabardò, Finaz: “Sul palco da 32 anni senza compromessi”
In un'intervista esclusiva Finaz (Alessandro Finazzi), frontman della Bandabardò racconta il segreto dei 32 anni di carriera, l’impegno sociale della band, l’eredità di Erriquez e il nuovo disco Fandango
Piazza Indipendenza, sul lungomare Falcomatà di Reggio Calabria, ha vibrato ieri sera con un doppio concerto indimenticabile: I Patagarri e la Bandabardò hanno condiviso il palco per il Reggio Live Fest 2025, evento ideato e organizzato da Ruggero Pegna e Show Net, con il contributo della Regione Calabria nell’ambito degli “Eventi di Grande Interesse Turistico – Pac Calabria 2014–2020 – brand Calabria Straordinaria”, e con la compartecipazione del Comune e della Città Metropolitana di Reggio Calabria. Per più di due ore le band hanno regalato al pubblico una miscela esplosiva di sonorità gipsy, jazz, swing, folk e combat rock.
Abbiamo incontrato Finaz (Alessandro Finazzi), chitarrista e oggi frontman della Bandabardò, che ci ha raccontato la magia di tornare a Reggio Calabria, l’impegno sociale della band, l’eredità lasciata da Erriquez e l’entusiasmo per il nuovo disco Fandango.
Partiamo subito dal fatto che non è la prima volta che venite a Reggio Calabria.
“Sì, forse all’inizio della nostra carriera, però è un bel po’ di tempo che non ci veniamo. Da Reggio insomma era un bel po’ che mancavamo. E comunque ci siamo stati di passaggio spesso, a volte abbiamo fatto anche dei day off, diciamo che tutta la Calabria non ha più segreti per noi, l’abbiamo girata in lungo e in largo”.
Carlo Lucarelli vi ha definito il gruppo “più scalcinato e improbabile di musicisti irriverenti” e vi ha pure dedicato il docufilm Bandabardò, un mistero italiano.
“E questo perché è un amico, pensa te” (ride).
Intanto è più di trent’anni che siete sulla cresta dell’onda, quindi come si spiega questo mistero?
“Ma infatti proprio il senso di quello che aveva fatto Carlo era una suggestione, frutto di una chiacchierata che abbiamo fatto durante un viaggio insieme. E anche lui appunto dice, ma com’è possibile? Voi non siete quasi mai in televisione, quasi mai in radio, dite di no a tutto, agli sponsor, siete duri e puri, eppure la gente vi segue, vi vuole bene, vi ama e non so quanti altri possono dire di essere arrivati a 32 anni. Ancora suoniamo, siamo sui palchi e soprattutto ci divertiamo. Insomma, questa è la nostra vita. Quindi sì, è un po’ un mistero, perché di solito le strade per arrivare a fare queste cose sono altre, insomma, fatte più di scorciatoie e magari anche di compromessi. Ecco a noi questa cosa non piace, ci piace salire sul palco e poi magari la mattina svegliarsi in albergo, farsi la barba e potersi guardare allo specchio”.
Tanto successo in questi 30 anni ma anche tanto impegno sociale, dalla scolarizzazione all’ambiente, passando per la pace.
“Siamo musicisti, siamo artisti e come tali abbiamo il compito di rendere il mondo un po’ più bello in tutti i sensi sia nell’intrattenimento, sia nel far sorridere, nel far rilassare ma anche nel far pensare. Però diciamo che siamo anche cittadini e come cittadini del mondo vogliamo impegnarci affinché il mondo che lasceremo ai nostri figli, ai nostri nipoti, possa essere ancora meglio di quello che abbiamo trovato noi. Non ci stiamo riuscendo perché mi sembra molto peggio di come lo avevano lasciato a noi. Però noi non demordiamo, perché insomma questa è la natura dell’essere umano, soprattutto dell’essere umano che ha una coscienza e che ha a cuore la propria vita e la vita degli altri. Perché noi siamo tutti collegati. Non è che io posso godere vedendo gli altri che soffrono. Per cui ci siamo imbarcati sempre in raccolte fondi per chi aveva bisogno non solo in Italia ma anche nel resto del mondo. E chiaramente prestiamo la nostra faccia a campagne di sensibilizzazione o di aiuti in qualunque senso”.
Anche per la Palestina.
“Infatti giovedì saremo a Firenze insieme a Piero Pelù, agli Afterhours e tanti altri. Siamo stati i primi ad aderire a questo progetto SOS Palestina, dove c’è questo bellissimo tutto esaurito sold out a Firenze, all’Anfiteatro Ernesto de Pascale e tutto il ricavato sarà dato a Medici senza frontiere per portare aiuti ai bisognosi di Gaza. Questo comunque uno la pensi. Lì c’è gente che soffre, per cui noi vogliamo portare aiuti. Come stanno facendo i ragazzi della Flotilla. E pensare che c’è qualcuno che li tratta come terroristi. O addirittura che vanno lì per una mossa politica. Mi sembra assurdo. Io ho tantissimi amici che sono lì con loro. E speculare su sta roba è disumano. Ecco, noi ci battiamo anche contro queste cose. È un po’ Don Chisciotte contro i mulini a vento però è la storia dell’uomo”.
Vi fa onore.
“Fa onore a noi e a tutti quelli che credono in questa cosa”.
Dopo la scomparsa di Erriquez avete deciso di continuare. Prima con Cisco (ex Modena City Ramblers) e adesso con te da frontman. Questa eredità che hai raccolto come ti fa sentire?
“Beh, chiaramente è molto impegnativa. All’inizio mi spaventava molto, però chi viene a vedere il concerto o comunque ha sentito il disco, ha sentito appunto che non sono soltanto io la voce principale. Diciamo che siamo una famiglia che si è raccolta, ha stretto i propri legami e insieme cerchiamo di tenere questa rete. Si è rotta una maglia, abbiamo perso un fratello, una persona importantissima, ma fra i suoi ultimi pensieri che mi ha comunicato c’è stato proprio questo: “Fate in modo che la musica della banda possa continuare, in questo modo sopravvivrà tutto, la nostra musica e la nostra anima”. E questo stiamo facendo, e devo essere sincero non ci aspettavamo questo riscontro. Noi ci abbiamo messo tutta la nostra energia e tutta la nostra genuinità però vedere una risposta così bella a questo nuovo disco, Fandango, è stato veramente commovente, coinvolgente e anche invogliante. Per cui ringraziamo sia Cisco che Stefano Bellotti che ci ha dato una mano a traghettarci in questo nuovo mondo.
Adesso siamo alla fine di questo tour meraviglioso, è partito il primo di aprile a Lugano, ha girato l’Europa, ha girato tutta l’Italia due o tre volte, abbiamo quattro maglie rosa (ride) e quindi siamo contenti e non vediamo l’ora di salire sul palco stasera”.
Questo nuovo disco Fandango vede la collaborazione anche di Carmen Consoli nel brano dedicato a Erriquez Notti di luna e falò. Ricorda un pò Cesare Pavese.
“Ma guarda, noi spesso e volentieri ci siamo ispirati alla letteratura, alla poesia. Ubriaco canta amore è ispirato dai versi di Dino Campana. Siamo persone di un’altra generazione, leggevamo molto di poesia, di letteratura, quindi diciamo, è anche un modo per avvicinare le persone. In realtà sì, ci abbiamo pensato anche a La luna e i falò, però soprattutto Notti di luna e falò era proprio il mondo che amava descrivere Enrico. Enrico la prima volta che mi ha chiamato ha detto: ‘Facciamo un gruppo insieme, un gruppo dove abbiamo una chitarra, una luna, un falò, suoniamo e la stessa festa che si fa con gli amici su una spiaggia durante un falò, la portiamo sul palco’. E questo lo stiamo facendo da 32 anni, quindi mi sembrava il modo migliore per ricordare lo spirito di Enrico. Carmen è stata gentilissima perché lei si è innamorata subito del testo. E’ una nostra amica da più di 25 anni e ha voluto metterci il carico di briscola. Quando entra la sua voce è un pugno nello stomaco e ha fatto un grandissimo arrangiamento con l’orchestra. Ha reso questo pezzo una pietra rara”.
Se mi rilasso collasso è il successo planetario che vi identifica da tantissimi anni, la farete stasera?
“Sicuramente sì, anche perché sennò non ci fanno scendere dal palco” (ride).
Un finale in nome della pace
E infatti, proprio Se mi rilasso collasso ha chiuso il grande concerto di ieri sera, con I Patagarri saliti sul palco insieme alla Bandabardò per cantare e ballare il brano che da decenni fa scatenare il pubblico.
Non solo musica: i Bandabardò hanno lanciato forti messaggi sociali, portando sul palco la bandiera della Palestina e con Finaz che, cantando Manifesto al megafono, ha gridato: “Non voglio un Paese dove si muore sul lavoro, non voglio un Paese dove c’è la guerra, non voglio un Paese che costruisce ponti inutili”.
Il pubblico ha risposto con applausi e cori “non andate via”, fino alla parola conclusiva che ha suggellato una magnifica serata, affidata a Finaz: “Pace”.