Biagio Izzo incanta Reggio con “L’arte della truffa”

Intervista al mattatore napoletano che ieri ha registrato il tutto esaurito al teatro Francesco Cilea di Reggio Calabria con la commedia "L'arte della truffa" per la rassegna teatrale dell'Officina dell'Arte

Biagio Izzo

Una platea gremita, applausi a scena aperta e risate che riempiono ogni ordine di posto: così il Teatro “Francesco Cilea” ha accolto ieri sera Biagio Izzo, protagonista della commedia “L’arte della truffa”, inserita nella rassegna teatrale dell’Officina dell’Arte. Prima dello spettacolo, con addosso una travolgente energia, l’attore partenopeo si è raccontato tra entusiasmo, ironia e riflessioni sul senso profondo del suo teatro.

Izzo, il Cilea gremito: che effetto le fa tornare a Reggio Calabria?

«È sempre una gioia, un piacere venire qua. Sapere che il teatro è sold out è per me un motivo di grande orgoglio. Noi lavoriamo per la gente: quando trovi un teatro pieno, con persone che pagano un biglietto, lasciano la casa, cercano parcheggio… io me li bacerei uno alla volta, davvero, uomini e donne. Soprattutto, le donne…Grazie di cuore».

“L’arte della truffa” è una commedia brillante, ma con uno sfondo più profondo. Di cosa parla?

«È uno spettacolo molto divertente, particolare, ma con un bel finale. Non posso svelare troppo perché la magia del teatro va vissuta in sala. Raccontiamo la storia di una famiglia benestante: un gentiluomo legato al Vaticano da tre generazioni che, a un certo punto, entra in difficoltà. Contemporaneamente il cognato, truffatore incallito, finisce agli arresti domiciliari ed è costretto a trasferirsi da loro. Il mio personaggio non ammetterebbe mai di avere un ladro in casa, ma per amore della moglie accetta. Poi però, sarà lui ad avere bisogno proprio del cognato. E mi fermo qui».

Sul palco lei alterna testo e improvvisazione. Quanto spazio c’è per la libertà?

«Il copione c’è e va rispettato. Il teatro è una cosa seria: c’è un regista, una scrittura da onorare. Non siamo improvvisati. È chiaro che qualche battuta può nascere sul momento, ma è un valore aggiunto. È come un abito: lo indossi e magari lo sistemi un po’ addosso. Io porto il mio modo di fare teatro, la mia comicità».

La famiglia sembra essere il cuore della commedia.

«Assolutamente sì. La famiglia è il fulcro di tutto. Anche chi è benestante può trovarsi in un momento in cui ha bisogno di aiuto. E spesso, quell’aiuto arriva proprio da chi ami. Nel mio caso, il gesto che compio è per amore della famiglia. Tante volte sono stati loro ad aiutare me: questa mano tesa viene ricambiata. Ed è bellissimo raccontarlo attraverso la comicità».

È vero che la storia è ispirata a fatti reali?

«Sì, è tratta da una storia vera. Può sembrare incredibile, ma è così. Ovviamente è un po’ esasperata, perché la comicità vive anche di questo. Io parto sempre da un fondo di verità e poi, lo amplifico. È ancora più bello quando il pubblico si riconosce e ride di sé stesso. Non c’è cosa più bella di ridersi addosso».

Tra ironia e autenticità, Biagio Izzo conferma la cifra del suo teatro: una comicità popolare, spontanea, profondamente legata alla sua napoletanità ma capace di parlare a tutta Italia. Anche a Reggio Calabria, dove ieri sera il pubblico lo ha salutato con un lungo, caloroso applauso.

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