Calabria d’Autore riparte con Aurelio Mandica e il richiamo gitano alla stazione di S. Caterina

Musica, racconti e tradizioni della Camargue hanno aperto ieri sera, 11 gennaio, a Reggio Calabria, la stagione 2026 della rassegna di Incontriamoci Sempre con Aurelio Mandica, tra ritmo, memoria e partecipazione (Foto e video)

Aurelio Mandica

C’è un modo speciale di tornare a incontrarsi: farlo con la musica, con i racconti che arrivano da lontano e con il calore di una comunità che riconosce nei luoghi condivisi il senso più autentico della cultura. È con questo spirito che ieri sera, nella sede di Incontriamoci Sempre presso la stazione FS di Reggio Calabria Santa Caterina, si è riaperta la stagione 2026 della rassegna Calabria d’Autore, inaugurata da un ospite capace di trasformare un incontro in un viaggio: Aurelio Mandica.

Calabria d’Autore 2026: una ripartenza partecipata

La rassegna ha preso ufficialmente il via ieri domenica 11 gennaio a partire dalle ore 18.00, segnando l’inizio della nuova programmazione con un appuntamento molto partecipato, fatto di ascolto, danza, immagini e parole. Un pubblico coinvolto, che non ha assistito passivamente ma ha vissuto l’evento, seguendo il filo di una narrazione musicale che ha attraversato confini geografici e culturali.

A sottolineare il valore della ripartenza è stato il presidente di Incontriamoci Sempre, Pino Strati, visibilmente soddisfatto per “una nuova stagione che si apre come conferma di un progetto culturale diventato, nel tempo, un punto di riferimento stabile e riconoscibile nel panorama cittadino”.

Aurelio Mandica, tra musica e Camargue

Protagonista dell’incontro è stato Aurelio Mandica, artista di primo piano nel panorama musicale italiano, considerato tra i maggiori interpreti del genere ispirato ai Gipsy Kings. Mandica ha accompagnato il pubblico in un racconto intenso e personale dei suoi viaggi in Camargue, nel sud della Francia, dove ogni anno, nel mese di maggio, partecipa alla Festa dei Gitani a Saintes-Maries-de-la-Mer.

Un viaggio che è insieme geografico e umano: tra cavalli bianchi, tori, ranch, strade dritte che collegano Arles alla costa mediterranea, e una comunità che conserva usi, costumi e tradizioni di un popolo storicamente nomade ma profondamente radicato nella propria identità.

Il dialogo con Tonino Massara

A dialogare con Mandica è stato Tonino Massara, noto conduttore radiofonico, che con ironia si è autoproclamato “asta del microfono” dell’artista, seguendolo nelle sue esibizioni in sala e guidando la serata con leggerezza e competenza. Massara ha scelto di lasciare spesso spazio alla musica sottolineando come sia proprio il suono, più delle parole, a raccontare davvero un percorso artistico.

«Facciamo parlare la musica», ha detto, invitando Mandica a cantare dal vivo, senza filtri, restituendo al pubblico la dimensione più autentica dell’arte musicale. Anche le immagini hanno fatto da contorno all’evento, con una carrellata di foto e video dei momenti più importanti dell’esperienza dell’artista in Camargue.

La cultura gitana raccontata dal vivo

Nel suo racconto, Mandica ha parlato della cultura gitana, delle contaminazioni mediterranee, delle origini di una musica popolare che nasce dal cuore più che dallo studio. Ha ricordato come le sonorità gitane mescolino elementi sinti, swing, jazz, in una tradizione trasmessa senza scuole, ma con una straordinaria naturalezza espressiva.

«Sono grandi artisti, con un modo di vivere tutto loro», ha spiegato Mandica, sottolineando come la musica sia stata anche uno strumento di riscatto da pregiudizi antichi, capace di attraversare i cinque continenti.

Immagini, leggende e memoria

Sul grande schermo scorrevano foto e video: la strada da Arles a Saintes-Maries-de-la-Mer, i ranch della Camargue, le feste attorno al fuoco, i musicisti di strada. Mandica ha raccontato anche presenze e incontri emblematici di quel mondo, come Piero Pelù, che partecipa abitualmente alla Festa dei Gitani, immergendosi ogni anno nell’atmosfera di Saintes-Maries-de-la-Mer. Uno spazio è stato dedicato alla figura di Manitas de Plata, al secolo Ricardo Baliardo, leggendario chitarrista gitano, capace di vendere oltre settanta milioni di dischi e di portare la chitarra flamenca sui palcoscenici internazionali.

Mandica ha poi spiegato la leggenda di Santa Sara la Kali, figura venerata dal popolo gitano, non riconosciuta ufficialmente dalla Chiesa ma profondamente radicata nella devozione popolare, introducendo anche il culto delle Sante Marie, Maria Salomè e Maria di Giacomo, personaggi evangelici celebrati ogni 25 maggio. Una memoria collettiva che si rinnova nella processione a mare, tra cavalli, acqua e fede, rievocando l’arrivo delle prime comunità cristiane sulle coste della Camargue.

La musica che coinvolge tutti

La serata è stata scandita da numerosi brani eseguiti dal vivo. Tra questi, “My Way” nella versione portata nel mondo dai Gipsy Kings – nati proprio tra i gitani e formati dalle famiglie Reyes e Baliardo“Bamboléo”, “Marina” di Rocco Granata, e altre canzoni che hanno fatto ballare il pubblico, con danzatori improvvisati tra le sedie.

Mandica ha ricordato figure centrali del gruppo come Canut Reyes e Paul (Pablo) Reyes, mostrando le foto che lo ritroevano a fianco a loro e spiegando come quella musica, costruita sulla rumba flamenca, abbia saputo unire chitarra, ritmo e tradizione popolare, conquistando tutto il mondo. Un repertorio che nasce dalla strada e torna alla strada, capace di accendere l’energia collettiva e trasformare l’ascolto in partecipazione.

L’artista ha spiegato il suo modo di cantare tra la gente, studiandone la sensibilità, adattando il repertorio, convinto che se questo genere musicale ha conquistato i cinque continenti «qualcosa di buono c’è, ed è difficile che non piaccia».

A portare un contributo tecnico è stato il maestro Sergio Romeo, presente in sala, che ha elogiato Mandica per una predisposizione naturale che non si può apprendere sui libri: «Questo genere ce l’hai dentro. La musica richiede orecchio, senso ritmico, una dote che va oltre lo studio».

Un finale tra applausi e promesse

Nel finale, Pino Strati ha ringraziato il pubblico, Aurelio Mandica e Tonino Massara per la serata «bella e intensa», annunciando già il prossimo appuntamento: domenica prossima la rassegna ospiterà Letizia Deni, nota come Lady Chef, per la presentazione del suo libro “Alla fine andrà tutto bene”. Un incontro che unirà racconto personale, cucina e degustazione dal vivo della stroncatura, prodotto tipico legato alla sua attività imprenditoriale a Gioia Tauro.

La serata si è chiusa con gli ultimi brani musicali e lunghi applausi. Calabria d’Autore è ripartita così, nella stazione che è ormai luogo di incontro e di storie che viaggiano lontano. Un viaggio, quello della stagione 2026, che promette di essere lungo e ricco di tappe da non perdere.

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