Calabryando 2026, la Calabria delle eccellenze accende lo Stretto

Ieri sera Calabryando 2026 al Piro Piro Beach Club sul Lungomare Falcomatà: imprese, arte, artigianato, moda, musica e gastronomia per raccontare la Calabria del riscatto

Calabryando 2026

Ieri sera, lunedì 31 agosto, il Piro Piro Beach Club di Reggio Calabria è tornato a ospitare Calabryando 2026, l’appuntamento nato per raccontare una Calabria capace di valorizzarsi attraverso imprese, arte, cultura, identità e gastronomia. A partire dalle 19, sullo Stretto si sono incontrati imprenditori, artigiani, artisti e professionisti, in una serata costruita attorno a un’idea precisa: dare voce alla “Calabria del riscatto”.

L’obiettivo è accendere i riflettori sulle realtà che, attraverso il proprio lavoro, contribuiscono ogni giorno a costruire una narrazione diversa del territorio, mettendo in rete eccellenze agroalimentari e artigianali, creatività e cultura.

Laura Pizzimenti: «Calabryando è una costellazione di bellezza»

A organizzare l’evento sono stati l’event planner e PR reggina Laura Pizzimenti e Domenico Bellantonio, direttore dei locali a marchio Piro. Proprio Pizzimenti ha sottolineato il significato più ampio della serata, pensata per unire al percorso già dedicato alle aziende alimentari una nuova dimensione culturale.

«Ho avuto l’onore di organizzare quest’estate Calabriando e per me è stato un onore, innanzitutto da parte della proprietà del Piro avermi chiamato e poi avere portato quello che è un valore aggiunto caratteristico del mio percorso professionale di questi vent’anni: la musica e la valorizzazione delle persone», ha spiegato.

Un percorso che parte dalla sua esperienza negli eventi musicali e passa attraverso la valorizzazione della figura femminile, da Fierce Woman alla nuova associazione SheLab, evoluzione di quel progetto.

«Che cos’è stasera questo evento per me? La valorizzazione delle eccellenze calabresi, ma soprattutto la chiusura di un cerchio che va a valorizzare l’identità di ognuno di noi, che non dimentica le origini, le radici dalle quali nasci e che poi ti ricorda chi sei e cosa vuoi ancora raggiungere. L’obiettivo è sempre quello di superare i propri limiti».

Laura Pizzimenti ha quindi ringraziato i protagonisti della serata: dalle eccellenze del food calabrese all’arte, alla moda, agli artigiani fino alla musica, con Carmen Floccari e il suo gruppo di musicisti e ballerini in costume tradizionale calabrese.

E alla fine la sintesi: «Quindi Calabriando, secondo me, è questo: è una costellazione di bellezza».

Domenico Bellantonio: «Da soli si va veloci, insieme si va lontano»

Sulla stessa linea Domenico Bellantonio, che ha indicato nella collaborazione la chiave dell’iniziativa.

«Siamo felicissimi di aver organizzato l’ennesima rassegna di Calabriando, ormai simbolo della sinergia tra le aziende e le eccellenze di questa terra, per una Calabria che si vuole fare avanti, che vuole andare avanti e vuole oltrepassare i propri confini per essere sempre più nazionale e internazionale».

«Sono felice di essere ancora portavoce di questa grande rete – ha aggiunto – perché da soli sicuramente si va veloci, ma insieme si va lontano».

Dal palco ha poi ribadito il ruolo del Piro Piro: «Questo nasce per creare una sinergia. La sinergia è importante per dare valore. Noi siamo nient’altro che un palcoscenico per tutto quello che è stato e per tutto quello che è: le aziende presenti, gli artisti, gli artigiani e anche gli ospiti stessi».

E ancora: «Ribadisco, insieme riusciamo ad andare lontano, anche oltre quelli che sono i confini regionali e nazionali. Tutto questo nasce per creare una grande rete, per tenere alto il nome della Calabria».

Quattro eccellenze del food calabrese

Al centro di Calabryando 2026 quattro realtà del territorio: Olearia San Giorgio, Caseificio Sant’Anna, Anoneto Bilardi e Calabria Ittica 1958. Le loro produzioni identitarie sono state protagoniste anche delle degustazioni della serata.

Per Olearia San Giorgio, Antonio Fazzari ha raccontato una storia che parte dal 1940 con sede a San Giorgio Morgeto, in provincia di Reggio Calabria, con quasi 200 ettari di uliveto di proprietà e attività di trasformazione e imbottigliamento.

«Il nostro core business è ovviamente l’olio extravergine d’oliva. Ma ci siamo posti un obiettivo: far passare il concetto che l’olio non è soltanto un condimento, ma è un ingrediente».

Da questa filosofia sono nati anche prodotti innovativi, come il panettone all’olio extravergine d’oliva e, più recentemente, Yusu, un London Dry Gin all’olio extravergine d’oliva.

«L’extravergine si fa da millenni, ma ogni anno implementiamo le necessarie tecnologie per garantire un’estrazione sempre più efficace», ha aggiunto Fazzari, sottolineando il connubio tra tradizione, trasferimento tecnologico e ricerca e sviluppo.

Caseificio Sant’Anna, una storia nata dal ritorno alla terra

Maria Procopio, titolare del Caseificio Sant’Anna, ha raccontato una storia di ritorno alla Calabria. Dopo 25 anni trascorsi in Piemonte, ha deciso insieme al marito di tornare nel territorio di origine. Oggi alleva circa un centinaio di capre di razza Saanen a Campora San Giovanni, nel territorio di Amantea.

«Non sono una figlia d’arte. I miei genitori facevano il pane e i commercianti. Il ritorno alla mia terra è nato dopo 25 anni vissuti in Piemonte. In un mercatino abbiamo incontrato queste caprette, le abbiamo comprate e da lì è nata la mia attività».

Dopo un corso di arte casearia, Procopio ha sviluppato una produzione che unisce innovazione e attenzione al territorio: tomini, robiole e altri formaggi destinati soprattutto alla ristorazione: «Sono dei formaggi che vanno raccontati. Non sono formaggi da banco: ogni lotto ha un numero e a quel numero corrisponde il prato che hanno pascolato, con i profumi presenti in quel periodo».

Un’attività imprenditoriale iniziata a 50 anni: «È uno stimolo. Chi ha voglia di fare qualcosa di importante deve crederci fermamente».

Anoneto Bilardi e i frutti tropicali che crescono a Reggio

La terza generazione dell’azienda agricola Fratelli Bilardi – Anoneto Bilardi è rappresentata da Francesco e Paolo Bilardi. Una storia partita dal nonno, coltivatore di agrumi, e proseguita con i genitori, che hanno iniziato a convertire parte degli agrumeti alla coltivazione dell’annona, oltre che di mango e avocado.

«Noi siamo la terza generazione. Abbiamo continuato il percorso iniziato dai nostri genitori, intensificando ancora di più i frutti tropicali e proseguendo nella ricerca, anche attraverso studi con università spagnole», ha spiegato Francesco Bilardi.

Dal 2018, dopo la scomparsa del padre, Francesco e Paolo hanno intensificato il lavoro, sperimentando nuove cultivar e nuovi impianti.

«Siamo qui sempre a valorizzare la nostra città e il nostro territorio. Abbiamo la fortuna, grazie alle condizioni micro e pedoclimatiche, di poter coltivare, oltre agli agrumi, anche altri frutti».

Paolo Bilardi ha sintetizzato così la scelta della nuova generazione: «Siamo una generazione di giovani che ha deciso di investire sulla nostra terra, di rimanere qui e di valorizzare questo microclima meraviglioso».

Tra i simboli dell’azienda c’è l’annona, definita «il frutto degli dei» e legata alla memoria delle famiglie e dei nonni. «È più che un frutto, è un dolce, è un gelato. Chi la assaggia per la prima volta se ne innamora», ha raccontato Paolo, ricordando anche la trasformazione in sorbetto all’annona realizzata con Davide De Stefano di Cesare.

Calabria Ittica 1958, tradizione e lavoro artigianale

Maria Grazia Alvaro, terza generazione di Calabra Ittica, ha presentato il nuovo nome Calabra Ittica 1958, legato al rebranding e alla master brand dell’azienda di Anoia, nell’entroterra reggino.

L’azienda lavora prevalentemente pesce azzurro, soprattutto alici e sardine, con le alici come prodotto di punta.

«È un pesce di alto pregio e si presta a tantissime preparazioni gastronomiche. Da 30 anni siamo presenti nella grande distribuzione e arriviamo sulle tavole delle famiglie italiane e di tutto il mondo. Da poco abbiamo aperto anche una branca verso la ristorazione».

Il valore aggiunto è il metodo di lavorazione: «Le nostre acciughe sono lavorate a mano e secondo il metodo antico: uno strato di pesce, uno di sale, quindi la maturazione. Le teniamo in casa tra i 24 e i 30 mesi».

L’azienda è passata da una conduzione familiare a un laboratorio con 20 dipendenti, mantenendo però un forte legame con le proprie radici.

«Non troviamo allettante il fatto di fare numeri quanto quello di lavorare bene. Investiamo nel tempo e nel movimento sociale che genera un’azienda. Siamo attenti alla tecnologia per la sicurezza alimentare, ma senza dubbio ancorati alle nostre radici».

L’azienda dispone di un e-commerce con il brand storico Oro Azzurro, presente nei supermercati da oltre 30 anni, e ha raccontato come la propria notorietà sia arrivata inizialmente anche dall’estero, con un importante distributore in Australia.

Terra Terra, ceramica e comunità

Per l’artigianato è stata protagonista Barbara Priolo, presidente dell’associazione Terra APS Bottega Aperta, laboratorio di via Magna Grecia 15 a Reggio Calabria.

«Sono una ceramista e lavoro al tornio. Nella nostra associazione teniamo corsi di tornio e di modellazione ceramica e, grazie alla mia collega Simona Federico, anche corsi di decorazione e pittura».

Il laboratorio non si limita alla produzione: «Proviamo non soltanto a produrre a livello artigianale, ma anche a insegnare e coinvolgere la comunità nei benefici che dà l’arte».

Durante la serata Priolo ha mostrato un vaso realizzato al tornio, mentre Simona Federico decorava un piatto. Il laboratorio ospita anche esposizioni ed eventi.

Le opere di Michele Praticò: Reggio e la forza della donna

La pittura è stata affidata alle opere dell’artista reggino Michele Praticò, scomparso nel 2022. A raccontarne il lavoro è stato il figlio Bruno Praticò, che insieme ai fratelli porta avanti l’eredità artistica del padre.

«Abbiamo ereditato le sue opere e per noi è sempre presente. Insieme alla famiglia e ai miei fratelli portiamo avanti la sua arte, perché parliamo di un patrimonio che, a mio avviso, è fantastico e non può essere dimenticato».

La produzione di Michele Praticò ha attraversato diverse fasi: «Nel tempo si è rivoluzionato, dai paesaggi alle figure, fino agli astratti più contemporanei. È presente su tutte le forme d’arte».

Sono state 18 le tele esposte, tra cui La donna dall’abito rosso, con sullo sfondo il lungomare reggino, premiata con un riconoscimento artistico a New York nel 2023 e I tre volti, che raffigura tre volti femminili con gli occhi presenti soltanto in due di essi.

«La donna è una figura che è presente e guarda tutto, sa dove guardare, sa cosa osservare e come osservare. C’è un grande studio dietro» ha aggiunto Praticò.

Tra le opere anche Le Bagnarote, simbolo della forza femminile e del territorio: «La forza che portavano avanti, la famiglia, il lavoro, il pescato e, diciamo, la forza in sé della donna. Il tema principale di quello che dipingeva mio padre era la donna. La donna è il motore della società, è sempre la protagonista».

Un’altra tela rappresenta la patrona Maria, accompagnata da figure legate alla storia e ai simboli del territorio, tra cui il cavaliere templare e il monaco.

E poi c’è Reggio, omaggio alla città: una figura femminile mitologica abbraccia il territorio, con il Duomo e il Castello Aragonese sullo sfondo. «Lui era orgoglioso di rappresentare proprio la sua città nei suoi dipinti», ha ricordato Bruno Praticò.

Lilli Spina e lo slow fashion

La moda ha avuto il volto di Lilli Spina, titolare della Lilli Spina Couture, con sede a Pellaro. L’azienda realizza abiti da cerimonia destinati al mercato italiano e internazionale.

«Quest’anno sono 30 anni di attività. Ho sempre operato a Pellaro e ho sempre creduto fin dall’inizio di farcela nella terra in cui sono nata».

Spina ha raccontato anche la volontà di promuovere lo slow fashion e il valore del lavoro artigianale.

«Dare valore al tempo e alle cose fatte a mano è importante. Sto cercando di promuoverlo anche tra i giovani, come ritorno a quest’arte sartoriale. Si corre troppo in tutto, soprattutto nel fashion. Non è più sostenibile questo modo di acquistare, perché non si dà più importanza al tempo».

Una scelta che non ha impedito all’azienda di guardare oltre i confini: Spina ha aperto un ufficio a Dubai e uno showroom a New York, mantenendo però il laboratorio a Pellaro.

«La mia attività può essere la dimostrazione che quando si crede in quello che si fa non è il posto che fa la differenza. Sono la passione, la tenacia, la perseveranza e la qualità che abbiamo sempre cercato di mantenere molto elevata».

Il processo creativo parte dalle idee della cliente, trasformate in bozzetti anche attraverso strumenti digitali, per poi scegliere tessuti made in Italy di alta qualità e avviare la realizzazione dell’abito. Durante la serata le hostess e la stessa Laura Pizzimenti hanno indossato e sfilato le sue creazioni.

Velier e il legame con la Calabria

Tra i partner della serata anche Velier, rappresentata da Andrea Gionchetti. L’azienda genovese, nata con Luca Gargano, opera nella distribuzione del beverage e dei vini Triple A.

«Siamo qui a sponsorizzare Calabryando fin dalla sua prima edizione. Potrebbe sembrare una presenza esterna al perimetro calabrese, ma il presidente Luca Gargano e tutte le persone che fanno capo a questa azienda sono innamorate della vostra regione. Lo dichiarano e lo dimostrano da anni».

Gionchetti ha parlato di una vera «affinità elettiva» e di progetti nati dal territorio. Tra questi Imeros, linea composta da un aperitivo ionico e un bitter ionico realizzati esclusivamente con botaniche calabresi provenienti dalla Riviera dei Gelsomini.

«Prendiamo i nostri quattro agrumi preferiti: il mandarino verde, l’arancia amara, l’arancia tarocco e il bergamotto di Reggio Calabria, che non poteva mancare per rappresentare e dare una vera identità a questo prodotto».

Nel catalogo vini sono presenti anche due aziende calabresi: Sergio Arcuri, di Cirò Marina, e Le Quattro Volte, realtà artigianale di San Marco Argentano, tra i cui soci figura Brunori Sas. Gionchetti era accompagnato da Angelo Canessa, brand ambassador di Velier.

Chef Nino Rossi: «La Calabria è una tela bianca»

A chiudere il percorso tra le eccellenze è stata la gastronomia, con la proposta dello chef stellato Nino Rossi e dello chef resident Marco Maltese del Piro Piro, in collaborazione con Velier.

Per Rossi portare la Calabria su ogni palcoscenico è una costante: «Il mio processo creativo è legato a doppio filo con la natura di questa regione. Io probabilmente in un’altra regione non farei il cuoco. Non è campanilismo e non è una scelta di comunicazione».

La sua cucina nasce dal territorio in cui vive, in collina, vicino al parco dell’Aspromonte.

Secondo Rossi, la forza della cucina calabrese risiede soprattutto negli ingredienti: «Non esistono veri piatti calabresi, fatta eccezione per la struncatura e il morzello, ma esistono ingredienti. La Calabria si distingue per gli ingredienti».

Una caratteristica che, nella sua lettura, lascia ampio spazio alla creatività: «Abbiamo prodotti ed ingredienti. Si può fare quello che vogliamo perché siamo una tela bianca».

Una rete per raccontare la Calabria che cambia

Calabryando 2026 ha così riunito, al Piro Piro Beach Club sullo Stretto, imprese, arte, artigianato, moda, musica, spettacolo e gastronomia. Un luogo già inserito nella “Guida ai migliori beach club d’Italia”, diventato per una sera il palcoscenico di storie diverse ma accomunate dalla volontà di investire nel territorio.

A scandire la serata anche i talk informali con i protagonisti, le degustazioni e la cena d’autore. La musica e la danza di Carmen Floccari e del suo gruppo hanno completato il programma, portando sul palco la tarantella e la musica del territorio.

Il presentatore Marco Mauro, rivolgendosi a Bellantonio, ha sottolineato il valore di ospitare iniziative di questo tipo: credere nella propria terra significa anche avere «radici forti», perché «le nostre foglie possono crescere solo se le radici sono molto forti».

Ed è proprio nelle radici che sembra trovare il suo filo conduttore Calabryando: nelle aziende che innovano senza dimenticare la tradizione, negli artigiani che trasmettono il proprio sapere, negli artisti che raccontano Reggio e la Calabria e nei professionisti che hanno scelto di restare o di tornare.

Una rete che, nelle parole degli organizzatori, non vuole fermarsi ai confini regionali, ma trasformare la collaborazione in una possibilità concreta di crescita. Perché, come ha ricordato la stessa Pizzimenti citando Bellantonio, «insieme riusciamo ad andare più lontano». E ieri sera, sullo Stretto, quella rete ha preso la forma di una serata dedicata alla Calabria che si racconta, si riconosce nelle proprie radici e guarda avanti. 

About Marina Crisafi
Marina Crisafi è direttrice responsabile di CULT and Social e di Dike Giuridica Editrice, e giornalista per Il Sole 24 Ore. Laureata in Scienze Politiche all'Università degli Studi di Messina, vive e scrive da Reggio Calabria, con un focus su cultura, società e territorio calabrese.
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