“Cantami o Diva” emoziona il Castello tra leggende e poesia

Ieri al Castello Aragonese di Reggio Calabria è andato in scena “Cantami o Diva”, spettacolo poetico-teatrale della Compagnia dei Folli come me nell'ambito della Primavera della Bellezza AIParC 2026 - FOTO E VIDEO

Cantami o Diva

Una serata intensa, sospesa tra memoria e visione, ha animato ieri il Castello Aragonese di Reggio Calabria, nell’ambito della Primavera della Bellezza AIParC 2026. “Cantami o Diva”, spettacolo poetico-teatrale ideato, scritto e diretto dalla poetessa e scrittrice Marina Neri, ha rappresentato uno dei momenti centrali della rassegna, confermando la forza di un progetto culturale capace di unire comunità, arte e territorio.

Uno spettacolo amatoriale, ma sostenuto dal contributo di numerosi professionisti, che si è rivelato un autentico lavoro corale: un omaggio alla terra reggina, alle sue leggende — esistenti o reinventate — e alla bellezza evocativa dei suoi luoghi.

Il racconto scenico: dalla Fata Morgana alla Lamia

La rappresentazione si è aperta con un potente quadro simbolico: una panchina vuota, metafora di una città troppo spesso dimenticata, subito illuminata dall’apparizione della Fata Morgana, corteggiata da un danzatore, incarnazione stessa di Reggio Calabria.

Da qui, un viaggio teatrale e poetico attraverso le radici del territorio: dalla fondazione mitica ai Bronzi di Riace, dalle Narade di Roghudi fino ai paesaggi dell’Aspromonte e a Pietra Cappa. Un percorso culminato nella tragica figura della Lamia, simbolo di dolore materno trasformato in vendetta, raccontata anche in dialetto reggino.

Il filo conduttore è stato chiaro: il rifiuto della rassegnazione e l’affermazione di una terra che merita riscatto. Emblematica, in questo senso, la frase affidata ai Bronzi: “Uccidete la rassegnazione!”.

Le parole di Marina Neri: “Un teatro del popolo”

Marina Neri, ideatrice e anima dello spettacolo, ha raccontato con entusiasmo e lucidità il senso profondo dell’opera: “Finalmente è arrivato questo momento tanto atteso. C’è un cast straordinario, fatto di ‘folli come me’, e c’è tutta la trepidazione di una prima. Siamo una compagnia dal popolo, per il popolo e con il popolo: qui, dentro il Castello, ci sentiamo a casa”.

Neri ha sottolineato la natura intergenerazionale del progetto, con attori dai venti agli ottant’anni, e il valore della gratuità come dono alla città: “È un teatro completamente gratuito, un atto d’amore verso Reggio Calabria. Un teatro poetico e melodrammatico, dove la musica non è semplice accompagnamento, ma struttura portante”.

Fondamentale, infatti, il contributo musicale del maestro Mario Taverriti, autore di brani inediti che costituiscono la base dell’intero impianto scenico e che confluiranno in un progetto più ampio, destinato anche a un docufilm.

Sul piano creativo, Neri ha evidenziato la scelta di lavorare sulle leggende: “Alcune sono conosciute, altre meno, altre ancora le ho create io, ispirata dai nomi evocativi dei luoghi della nostra terra. Era un peccato lasciarli senza una storia”.

Un cast corale e intergenerazionale

Sul palco si sono alternati: Nino Cervettini, Maurizio Colosi, Raffaela Condello, Nino Cotroneo, Mimma Creaco, Giuseppe Dieni, Maria Ielo, Giuseppe Intravaia, Salvatore Marrari, Nuccia Macrì, Caterina Manti, Carmine Mottola, Marina Neri, Vittoria Onesto, Carmen Schembri Volpe, Carmen Sottilotta, Giovanni Suraci, Francesco Tassone.

Tutti si sono alternati sul palco metaforico del castello, interpretando gli “aedi” della narrazione, i protagonisti delle singole leggende, recitando, ballando, cantando, raccontando il nostro territorio.

Gli intermezzi musicali hanno visto protagonisti il maestro Mario Taverriti, i docenti Domenica Buda e Francesco Speziale (duo Koralira), e il bluesman Franco Donato, autore dei brani “A me terra” e “L’amore mio” insieme a Michele Donato. Gli intermezzi di danza sono stati affidati al ballerino Leonardo Marzino. 

Costumi a cura di Caterina Amadeo ed Elena Romeo, scene firmate da Mary Arcudi e Claudio Cappuccio. 

Momento significativo è stato l’intervento di Carmen Sottilotta, artista a tutto tondo, che ha donato un’opera d’arte realizzata in due anni di lavoro: “Un piccolo pensiero per dire grazie all’associazione e al presidente, per aver dato lustro al Castello Aragonese e alla cultura”.

Le parole di Salvatore Timpano: “Dalla follia nasce il risveglio”

Il presidente di AIParC Nazionale, Salvatore Timpano, nei saluti iniziali, ha tracciato il senso della rassegna: “La Primavera della Bellezza è già sbocciata. Tutto doveva confluire in questa giornata, che precede il premio nazionale e la chiusura. Dalla follia nasce sempre qualcosa di buono: senza visionarietà non c’è progresso né risveglio”.

Timpano ha voluto rendere omaggio ai giovani del liceo artistico, protagonisti dell’accoglienza culturale al Castello, e ha ricordato il valore collettivo dell’iniziativa, dedicata anche al professor Minuto.

Durante la serata è stata inoltre consegnata agli studenti la moneta di Kore, simbolo ufficiale della manifestazione.

Un teatro tra melodramma e tradizione magnogreca

“Cantami o Diva” si distingue per una forma ibrida che unisce melodramma e teatro magnogreco: il recitato si innesta su basi musicali originali, mentre il coro e la figura dell’aedo richiamano la tradizione classica.

Come evidenziato da Marina Neri: “È un teatro che unisce generazioni e linguaggi, dove la musica è il substrato dell’azione scenica. Non siamo professionisti, ma mettiamo in scena passione e impegno”.

Il festival verso il gran finale

Dopo l’Opera dei Pupi e il concerto balfolk, “Cantami o Diva” ha rappresentato la celebrazione della poesia all’interno di un percorso artistico iniziato l’11 aprile e capace di coinvolgere migliaia di spettatori.

La rassegna prosegue oggi, giovedì 23 aprile alle ore 17:30, con il Premio Nazionale A.I.Par.C. di poesia “Francesco Chirico”, che vedrà la premiazione dei vincitori. E domani, 24 aprile, il gran finale chiuderà la manifestazione “in dolcezza”, suggellando un itinerario culturale che ha saputo intrecciare arti, memoria e comunità.

E in quel grido finale di “Cantami o Diva”, “Terra arresa, mai!” risuona forse il senso più autentico di questa Primavera della Bellezza.

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