Centro Antiviolenza Angela Morabito, presidio di ascolto e rinascita
Dal 2013 il Centro Antiviolenza e la Casa rifugio Angela Morabito accompagnano donne e figli vittime di violenza verso una nuova vita. Servizi, progetti e nuovi sportelli e azioni sul territorio raccontati dalla coordinatrice Francesca Mallamaci
Un luogo sicuro dove le donne possano trovare ascolto, protezione e strumenti concreti per ricominciare. È questa la missione del Centro antiviolenza Angela Morabito e della Casa rifugio Angela Morabito, due servizi ormai consolidati nella città metropolitana di Reggio Calabria che da oltre dieci anni accompagnano donne e figli vittime di violenza di genere verso percorsi di autonomia e ricostruzione.
Gestiti dall’associazione Piccola Opera Papa Giovanni, i due servizi operano dal 2013 offrendo accoglienza, supporto psicologico e legale e un accompagnamento professionale nella rielaborazione dell’esperienza traumatica e nella definizione di un nuovo progetto di vita.
Il nome scelto per il centro non è casuale: ricorda Angela Morabito, una giovane donna scomparsa nel 2011 a soli vent’anni a causa di una grave forma di leucemia. Poco prima di morire, durante una degenza ospedaliera, Angela trovò la forza di rivelare alla madre gli abusi subiti dal padre. Quella confessione portò alla luce una lunga storia di violenza familiare e diede origine alla decisione di dedicare a lei il centro e la casa rifugio: un modo per trasformare una vicenda di dolore in un impegno concreto contro la violenza sulle donne e per ricordare tutte le vittime che troppo spesso restano invisibili.
Dal 2013 un punto di riferimento per il territorio reggino
Il CAV e la Casa Rifugio Angela Morabito nascono nel 2013 grazie a un progetto finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Francesca Mallamaci
«Il centro antiviolenza Angela Morabito, così come la casa rifugio, sono due servizi il cui ente gestore è l’associazione Piccola Opera Papa Giovanni – spiega la coordinatrice Francesca Mallamaci –. Sono realtà ormai consolidate sul territorio reggino e metropolitano perché esistono, funzionano e sono attive dal 2013».
In origine i servizi erano gestiti dalla Comunità di Accoglienza Onlus dell’Arcidiocesi di Reggio Calabria–Bova, ente giuridico che ha cessato di esistere il 31 dicembre 2018.
«Tutti i servizi che facevano capo alla Comunità di Accoglienza – racconta Mallamaci – sono stati poi assorbiti dalla Piccola Opera. Tutte queste realtà erano nate su volontà di don Italo Calabrò, fondatore della Piccola Opera Papa Giovanni».
CAV e casa rifugio: due servizi diversi ma integrati
I due servizi operano in modo coordinato ma con funzioni diverse.
Il centro antiviolenza rappresenta il primo punto di ascolto e accompagnamento per le donne che vivono situazioni di violenza, mentre la casa rifugio è una struttura protetta che accoglie le vittime quando il rischio è elevato.
«Sono due servizi distinti e separati – chiarisce Mallamaci – perché la casa rifugio accoglie fisicamente le donne vittime di violenza con o senza i loro figli. Si tratta di situazioni in cui il livello di rischio è alto e la donna non dispone di una rete familiare che possa sostenerla».
Molte delle donne accolte sono madri con bambini e spesso non hanno indipendenza economica.
«Quando una donna non ha autonomia economica e deve allontanarsi immediatamente da una situazione di violenza – spiega la coordinatrice – non ha la possibilità di trovare da sola una sistemazione temporanea. La casa rifugio serve proprio a garantire protezione e sicurezza».
La struttura dispone di 11 posti (6 nella casa rifugio e 5 in un appartamento di semiautonomia per un’accoglienza di secondo livello) e l’accesso avviene quasi sempre su segnalazione delle forze dell’ordine.
«Per quanto riguarda la casa rifugio, dieci volte su dieci l’inserimento avviene su richiesta delle forze dell’ordine. Spesso si tratta di situazioni classificate come “codice rosso”».
Gli sportelli territoriali e il numero verde collegato al 1522
Accanto alla struttura residenziale, il CAV opera attraverso una rete di sportelli di ascolto territoriale che offrono supporto psicologico, sociale, consulenza legale, segretariato sociale, orientamento al lavoro e tirocini formativi.
La sede principale si trova a Reggio Calabria, ma negli anni sono stati attivati altri presidi sul territorio metropolitano.
Gli sportelli sono presenti, infatti, ad Ardore Marina, nella Locride, a Taurianova, presso il Polo Sociale Integrato, e dal 2025 ad Arghillà. Quest’ultimo nato grazie alla collaborazione con il Centro di Medicina Solidale su impulso del presidente Caserta.
«Abbiamo attivato lo sportello ad Arghillà anche su input del Centro di Medicina Solidale – spiega Mallamaci – perché è emersa l’esigenza di avere uno sportello sentinella sul territorio».
Il CAV è aperto dal lunedì al venerdì, sia in orario mattutino sia pomeridiano, ma cerca sempre di adattarsi alle esigenze delle donne.
L’accesso può avvenire tramite: il numero verde 800170940, collegato al numero nazionale 1522, l’accesso diretto agli sportelli, la segnalazione delle istituzioni o delle forze dell’ordine.
Vengono garantiti anonimato, riservatezza e gratuità. Inoltre, l’accesso può avvenire anche se non vi è stata già una denuncia.
Prevenzione, formazione e lavoro di rete
L’attività del centro non si limita all’accoglienza e al supporto diretto alle donne, ma comprende anche iniziative di prevenzione e formazione.
«Il centro antiviolenza nasce anche per il raggiungimento di altri obiettivi, tra cui la prevenzione – spiega Mallamaci – attraverso progetti che portiamo avanti nelle scuole».
Tra le iniziative più recenti vi è il progetto “Respiriamo in rete”, realizzato grazie a un finanziamento della Regione Calabria e a un protocollo con l’Ufficio scolastico regionale.
«L’anno scorso il progetto si chiamava “Rispettami” – racconta – e ci ha portato in diversi istituti: Platì, San Luca, Bovalino, Ardore, Gerace, Marina di Gioiosa Ionica, Roccella e anche alcune scuole di Reggio Calabria».
Parallelamente il centro promuove percorsi di formazione rivolti ai professionisti della rete territoriale.
«Non si può essere davvero di aiuto alle donne se non si parla lo stesso linguaggio – sottolinea Mallamaci – e se non si supera il peso degli stereotipi ancora presenti nei servizi e nelle istituzioni».
Un fenomeno ancora sommerso
Nonostante una maggiore consapevolezza sociale, la violenza di genere continua a rimanere in gran parte nascosta.
«Il fenomeno è sommerso – spiega Mallamaci – non perché non sia presente, ma perché molte donne fanno fatica a uscire allo scoperto, per paura, vergogna o timore delle conseguenze».
La dipendenza economica rappresenta uno dei principali ostacoli alla denuncia.
«La donna che non lavora e dipende economicamente dal partner – aggiunge – incontra spesso maggiori difficoltà a liberarsi da una situazione di violenza, soprattutto quando ci sono figli».
Dal 2013 a oggi il centro antiviolenza e la casa rifugio hanno supportato migliaia di donne, molte delle quali madri con minori.
Negli ultimi anni si registra inoltre un aumento delle richieste di aiuto da parte di donne straniere, in particolare provenienti dall’area del Maghreb e, più recentemente, anche di nazionalità indiana.
Microcredito sociale e percorsi di autonomia
Accanto ai servizi di accoglienza e supporto, il centro promuove anche progetti dedicati all’autonomia economica delle donne.
Tra questi vi è il progetto di microcredito sociale “Tracciare la rotta”, realizzato in collaborazione con l’associazione Cabalovo e il MAG delle Calabrie.
L’iniziativa mira a sostenere le donne che escono da situazioni di violenza nella costruzione di un percorso di indipendenza, anche attraverso strumenti di sostegno economico e formativo.
«Aiutiamo le donne a ricostruire percorsi di vita – spiega Mallamaci – anche attraverso attività di empowerment lavorativo e finanziario».
Il nuovo sportello in arrivo a Melito Porto Salvo
Tra le novità più significative vi è anche un nuovo progetto che interesserà la fascia ionica della provincia reggina.
«Siamo nell’imminenza di aprire uno sportello a Melito Porto Salvo – annuncia Mallamaci –. Siamo nella fase di startup: abbiamo già avviato alcuni incontri e presto presenteremo tutto con una conferenza stampa».
Il progetto avrà una durata di quattro anni e prevede un programma di interventi molto articolato che coinvolge l’ambito del comune di Melito Porto Salvo, soggetto aderente, per il rafforzamento dell’équipe multidisciplinare presso i servizi sociali attraverso la presenza presso gli Uffici Comunali di operatrici specializzate del CAV Angela Morabito competenti per il supporto nella gestione di situazioni di violenza e nell’orientamento all’inserimento lavorativo. Le esperte della Piccola Opera saranno presenti presso il Comune 2 giorni a settimana, con la creazione di uno spazio di ascolto qualificato e l’avvio di azioni di supporto concreto alle donne del territorio per la fuoriuscita dalla dipendenza economica.
«Non si limiterà all’apertura dello sportello – spiega la coordinatrice – ma porterà avanti una serie di azioni concrete: supporto all’équipe, orientamento al lavoro, tirocini formativi, possibilità di aiuti economici anche per la casa e strumenti per aiutare le donne sole a conciliare lavoro e famiglia».
Un impegno quotidiano contro la violenza
Ogni giorno il Centro antiviolenza Angela Morabito lavora per costruire una rete di sostegno capace di affiancare le donne nei momenti più difficili.
Un lavoro fatto di ascolto, professionalità e presenza costante sul territorio, con l’obiettivo di offrire non solo protezione immediata, ma anche strumenti concreti per ricostruire la propria autonomia. Con la convinzione che dietro ogni richiesta di aiuto c’è una storia che merita di essere ascoltata e una vita che può ancora ripartire.