C’era una volta a Reggio: Antonio Calabrò al Cartoline Club tra risate, “sciarri” e rosa shocking
Domani 26 novembre al Cartoline Club di Via Friuli, Antonio Calabrò presenta C’era una volta a Reggio: ironia, aneddoti, un maglione rosa shocking e un inedito sui sindaci reggini dal 1964 a oggi
Ci risiamo: Antonio Calabrò ci riprova. E, diciamolo, per fortuna. Domani, mercoledì 26 novembre 2025 alle ore 19:00, l’autore torna a presentare C’era una volta a Reggio (Laruffa editore) nel tempio culturale del Cartoline Club di via Friuli.
Una location che sembra fatta su misura per il suo stile ironico, visionario e imprevedibile. Ad accompagnarlo in questo viaggio dentro la Reggio che fu, quella che è e quella che forse sarà, ci saranno Ines Barbera – cui saranno affidate le letture – e Francesco Villari, che curerà gli interventi da relatore.
Cosa dobbiamo aspettarci
Da Calabrò ormai ci si aspetta tutto: sorprese, improvvisazioni, dichiarazioni di amore e disperazione verso Reggio, e anche outfit che lasciano il segno. Nelle presentazioni precedenti aveva promesso niente calzini e maglioni abbinati, niente linguaggio forbito e soprattutto niente dialoghi monotoni.
Stavolta, però, parte subito forte: ha annunciato che indosserà un maglione rosa shocking che, con le luci del Cartoline Club, lo renderà visibile “da Punta Pellaro a Catona”.
E non è tutto: leggerà anche un pezzo inedito. Un indizio? “I sindaci reggini dal 1964 ad oggi.”
Ovviamente in chiave ironica, sagace, mordace.
Giudizio sospeso sugli ultimi due, perché – ricorda Calabrò – “non sono ancora storia ma cronaca”. Ma tra le righe, qualcosa da aspettarsi c’è. Sempre.
Le mode reggine e l’arte dello sciarriamundi
Nel suo libro l’autore non risparmia nulla e nessuno, soprattutto le divertenti incoerenze dei Reggini: come una città di mare che ha come piatto tipico salsiccia e frittole.
E poi c’è il capitolo che farà sicuramente discutere (anzi, inevitabilmente “sciarriarsi”): Sciarriamundi.
“La parola d’ordine, il motto assoluto, la religione e la legge degli abitanti di Reggio”, come lo definisce Calabrò. Accompagnato dagli immancabili epiteti popolari: “Chiddu è nuddu mbrischiatu cu nenti”, “Riggiu non vindiu mai ranu”. A Reggio vige la filosofia del “litighiamo su tutto”: – Vogliono rifare il Castello? Sciarriamundi. – Vogliono il Ponte? Sciarriamundi. – Non lo vogliono? Sciarriamundi. – La diga, i turisti, l’acqua, il reddito? Sciarriamundi.
Da Condera a Pietrastorta, da Pellaro ad Arghillà, è un mantra scolpito nel dna cittadino. “La cara via del quieto vivere reggino”, la definisce l’autore, con l’ironia che lo contraddistingue.
C’era una volta a Reggio: tra blues, nostalgia e identità
Ma C’era una volta a Reggio non è solo sagace ironia e sorrisi: l’ultimo libro di Antonio Calabrò è un vero e proprio atto d’amore verso la città. Un omaggio alla sua bellezza unica, ai suoi tramonti “da spedire al Louvre”, nonostante le sue incompiutezze, le contraddizioni e quel continuo oscillare tra grandezza e disincanto. E’ anche, se vogliamo, un memoir che mescola ricordi personali, storia cittadina, satira e speranza. Perché – come dice l’autore – Reggio, in fondo, non è altro che un blues: malinconico, vibrante, viscerale. E Calabrò, con le sue abili pennellate, ce ne restituisce il ritratto.