C’era una volta a Reggio: il racconto “blues” di Antonio Calabrò al circolo ReggioSud

Domani al circolo ReggioSud Antonio Calabrò presenta, “a modo suo”, "C’era una volta a Reggio" con una serata ironica, anarchica e “di testa nostra”, tra risate, realismo proletario e poesia cittadina

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Moderatore dal tono grave, luci soffuse e autore in pendant con abiti e ambientazione. Bene, dimenticate tutto questo. Domani, giovedì 20 novembre, al circolo ReggioSud, la presentazione dell’ultimo libro di Antonio Calabrò “C’era una volta a Reggio” (Laruffa editore) non avrà niente di consueto. L’autore, del resto, ha già avvisato tutti sui social: “Sarà una cosa di testa nostra, mia di Demetrio Delfino, di Stefania Lancar, di Ines Barbera, di Celebre Eugenio tanto per cambiare”.

Bando ai maglioni intonati ai calzini!

E soprattutto, “niente formalismi, non avrò l’aria di Salinger e neanche il maglioncino intonato ai calzini” annuncia Calabrò continuando a sgretolare ogni “rituale libresco”.

“Non ci saranno prosopopee, elogi sperticati, arie pensose e assorte come quei tipi che scrivono libri per portarsi a letto qualcuno». E come se non bastasse, promette una lingua lontana da quella da salotto buono: «Non ci sarà linguaggio forbito, educato e borghese anzi abbonderò con il realismo anche coatto di quel proletariato autentico a cui appartengo orgogliosamente».
Tradotto: sarà una serata viva, diretta, senza veli. Nel suo inconfondibile stile.

Il viaggio in una Reggio che è “un Blues”

Di sicuro ci saranno le risate e probabilmente anche la commozione, perché, “Reggio, in fondo – dice Antonio Calabrò – non è altro che un Blues”.
E in effetti C’era una volta a Reggio, è proprio questo: un viaggio sentimentale dentro una città che alterna bellezza e disincanto con la disinvoltura di chi cambia canale con il telecomando. 

La Reggio raccontata dall’autore è «luogo d’incomparabile bellezza», stretta tra Aspromonte e mare, eppure sospesa perennemente in un limbo di progetti interrotti e memorie sepolte. Una città «in ricostruzione da tremila anni», dove un tramonto può essere così perfetto da «strapparlo al cielo e spedirlo al Louvre».

I Reggini: variabili come le correnti dello Stretto

Al centro del libro, però, non c’è solo la città: ci sono i suoi abitanti. I Reggini, ci ricorda Calabrò, sono «variabili come le correnti dello Stretto»: capaci di slanci improvvisi, entusiasmi incandescenti e disillusioni fulminee.
Ci sono l’umorismo macabro, l’arte di arrangiarsi, la furbizia alla Bertoldo, la nostalgia delle discoteche anni ’80, la crema reggina, le memorie greche e le ribellioni giovanili.

Trecento pagine di “poesia del reale”, come la definisce lui stesso, che diventano un mosaico affettuoso e ironico di «un suolo sacro, dove Jonio e Tirreno si incontrano». 
Un omaggio a una città fragile e indomita, che, ogni volta, come l’araba fenice, trova il modo di risorgere dalle sue ceneri.

Un appuntamento da non perdere (o vi tocca lo Spid)

La serata di domani al Circolo ReggioSud sarà dunque tutto fuorché ordinaria.

L’appuntamento è alle 19:00 segnatevelo e non mancate se non avete una buona ragione. Perché promette (minaccia!) Calabrò con un ultimo colpo di ironia «Vi aspetto, e se non venite, fatevi lo Spid».

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