C’eravamo tanto amati: l’era dei Giufà

I Giufà del XXI secolo: viaggio sarcastico tra potere, apparenza, clientelismo e cultura dell’astuzia, dove il fesso non esiste e la furbizia detta le regole del gioco

Giufà

Dopo l’Era dell’Acquario, è iniziata l’Era mondiale dei Giufà.

Il massimo rappresentante dei Giufà oggi è l’uomo più potente del mondo.

Da una maschera pietosa e patetica, quella dell’uomo povero e ignorante preda di potenti e imbroglioni, Giufà si è evoluto.

Ha preso consapevolezza, si è affermato.

Giufà oggi è orgoglioso di essere Giufà.

Come si riconosce oggi un Giufà?

Giufà è quello che dice vui non sapiti cu su i cristiani.

Giufà è il tamarro in spiaggia col perizoma e il crocifisso al collo.

È quello che vi supera a destra perché ha un macchinone.

È quello che il capo è suo compare.

Quello che l’onorevole è suo compare.

Quello che il vescovo è suo compare

Giufà è il compare di tutti i compari.

Giufà non è religioso: è superstizioso.

Lui non prega Dio: si rivolge ai santi.

Giufà è l’uomo degli intermediari.

Giufà è quello delle scorciatoie.

Perché Giufà non fa file, lui le supera.

Lui non studia, la laurea sa catta.

Giufà ha una moglie, Giufanina, che è peggio di lui.

Giufanina mostra le minne, e dice che è ironica.

Giufanina sberluccica di gioielli, ma la chiama cultura.

Giufanina fa la beneficenza, con la ritenuta d’acconto.

Giufanina è alla moda, ha chiamato sua figlia Chanel.

L’altro figlio invece lo hanno chiamato Pitt. Come Brad Pitt? No, come Pit-bull.

Giufà ormai detta le regole del gioco. 

Urla al telefono per far sapere che ha la villa a Vulcano.

Per ogni cazzata si fa un selfie, e poi se lo spara su Instagram perché Giufà, oggi, è un tipo molto social. 

Giufà ha una idea moderna di impresa: gli altri lavorano, e lui non li paga.

Giufà ha una precisa idea di ambiente: nel cemento non ci sono insetti.

Giufà ha una precisa idea della vita:

il fesso è fesso

e qui nessuno è fesso.

Giufà, per concludere, è una deviazione del percorso umano e civile.

Ed è ciò con cui faremo i conti nei prossimi cent’anni. 

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