C’eravamo tanto amati: gli eroi di cartone
Dai fumetti ingenui della nostra infanzia a Tex, Diabolik, Marvel, Snoopy e Dylan Dog: un viaggio tra eroi di carta, sogni, risate e un mondo che non c’è più
Anche i fumetti erano ingenui e fessacchiotti come noi, erano trionfo di bontà e sfottò potente per i cattivi, considerati degli imbecilli destinati irrimediabilmente alla sconfitta.
Gli eroi, a ripensarci, oltre ai sorrisi, ancora colmano di tenerezza, per la serie fantasmagorica di invenzioni e trovate, di burle e umorismo.
Basti pensare a Tiramolla, il figlio della gomma e della colla, un omino allungabile estensibile che non si capiva bene cosa potesse essere: cacciavamo le molle dalle penne a scatto ed eccolo tra noi, rimbalzante col papillon sempre allegro e pasticcione.
Grande idolo era Geppo, il diavolo buono, incapace di far del male, avulso da un inferno satirico e sempre sfuggente a Satana (il capoufficio, eternamente fuori dai gangheri) preso spesso in giro da Salvatore il serpente tentatore e nemesi di Caligola il gatto ferocissimo. O Grissino, il gigante buono, forse ispirato da Oscar Wilde, che con la sua mole occupava un’intera isola, e poi ancora la strepitosa Nonna Abelarda col suo pugno micidiale e il nipote Soldino, il re dello stato di Bancarotta eternamente squattrinato, col loro stuolo di nemici capitanati da Nerone, il gangster capobanda, e ancora Malvagik, i Barbudos e Nik e Nok (Geppo e Abelarda nascono dal genio di Carpi, grandissimo fumettista italiano).
C’era Braccio di Ferro con i suoi spinaci, fidanzato con Olivia, nipote di Trinchetto, amico di Poldo e di Soldino. Personaggi che oggi evocano una malinconia struggente per l’ingenuità e la gioia di vivere.
C’era naturalmente Topolino, con tutti i personaggi Disney caciaroni e simpaticissimi, io adoravo Paperino, Pippo, Paperoga e Malachia, il suo gatto, ma ad un certo punto uscì Alan Ford, con quella oscura masnada del gruppo TNT, e già non ero più bambino.
L’Editoriale Corno, guidata da Max-Bunker (Luciano Secchi) forte del grandissimo fumettista Magnus (Roberto Raviola) lanciò uno stile fenomenale, superando in sagacia, provocazione e anticonformismo il già lanciato Diabolik delle sorelle Giussani: per Kriminal e soprattutto per Satanik ci furono interpellanze parlamentari, sequestri, la scure della censura che non riusciva a far fronte al clamoroso successo dei due autentici sovvertitori della morale.
In più la Corno sdoganò in Italia i fumetti Marvel, nei primi anni 70. Per l’estro creativo geniale e illimitato di Stan Lee noi bambini impazzimmo: ricordo benissimo il primo numero dell’Uomo Ragno con le pagine alternate colore-bianco e nero, che in breve invasero comodini e ripiani: Thor, I Fantastici Quattro, Devil, Capitan America, Hulk, li compravo spesso dal poeta Balia di seconda mano, ricordo un Corriere della Paura che mi terrorizzò per intere notti, il possente Conan disegnato da Buscema, oltre a tutta la trafila dei super-eroi (con super-problemi) che ci sembravano così vicini, così simili, così diversi dai vecchi fustacci della DC-Comics (Superman, Batman e compagnia bella).
Funzionavano moltissimo gli albi con le storie brevi: L’Intrepido e Il Monello (casa editrice Universo dei fratelli Del Duca) , tra le cui pagine vivevano eroicamente personaggi ormai dimenticati, da Billy Bis a Lone Wolf, da Arturo e Zoe a Pedrito El Drito e Ghibli e che a metà dei ’70 vennero affiancati dal più dinamico e moderno Lanciostory (che diede spazi ad autentici artisti come Breccia, o a Solano e tutta la saga dell’Eternauta) e poi da Skorpio. I due fratelli Cicogna, eccezionali artisti quasi dimenticati, sfornarono tutta una serie di eroi di cartone, e con loro una lunghissima schiera di veri e propri artigiani del disegno resero la nostra infanzia ricca, varia, colorata e popolata di sogni e di magie.
Autentica colonna era la Casa Editrice Bonelli, guidata da Tex Willer (di Gianluigi Bonelli con i disegni per lungo tempo di Galeppini e poi di numerosi altri fantastici disegnatori) l’eroico ranger con i suoi pards Kit Carson, Tiger e Kit Willer, e poi Zagor (di Sergio Bonelli) con Cico, e Mister No e Akim, fino ai trionfi relativamente recenti di Martin Misterè, di Nathan Never e, soprattutto, di Dylan Dog creato da quel genio di Tiziano Sclavi. Milioni di tavole in bianco e nero, centinaia di ambientazioni, fantasia al galoppo, audacia anche nelle storie che, a saperle contestualizzare, rivelano il cambiamento epocale della nostra Italia.
Con lo stesso stile conquistavano i cuori dei lettori anche i personaggi della EsseGesse: Il comandante Mark, il grande Blek, Capitan Miki.
L’epopea di Mark, spalleggiato da Mister Bluff, Gufo Triste il cane Flok, si svolgeva sul lago Ontario durante la guerra d’Indipendenza Statunitense, ed era, con Tex e Zagor, estremamente popolare.
La televisione aprì definitivamente le porte al fumetto con un fortunato programma serale, Gulp che poi divenne Supergulp, ma già prima durante la Tv dei ragazzi uno stralunato (e giovanissimo) Lucio Dalla aveva condotto un fortunato programma “Gli eroi di cartone” per cui scrisse e cantò anche la sigla omonima, che entrò persino in classifica.
Fu il settimanale Linus a sdoganare quello che è, a tutti gli effetti, il più grande (forse l’unico) poeta delle strisce: Charles Schultz, il creatore dei Peanuts, la dimensione onirica dei bimbi interiori che rispecchiano ciascuno di noi. Il popolarissimo cane (un bracchetto) Snoopy, che è poi il ritratto della fantasia applicata al genere umano, e il suo fido amico Woodstock rappresentano tutt’oggi il vertice della tenerezza, dell’amore per la vita, dell’esistenza interpretata attraverso gli occhi, benevoli, di chi sa soltanto – ed esclusivamente- amare.
Snoopy è il sogno perduto del genere umano.
Altri fumetti importanti, di alto contenuto artistico, hanno popolato quegli anni: da Corto Maltese di Hugo Pratt a Valentina di Crepax, da Ken Parker di Berardi e Milazzo a Dago di Robin Wood.
Poi ci fu il boom dei fumetti erotici, in tempi in cui bastava la caviglia di una donna a mandare i maschietti nel panico: a casa di un amico lessi avidamente Maghella, sudai meravigliosamente, e cominciò l’adolescenza, tra Thor, Tex, Zagor, Vartan, Il Comandante Mark (adoravo Gufo Triste), Oltretomba, I Vendicatori, Jacula che aveva la faccia di Ornella Muti, e finalmente Charlie Brown e Il mio amato Snoopy, che mi traghettarono nell’era di Andrea Pazienza, del Male e di Bonvi, indimenticato autore di Nick Carter e delle Strurmtruppen.
Sottovalutati, spesso bistrattati, mal compresi, erano solo storie di carta, al pari delle migliaia di canzoni che, si sa, non fan rivoluzioni.
Ma fanno parte di noi, ci hanno donato molto, e noi, davvero, li abbiamo tanto ma tanto amati.
C’eravamo tanto amati, con questo piccolo mondo antico che se va per sempre.
E l’ultimo chiuda la porta, per restare in tema.