C’eravamo tanto amati: i sindaci reggini

Breve viaggio nella storia politica di Reggio Calabria: dai sindaci della Prima Repubblica all’elezione diretta, tra rivolte, commissariamenti, rinascite e incompiute

palazzo san Giorgio

Oggi si vota per eleggere il sindaco di Reggio Calabria.

Dal 1964 fino ad oggi, si sono susseguiti ventitré sindaci.

I sindaci prima non venivano eletti direttamente, ma erano espressione di una maggioranza che si accordava.

Il primo è stato Vittorio Barone Adesi, fino al 1966. Un professore universitario, gentiluomo, che è stato poi il preside del mio primo anno di Liceo, allo Scientifico “Da Vinci”.

Subito dopo c’è stato Piero Battaglia, per due volte, ma che nel 1971, dopo i gravi fatti della rivolta reggina, ha lasciato lo scranno a Fortunato Licandro, fino al 1975.

È stato quindi il turno di Luigi Aliquò, poi di Domenico Cozzupoli (per due volte, intervallate dal biennio di Oreste Granillo), fin quando nel 1983 la città non subì il primo commissariamento.

Erano tutti della Democrazia Cristiana.

Nel 1983 per la prima volta la città ebbe un sindaco socialista, Michele Musolino, che però durò in carica meno di un mese, sostituito dal compagno di partito Giovanni Palamara, che resse poco più di un anno, prima di cedere il posto al democristiano Pino Mallamo che governò per due anni.

Nel 1987, a capo di una lista civica tornò sindaco Musolino, ma dopo pochi mesi la maggioranza ripropose il DC Luigi Aliquò, fino alle elezioni del 1989 che segnarono il ritorno di Piero Battaglia prima, seguito poi da Agatino Licandro e, per un mese, da  Francesco Gangemi. Furono i tempi della “Città dolente” e di “Mani Pulite” che cancellarono una stagione politica.

Quasi tutti gli indagati di quel periodo vennero assolti nei processi.

Nel 1987, tra mille difficoltà, venne il turno di uno dei più brillanti politici della nostra città, Giuseppe Reale, che, in un certo senso, preparò la stagione della rinascita cittadina, quella di Italo Falcomatà e della sua Primavera.

Dopo un breve intermezzo di Demetrio Naccari, fu l’ora di Giuseppe Scopelliti (dal giugno 2002 al maggio 2010), seguito da Giuseppe Raffa e Demetrio Arena, e dal terzo commissariamento della città che durò fino al 2014.

Cominciò quindi l’era di Giuseppe Falcomatà, da ottobre 2014 a gennaio 2026, e quindi Domenico Battaglia, in carica fino ad oggi.

I casi di continuità dal padre al figlio sono stati 3 (Battaglia, Licandro e Falcomatà).

Molte le tempeste giudiziarie e il disastro nei conti pubblici nella nostra città.

Tanto è stato fatto, ma tantissimo resta da fare.

Le cose sono sempre andate a rilento, e moltissime sono le incompiute, che riguardano quasi tutti quelli che hanno ricoperto l’importante ruolo di amministratore di una grossa città storica come Reggio Calabria.

Quasi tutti i sindaci reggini hanno diviso le opinioni. Più si è vicini alla loro epoca, più i giudizi sono discordanti.

Il giudizio della storia, quello davvero importante, ha bisogno di tempo per realizzarsi.

Ci sono stati dei galantuomini, e ci sono stati altri meno nobili d’animo. Ci sono stati degli avventurieri, e ci sono stati alcuni che avevano davvero a cuore il destino della città.

Con il sistema di voto attualmente in auge, il sindaco è diventato  l’espressione della volontà popolare, non più filtrata dalla mediazione politica della vecchia repubblica.

Chiunque vinca, sarà espressione della città e dei suoi cittadini.

In democrazia funziona così, inutile arrabbiarsi.

In democrazia ormai conta prima capire gli elettori, e poi fare un programma.

Non l’inverso.

Chi sa leggere la realtà, in modo crudo e realistico, vince.

Gli altri al limite sognano, e perdono.

Per chi crede ancora nella filosofia applicata alla politica, le botteghe dei barbieri sono aperte nei giorni feriali.

Escluso il lunedì.

Ma il lunedì, si sa, è dedicato al calcio.

Buone elezioni, reggini. Divertitevi.

 

 

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