C’eravamo tanto amati: il signore dei Giambrelli
Nella fantastica Reggionor nasce la razza dei “Giambrelli”: una nuova saga su creature senza identità, pronte a mutare schieramento pur di conquistare potere e privilegi
Nell’estremo Sud della Terra di Mezzo, confinante con Gondor, Mordor e Aspromor, sulla riva del Mare Grecor, sorge la ridente cittadina di Reggionor.
In questo luogo originale convivono tutte le specie che popolano l’intera Arda: ci sono gli Uomini, litigiosi, egoisti ed egocentrici come solo gli uomini sanno essere, i Nani, attaccati ai beni terreni, tirchi e terribilmente invidiosi delle stature altrui, gli Elfi, altezzosi, gaudenti ed elitari, gli Orchetti, crudeli, violenti e stupidi, i Goblin, abitanti degli abissi, i terribili Balrog, creature mostruose che è meglio non nominare neanche, i Nazgul, potenti schiavi di Sauron il signore del Male, e naturalmente gli innocenti Hobbit, quelli che tirano la carretta, e che riescono a trovare del bene in tutto.
Ma da qualche tempo è emersa una nuova specie, che è il risultato della degenerazione di tutte queste razze; si è infatti scoperto che il Potere trasforma gli esseri viventi in delle specie di Gollum uniformi, impazziti per il gusto del comando, della vita comoda, delle prebende e delle indennità fino al punto di perdere ogni dignità; sono degli esseri che non guardano niente altro che il loro esclusivo interesse a scapito di ogni altra cosa: questi degenerati senza forma sono i Giambrelli.
I Giambrelli non hanno appartenenza: si fiondano ora da uno ora dall’altro, trasformandosi con abilità, rinnegando in un lampo ogni precedente, accasandosi dove si sta meglio e dove conviene. Chiamano “padre” l’ultimo uomo che si è coricato con la loro madre, chiamano “amore” l’ultima prostituta che hanno pagato, chiamano “casa” l’ultimo posto dove hanno dormito.
Sono Giambrelli: non sanno cosa siano vergogna e decoro, hanno abolito l’uso degli specchi, e fanno della menzogna la loro arte; i Giambrelli non promettono: loro recitano; i Giambrelli non combattono: loro si riservano; i Giambrelli non si esprimono: loro ricalcano il pensiero di chi vince.
A Reggionor i Giambrelli sono una razza a parte, molto numerosa, assai attiva nell’esercizio del comando; hanno addirittura dato il via ad una corrente filosofica, il Giambrellismo, che esprime pensatori, intellettuali e artisti senza posa.
Il Giambrello per soldi e per interesse è l’alleato di chiunque.
Ci sono Giambrelli che per realizzare le loro perverse ambizioni si schierano un giorno con gli Hobbit e quello dopo con i Nazgul; ce ne sono altri che sono diventati famosi grazie ai cospicui finanziamenti del Balrog, altri alleati degli Orchetti, altri servi degli Elfi, altri confusi tra gli uomini che fanno commerci con i pirati e i banditi di ogni risma.
Ogni cinque anni nella ridente cittadina di Reggionor tutti gli abitanti eleggono il Mangravio; sono quelli i giorni in cui compaiono le simpatiche facce dei Giambrelli affisse in tutti i muri della città, una volta con la veste bianca dei maghi, l’altra con la verde degli Elfi, o con la rossa dei Goblin, o con la gialla degli Hobbit.
A turno. Cambiano casacca come le persone civili si cambiano le mutande, cioè ogni giorno.
I colori per loro non sono importanti; talmente tanta è l’attrattiva per il potere, che non li distinguono. Rosso o nero, azzurro o verde o giallo, sempre colore è.
Sono Giambrelli, e la loro influenza diventa sempre più forte: infatti alla fine il Margravio che risulterà eletto potrà ben dire di essere, chiunque esso sia, e chiunque rappresenti, il Signore dei Giambrelli.
Seguitemi per altre storie su Reggionor, la città più a Sud della Terra di Mezzo.