C’eravamo tanto amati: la via Marina e D’Annunzio

La verità su D'Annunzio e il più bel chilometro d’Italia”: ecco come è nata una leggenda metropolitana che dura da decenni

lungomare-reggio-calabria

D’Annunzio non ha mai visto Reggio Calabria.

In questi giorni si sprecano le lodi e le manifestazioni d’amore per la nostra città. Tutte, o quasi, meritate.

Molti – anche autorevoli – media si sperticano le mani nei confronti di Reggio, esaltandone le bellezze naturali, la laboriosità dei cittadini, la storia millenaria.

Tutto molto bello, e condivisibile.

C’è però una notizia che periodicamente, riprende a circolare, ed è una delle bufale più grosse che infestano la storia della nostra città.

Si vanta il (bellissimo) Lungomare, aggiungendo che è stato “già definito il più bel chilometro d’Italia dal grande poeta D’Annunzio”.

Una balla colossale.

Chiariamo questa storia: Gabriele Rapagnetta – vero nome del “Vate” – non è mai stato a Reggio Calabria, anzi è transitato una volta soltanto dallo stretto, a bordo del suo Yacht, veleggiando per la Grecia.

Non ha mai scritto nulla sulla Via Marina, e forse l’ha vista solo col binocolo (ma è improbabile).

C’è un bel libro di Agazio Trombetta (La Via Marina di Reggio – Culture Edizioni- 2001) che dedica un intero capitolo alla vicenda. Capitolo esaustivo e chiarificatore.

Lo studioso, dopo una ricerca documentata, dimostra che la frase attribuita al poeta è una tipica “Leggenda Metropolitana”, attecchita con facilità sull’immaginario collettivo, favorita senz’altro dall’indiscutibile bellezza del luogo.

La Biblioteca Dannunziana ha dipanato ogni dubbio; l’attraversamento dello stretto da parte di D’Annunzio avvenne nel 1895, a bordo del panfilo “Fantasia”, ma nelle memorie dello stesso nulla rimane riguardo a Reggio Calabria. Né successivi scritti provano niente a favore!

Per quanto mi riguarda, sono contento che l’occhio rapace di Gabriele Rapagnetta non sia caduto sulla mia città.

Il più sopravvalutato degli artisti italiani, il vizioso e trentennale cocainomane donnaiolo, il parolaio senza empatia, l’egocentrico mitomane prefascista, non ha speso neanche una virgola per Reggio. Meglio così!

In realtà la “leggenda metropolitana” iniziò il 27 marzo 1955, in occasione del Giro ciclistico della Provincia, quando il compianto Nando Martellini, cui era affidata la radiocronaca, fece propria l’informazione riguardante il D’Annunzio. Informazione avuta da “entusiasti reggini, quali Franz Salazar e Adriano De Zan, membri dello Sporting Club di Reggio”, che gli dissero che il poeta l’aveva usata per far colpo su una nobildonna. (E ti pareva!)

Non c’è alcuna prova scritta della frase. Il prezioso lavoro di Trombetta è infatti proseguito con altri custodi della memoria del “Vate”, o del “Water”, come lo aveva soprannominato il suo ex-amico Mussolini negli ultimi anni di vita. Non è spuntato fuori niente, neanche su Reggio Calabria.

Attribuiamola quindi al meritevole Nando Martellini com’è giusto.

Per il lungomare bastano le splendide parole di Quasimodo. Per lo Stretto, ci ha pensato Pascoli. Non ci servono le iperboli del poetastro, che tra l’altro, durante il viaggio sul “Fortuna”, da lui descritto come avventurosa e intrepida impresa, raramente uscì dalla cabina (soffriva il mal di mare), fu indisponente e odioso con gli altri, e quando prese terra (ad Atene) lo fece solo per approfittare degli accoglienti casini ellenici.

La Via Marina è sicuramente uno dei luoghi più belli d’Italia. Diciamolo noi, che la viviamo quotidianamente, piuttosto che attribuirne il merito a una specie di poeta che non l’ha mai vista.

Il più bel chilometro d’Italia. Che però sono due, i chilometri, e sulla bellezza paesaggistica non temono confronto.

Ma D’Annunzio lasciamolo alle sue piogge e ai suoi pineti, una volta per tutte. E a questa città vogliamole più bene, anche con la verità, bella o brutta che sia. 

Share via