C’eravamo tanto amati: l’estinzione dei banditori ambulanti

Tra “brocculi, cicoria e fagiolina”, lape impennate e patati a milli liri, una "cartolina" dei vecchi banditori ambulanti: voci, musica e battibecchi di un mondo rumoroso e un pò fessacchiotto che è sparito senza avvisare (ma ancora ci manca)

venditrice frutta ambulante

Cominciavano già dalle prime ore della mattina.

La più vecchia che ricordo era la gnura donna Maria, nella zona del Viale Galileo Galilei. Spingeva un carretto di legno a mano, carico di frutta e verdura, e, come indifferente al solleone o ai nuvoloni, al freddo, al caldo, e persino anche ai lacrimogeni dell’epoca, elencava le primizie, senza dirne il prezzo: brocculi, cicoria, fagiolina, mulingiani, recitava con voce ferma e calma. Altre gnure si affacciavano ai balconi e chiedevano a quantu a fagiolina? Lei rispondeva, e allora l’altra spittati chi scindu.

Donna Maria si fermava, afferrava la stadera arrugginita, la cliente la raggiungeva e trattavano sul prezzo. Litigavano, anche, ma erano quei litigi incruenti, quasi divertenti.

Donna Maria, vi facistu caravignana.

Ieu? Allura pruvati mi iti o supermercatu, chi vi spinnunu.

Altre signore in ciabatte e vestaglia e grembiule uscivano da casa e si mettevano in cerchio attorno al carretto.

Sti pira su quasi fraciti, chi faciti, i rialati? Chiedeva la zia Nanna, che quanto a tirchieria e capacità di contrattazione era pari a un broker di Wall Street.

Non ndi viristu mai pira tantu boni, parrati a vanvera. Rispondeva la commediante fruttivendola. Su tutti i zuccuru, i cugghiu stamatina me maritu. Quantu ‘ndi vuliti, chi vi fazzu nu bellu prezzu.

A quantu i faciti?

Cinquanta liri o chilu.

Datammindu dui i cuntu.

Dui? Non è chi fannu mali, vi restunu supra o stomacu? – e intanto prendeva due pere, le peggiori, e le poggiava sulla bilancia.

Chidda fracita cacciatila! Urlava con forza la zia Nanna, e svelta afferrava la migliore del lotto. Mintiti chista.

Donna Maria sorrideva sotto i baffetti. Comu vuliti vui. Vi ‘ndi scigghistu una chi ancora è crura. Va lassati pu misi prossimu?

A mia mi piaciunu cusì, duri.

E u sapimu chi vi piaciunu i cosi duri, signora.

Puru scustumata vi facistu, non sulu caravigghiana.

Nei primi anni ’70 cominciò la motorizzazione dei banditori.

I primi furono quelli della frutta, spesso con la Moto Ape a tre ruote, sul tettuccio un altoparlante, una mano sul manubrio a cambiare le marce e nell’altra un microfono: ‘ndaimu racina, puma, pira, pumaroru, pricochi, girasi. ‘Ndaiu pira, patati, puntaroli

Era una poesia, una bucolica vocalità odorosa di terra e di sole.

Io mi ricordo un tipo che impennava con la Lapa, e percorreva tutto il Viale Galileo Galilei. Fin quando il padre non lo scoprì e lo salò a legnate.

Presto i banditori con altoparlante capirono il tremendo potere della musica. Collegarono un registratore a cassette, passando le hit del periodo. Poi sul più bello della canzone irrompevano con la rèclame variopinta.

C’era uno con i Camaleonti a tutto volume: Perché ti amo, io non lo so, ma stai sicura che, non dormiròFacitavvilla a pruvvista ri patati. Patati pasta gialla, – e qui passava all’italiano – una cassetta la pagate solo mille lire. Poi ripartiva il nastro: e tu sorriderai, pensando che

Arrivava il giovanotto tonto spedito dalla mamma: scusate, aiti patati? Chiedeva a quello che vendeva soltanto patate, che reagiva tagliando corto: na cascitta milli liri.

Ogni volta che passavano questi mercanti motorizzati, arrivava anche la musica. Ricordo alcuni furgoni con davanti, sul muso, attaccata alla meno peggio una cassa acustica gigantesca, che vendevano di tutto: orologi a pendolo, sculture taroccate, lenzuola e federe, maglioni, mutande cinque paia duecento lire, calze corte, calze lunghe, calze a rete, e poi, dopo la bandiata, via con la canzone.

Partiva Tozzi: E poi fatti un po’ prendere in giro, prima di fare l’amore (si diventava rossi con questo verso), vesti la rabbia di pace (con questo invece si sceglieva la scuola di filosofia esegetica), e poi, nel mezzo della canzone, una voce stridula: Varichina alla vibonese! Varichina alla vibonese.

Uno dei misteri della mia gioventù, anzi chiedo un sostegno culturale, se qualcuno vuole spiegarmi a distanza di cinquant’anni perché quella era varichina alla vibonese, mi svolta l’esistenza.

I resistenti ai microfoni però c’erano.

Erano i pescatori, con le loro cassette allegre di custardelli su vivi nisciru ora ru mari, cattatavvilli na cascitta milli liri! Con quelle voci da tenori che si sentivano a cento metri di distanza. Celestino, nel mercato prospiciente al Ponte Calopinace, rivaleggiava con Pavarotti. Aiu totini chi non ndi viristu mai. Cattativi i biati, ancora si movunu. Su vivi, Su vivi!

Resistevano ai microfoni anche i primi extracomunitari, dovevano essere turchi, che vendevano tappeti e coperte, portandoli tutti addosso, si trascinavano sommersi da una quintalata di carico e con quella voce da James Brown bandiavano Uette! (coperte) Uette! Qualche volta gli stronzi gli facevano il verso, ma quelli si sistemavano il fez e li ignoravano.

Poi per un periodo si lanciò il mito delle offerte a prezzo stracciato;  accompagnata sempre dalla musica, tipo gli Homo Sapiens, la bandiata era fenomenale: che sei bella da morire, ragazzina tu, sul tuo seno da rubare (anche qui si arrossiva) io non gioco piùVentiquattro rotoli di carta igienica li pagate solo mille lire. Approfittate, occasione unica! Anche se il giorno dopo si ripresentava.

E poi Donne, è arrivato l’arrotino! Coltelli, forbici e marrazzi, in tre minuti vi affilo chiddu vi vuliti.

Oppure Si riparano cucine a gas (diceva però spesso cucini a gassi).

O anche Cattativi l’attacapanni pi panni. O L’assi i stiru mi si stira.

E quelle mille lire, quelle mille lire ricorrenti, erano la misura della società, il paradigma dell’umanità, il ponte teso tra povertà e benessere.

Mille lire del 1975. Secondo l’ISTAT, sono 6,29 euro.

Era Amazon che veniva a te.

Ti bussava alla porta, con quella musica scombinata dietro, con quell’italiano stentato.

Con quelle facce rugose e sofferte.

Era il fronte estremo della poetica pasoliniana.

Era un mondo diverso.

Un mondo fessacchiotto, rurale, scomodo, povero. Era un mondo che pensavi non sarebbe mai passato, ed invece è andato, e non torna più.

E, ma non sai perché, ti manca.

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