C’eravamo tanto amati: quella tristezza della sera

L'estate del divertimento permanente, dei like e delle mode raccontata con ironia e malinconia: cronaca del tramonto dell'intelligenza

festa lido concerto giovani

Scatta l’Estate e subito scendono in pista i maratoneti del divertimento, gli esteti delle feste dionisiache, i ballerini sincronizzati, con tutto il loro corredo di gridolini, di entusiasmo sudaticcio, di selfie e video a raffica, come a voler dimostrare la loro esistenza agli occhi del mondo, rispettando il grande credo delle società contemporanee, nessuna esclusa: mi diverto, dunque sono.

Esisto perché godo, godo del vino freddo a prezzi da urlo, del sushi importato da Java avvolto in alghe del Pacifico, godo degli abiti che rendono sexy anche l’ottuagenario, delle scarpe fresche in vitello allevato solo con cibo biologico, degli apertivi delle apericene dei ritrovi dei bagni in piscina notturna illuminata con led stroboscopici, godo delle folle gaudenti che, all’unisono, innalzano inni al cielo a colpi di musica adatta ai centri di ascolto per depressi.

Queste feste, queste iniziative perpetue, questi balzi nella gioventù perenne, sono l’accomodamento definitivo del mondo globale: assieme si può dimenticare la fatica e via, un calcio all’insoddisfazione, un buon cocktail, uno spritz, e tutto fila liscio, la vita l’è bela basta avere l’ombrela, scurdamonde o passato simo i Napoli paisà.

Godiamo tutti assieme nell’estasi tribale dei sensi.

È il tramonto del pensiero individuale, assorbito dai caraibici e dai terrificanti e rumorosi ritmi dei neo-dj, con le loro barbine ben curate, la loro trasgressione da figli di mammina, il loro radiocomandare le bande scatenate di ridanciani pacchiani seguaci del nulla cosmico, la divinità imperante.

Influencer a milioni, e follower a decine, sono tutti influenti nelle vite altrui, ma non nel pensiero libero, perché quello è in via d’estinzione.

Ad ogni moda, ci si accoda, ansiosi tutti di non perdere il tram del desiderio: il sesso, motore del mondo, trasformato in macchinetta acchiappa like o acchiappa soldi, i soldi giustificano tutto, il fine giustifica i mezzi, Machiavelli non diceva così, ma che importa cosa diceva Machiavelli, importa farsi una pedicure, rassodarsi i glutei, scegliere una frase che fa trend, e acchiappare i gonzi.

Ho visto citazioni di Baudelaire accoppiate a culi memorabili, ho visto il discorso sulla Tolleranza di Voltaire fare da cornice a ritratti con minne volanti in evidenza, vedo questa terrificante moda delle locandine fatte con l’AI sintetizzare in quattro frasi l’enciclopedia di Diderot, invitandovi alla sagra della melanzana o della granita.

L’Estate non è più sole mare e amore: l’Estate è una raffinata operazione di promozione individuale, una gara a premi senza premi, con le fantasmagoriche presentazioni di libri in zone balneari, tra infradito e costumi ricavati dal filo interdentale, mentre l’autore e l’autrice balbettano frasi fatte, luoghi comuni, manifestando la loro ferma determinazione a cambiare il mondo, perché, in questa festa splendente, tutti vogliono cambiare il mondo.

Che, intanto, se la ride di noi.

Si potrebbe pensare che il mio è passatismo nostalgico, ma non è così. La mia è pura invidia.

Vedo la felicità negli occhi delle persone, mentre riprendono con i loro cellulari il tipetto che gorgheggia canzoni d’amore da due lire, e vorrei provarla anche io.

Vedo la gioia dei giovani mentre scoprono le nuove funzioni delle loro diavolerie elettroniche, delle giovani donne che a quindici anni vestono come ragazze del Moulin-Rouge.

Vedo i professionisti discutere animatamente sulla marca dell’orologio e sull’automobile da comprare, e sono tutti raggianti, entusiasti, e quando scendono insieme in pista a folleggiare sui ritmi da acciaieria, li vedo, semplicemente, inebetiti di gioia.

Perciò sono invidioso.

Vorrei anche io essere ebete di gioia.

Invece, quando è sera, guardando da lontano questo spettacolo di corpi bellissimi celebranti l’esistenza mondana della felicità, dentro di me scoppia la malinconia.

Divento triste come di fronte ad un tramonto.

Il tramonto dell’intelligenza.

Quella tristezza della sera, mi dico.

E ci canto sopra, stonando.

Share via