C’eravamo tanto amati: il tempo di Giufà

Giufà, da fessacchiotto siciliano a uomo più potente del mondo: storia semiseria del Giufàesimo con cui faremo i conti nei prossimi cent'anni, ovunque, nel mondo

Giufà

Giufà è un personaggio letterario della tradizione siciliana, che affonda le sue origini nella dominazione spagnola e nei secoli di fame e servitù che hanno caratterizzato il mezzogiorno d’Italia.

La sua comparsa nella tradizione scritta risale al 1845, ad opera di Fernando Gangi che riadatta in italiano una storia siciliana. La sua definitiva affermazione come maschera- simbolo è opera dell’etnologo Giuseppe Pitrè che a fine Ottocento ne descrive le caratteristiche peculiari.

Giufà inizialmente è soltanto un fessacchiotto povero in canna. Privo della malizia di un Bertoldo, è destinato ad essere vittima di truffaldini e sfruttatori che lo raggirano come vogliono.

Il personaggio però evolve. Man mano che prende coraggio, Giufà s’inorgoglisce della sua ignoranza bestiale, della trascuratezza, della totale mancanza di senso critico.

Giufà diventa orgoglioso di essere Giufà.

Fonda addirittura una scuola di pensiero, scrive- o si fa scrivere- libri, si dà all’arte, alla politica, al potere.

Giufà, già ai primi del Novecento, è un soggetto attivo in tutti i settori della vita sociale delle comunità.

Il suo pensiero si diffonde, si allarga a macchia d’olio, non è più soltanto mezzogiorno d’Italia ma diventa fenomeno esteso prima in tutta la nazione, con l’avvento di partiti che fanno del Giufaesimo la loro bandiera, poi in tutto il mondo.

Giufà oggi è l’uomo più potente del mondo.

Potrebbe chiamarsi Donald Trump, ad esempio.

Giufà è quello che dice vui non sapiti cu su i cristiani.

Giufà è il tamarro con la camicia aderente e il crocifisso al collo.

È quello che vi supera a destra perché ha un macchinone.

È quello che il capo è suo compare.

Quello che l’onorevole è suo compare.

Quello che il vescovo è suo compare

Giufà è il compare di tutti i compari.

Giufà non è religioso: è superstizioso.

Lui non prega Dio: si rivolge ai santi e alla madonna.

Giufà è l’uomo degli intermediari.

Giufà è quello delle scorciatoie.

Perché Giufà non fa file, lui le supera.

Lui non studia, la laurea sa catta.

Giufà ha una moglie, Giufanina, che è peggio di lui.

Giufanina mostra le minne, e dice che è ironica.

Giufanina sbrilluccica di gioielli, ma la chiama cultura.

Giufanina fa la beneficenza, con la ritenuta d’acconto.

Giufanina è alla moda, ha chiamato suo figlia Chanel.

L’altro figlio invece lo hanno chiamato Pitt. Come Brad Pitt? No, come Pit-bull.

Giufà ormai detta le regole del gioco.

Urla al telefono per far sapere che ha la villa a Panarea.

Per ogni stupidata si fa un selfie, e poi lo spara sui social perché Giufà, oggi, è un tipo molto social.

Giufà ha una idea moderna di impresa: gli altri lavorano, e lui non li paga.

Giufà ha una precisa idea di ambiente: nel cemento non ci sono insetti.

Giufà ha precisa idea della vita:

il fesso è fesso

e qui nessuno è fesso.

Giufà, per concludere, è una deviazione del percorso umano e civile.

Ed è ciò con cui faremo i conti nei prossimi cent’anni.

Ovunque, nel mondo.

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