C’eravamo tanto amati: un miliardo
Quanto vale davvero un miliardo? Basta fare un conto per capire che la vita umana è troppo breve perfino per contarlo. E che i numeri smascherano ogni illusione
Un Miliardo
Cosa vuol dire smarrire il senso della misura ?
L’umanità ha perso la lucidità, dietro sogni di grandezza, dietro bugie e illusioni che, come sosteneva Voltaire, producono l’identico effetto.
Bugie e illusioni, numerose a tal punto da confondersi tra loro.
Chi rincorre le une, chi le altre, chi se ne serve, chi è più veloce. Siamo come industriose, e un po’ matte, formiche che hanno perso il senso dell’esistenza.
Un modo per capire la realtà c’è: basta fidarsi delle leggi che regolano il mondo fisico.
Contano, e sono vere e dimostrabili, tre cose: la chimica, la fisica e la biologia. Il resto è costruzione mentale.
Queste tre cose obbediscono soltanto ai numeri.
I numeri sono la realtà a cui non si sfugge.
Ritrovare la misura e il senso dell’esistenza attraverso i numeri.
Che non si prestano a interpretazioni.
Un numero è un numero e basta.
Noi li rispettiamo poco, i numeri.
I numeri sono infiniti. Hanno qualcosa che li può avvicinare all’Essere Supremo, se mai esistesse un essere supremo.
Già questo dovrebbe bastare a considerarli preziosi e importanti.
Ed anche il tempo è infinito. Ma, su questo, si conducono studi che potranno smontare ogni nostra tesi.
Noi uomini, ahimè, siamo finiti in tutto: nel tempo e nel numero.
Cosa vuoi che siano sette miliardi di individui di fronte a numeri con centinaia di zeri ? O a numeri con miliardi di zeri?
Cosa sono i centomila anni dell’Homo Sapiens di fronte agli eoni del tempo ? Attimi.
Sette miliardi non sono nulla, quindi.
Proviamo a contarli. Immaginiamo di dover stringere la mano a ciascun uomo sulla terra. In quanto tempo ce la caviamo?
Mettiamoci a contare gli esseri umani: ce la sbrighiamo con 1 secondo a testa. In un minuto stringiamo la mano a 60 persone. In un’ora a 3600. In 24 ore a ottantaseimilaquattrocento. Siamo a buon punto. Senza fermarci mai.
Dopo un anno trentunomilioni e cinquecentotrentaseimila persone avranno stretto la nostra mano. Senza fermarci mai. Senza dormire, senza far nulla. Solo contando.
Dopo dieci anni, così, raggiunta quota trecentotredici milioni e rotti, la vita non sembrerebbe così interessante.
Dopo trent’anni, dieci mesi e un pugno di giorni si raggiungerebbe finalmente il miliardo, capendo anche che non c’è il tempo per contare tutti gli altri.
Un miliardo è un numero limitante per la nostra condizione di umani, per quanto sapiens.
I miliardi sono biglie degli dèi.
Con lo stesso sistema proviamo a contare i soldini del nostro reddito. Prendiamo Reggio, a esempio, dove il reddito medio (apparente), quello dell’agenzia delle entrate, è di 19.944 euro l’anno cadauno.
Per contarli quanto ci impieghiamo ? Poco meno di sei ore, un euro alla volta.
Il patrimonio del finanziere Warren Buffett, uno tra gli uomini più ricchi del mondo, ammonta a settantadue miliardi di dollari.
Per contarli ci vogliono duemila duecentotrentadue anni.
Per i poveri dell’Etiopia il conteggio si risolve in molto meno: un dollaro al giorno, 365 l’anno, sei minuti di conta.
Il mondo è abitato da uomini il cui patrimonio vale più di due millenni e da altri, la stragrande maggioranza, per cui è solo una questione di minuti.
Sapere che per “contare” un miliardo ci vuole più di una vita dovrebbe riportarci alla giusta misura (trent’anni dieci mesi e dodici giorni senza fermarsi mai)
Sentire blaterare di somme così importanti da gente senza cognizione delle grandezze può urtare la suscettibilità dei numeri. Che potrebbero trasformarsi in irrazionali.
E abbandonarci per sempre alle nostre bugie e alle nostre illusioni.
Un miliardo!
Pensiamoci quando lo pronunciamo.
Siamo umani, dal tempo e dallo spazio limitati.
E anche quelli che pensano di essere simili a faraoni, a imperatori, o addirittura a Dei, finiscono in una bella cassa a marcire.
E i soldi se li contano all’inferno.