Colpevoli di Palestina: una serata per non distogliere lo sguardo
Oggi al CLEF la proiezione del documentario sul processo ad Anan, Ali e Mansour. Una serata di sensibilizzazione sulla Palestina e sulla vicenda giudiziaria di Anan Yaeesh, oggi detenuto a Melfi
Un modo per tenere accesa una luce dove altri preferiscono il buio. È con questo spirito che stasera, giovedì 11 dicembre, il Coordinamento pro Palestina Reggio Calabria promuove un evento di sensibilizzazione che unisce testimonianza, informazione e solidarietà: la proiezione del documentario sul processo ad Anan, Ali e Mansour, accusati di terrorismo e definiti “colpevoli di Palestina”.
L’iniziativa si terrà alle 19:30 al CLEF in Piazza Carmine, con la possibilità per i partecipanti di contribuire alle spese legali.
Chi è Anan Yaeesh e perché viene processato
Il documentario ripercorre la vicenda di Anan Yaeesh, in Italia dal 2017, arrestato nel gennaio 2024 a seguito di una richiesta di estradizione presentata da Israele. L’accusa è quella di terrorismo per la sua partecipazione alla Resistenza palestinese contro l’occupazione in Cisgiordania.
Oggi Anan si trova detenuto nel carcere di alta sicurezza di Melfi, mentre la sua storia continua a sollevare interrogativi sul rapporto tra repressione, dissenso politico e diritti umani.
Un film che attraversa confini e interrogativi
Attraverso le storie intrecciate di Anan, Ali e Mansour, il documentario apre uno squarcio sulla realtà della Palestina occupata e su ciò che viene definito dagli organizzatori come il funzionamento della macchina repressiva anche in Italia.
La narrazione cinematografica diventa così strumento per porre domande urgenti: cosa significa essere accusati per aver resistito a un’occupazione? Qual è il ruolo degli Stati europei nei procedimenti giudiziari che coinvolgono cittadini o rifugiati palestinesi? E quale spazio può ritagliarsi la solidarietà civile?
Un evento per riportare lo sguardo su Gaza
La serata si colloca nel più ampio impegno del Coordinamento per mantenere vivo il dibattito sulla situazione palestinese, in un momento in cui la cosiddetta tregua e i tentativi di accordo hanno avuto l’effetto di deviare l’attenzione dal genocidio ancora in corso. Una violenza che a Gaza non si manifesta solo attraverso i bombardamenti, ma anche in forme più silenziose: povertà, fame, mancanza di risorse e un inverno che assedia e sfianca anche peggio di una guerra.
Un invito a non distogliere lo sguardo, a restare presenti laddove la sofferenza e la resistenza continuano, anche quando i riflettori mediatici si spengono.