Con “40… ma non li dimostra” Guarneri conquista il Cilea
Tra comicità e malinconia la commedia brillante di Peppino e Titina De Filippo ieri sera ha chiuso la stagione della Polis Cultura al teatro Francesco Cilea di Reggio Calabria - FOTOGALLERY
17/04/2026Grazia CandidoApertura, Teatro0
Ieri sera il sipario del teatro si è alzato su una commedia brillante e amara allo stesso tempo, e a guidare il pubblico in questo intreccio di equivoci e sentimenti è stato l’attore Enrico Guarneri, protagonista di “40… ma non li dimostra” di Peppino e Titina De Filippo. Una prova intensa, accolta con calore, che ha chiuso la stagione della Polis Cultura diretta da Lillo Chilà, il quale ha voluto salutare il pubblico del teatro Cilea scegliendo “un amico e grande attore”.
Una storia familiare tra ironia e rinunce
Nel raccontare lo spettacolo, Guarneri entra subito nel cuore della storia: «È la vicenda di una famiglia con quattro figlie femmine — nel testo originale credo fossero cinque — ma noi ne abbiamo “tolta una”, come dico scherzando, e restano queste quattro sorelle così diverse tra loro».
Tre sono giovani, moderne, indipendenti, già proiettate verso il matrimonio. Al centro, invece, c’è Sesella, la primogenita: «Una ragazza semplice, educatissima, che si è sostituita alla madre dopo la sua scomparsa, prendendosi cura del padre e delle sorelle, rinunciando di fatto a se stessa».
Un personaggio, quello di Sesella, che porta con sé il peso di regole e rinunce: «Ha subito la volontà del padre, che le imponeva limiti su tutto, dal modo di vestire all’uscire la sera. Così arriva a quarant’anni, che all’epoca era un’età considerata “tardiva”, senza aver vissuto davvero». E qui, sottolinea Guarneri, emerge anche il contrasto con la contemporaneità: «Oggi fa sorridere, perché i tempi sono cambiati, ma allora era una condizione quasi drammatica».
L’equivoco che accende la commedia
Il cuore comico della commedia nasce da un equivoco: il padre Pasquale, interpretato dallo stesso Guarneri, viene convinto che Sesella sia finalmente innamorata.
«Lui si aggrappa a questa idea, pensa che sia “l’ultimo treno” per la figlia. Ma è tutto un malinteso: il giovane in questione è innamorato di un’altra sorella».
Da qui si sviluppa una catena di situazioni esilaranti, alimentate anche dal silenzio imbarazzato del ragazzo: «È talmente rispettoso che non riesce a dire la verità e così, il padre prende fischi per fiaschi, alimentando un’illusione».
Illusione che trasforma profondamente Sesella: «Quando si convince di essere fidanzata, cambia. Diventa, a modo suo, elegante, moderna, si trucca, ma agli occhi degli altri appare quasi ridicola. È come se cercasse una rivincita su tutto ciò che la vita le ha negato».
Una trasformazione che dura poco, perché la verità arriva inevitabile: «Come diciamo noi in Sicilia, meglio arrossire una volta che ingiallire cento. Prima o poi, i nodi vengono al pettine».
Il ritorno alla verità e il senso dell’opera
Il momento finale segna un ritorno all’essenza del personaggio: «Sesella riappare com’era all’inizio, con il suo vestito dimesso, casto, modesto. È un ritorno alla verità».
Ed è proprio qui che Guarneri individua il messaggio più profondo dell’opera: «La morale è semplice: nella vita bisogna essere sempre se stessi. Non ha senso atteggiarsi o fingere, perché prima o poi tutto viene scoperto».
Non manca, infine, una riflessione più ampia sul destino: «C’è anche un certo fatalismo nella storia. A un certo punto si dice che se è rimasta zitella, forse era questa la volontà di Dio. È una visione che appartiene a un’altra epoca, ma che fa riflettere ancora oggi».
Un finale tra risate e pensiero
Tra risate, malinconia e una sottile critica sociale, lo spettacolo ha conquistato il pubblico del Cilea, suggellando con successo la chiusura della stagione. E la scelta di Lillo Chilà di affidare questo momento a Enrico Guarneri si è rivelata perfetta: un congedo all’insegna del teatro di qualità, capace di far sorridere e pensare allo stesso tempo.