Contro la paura, il libro dell’ex capo della polizia Gabrielli al Polimeni

Franco Gabrielli presenta a Reggio Calabria Contro la paura, un manifesto per una sicurezza democratica che supera propaganda e contrapposizioni ideologiche

Gabrielli al Polimeni

«Un percorso a ritroso dei mondi che ho vissuto. Non  vuol essere certamente una verità rivelata o la scienza dispensata a chi non conosce queste situazioni, piuttosto è il tentativo di ricondurre i temi della sicurezza a un dibattito caratterizzato dalla concretezza e da un linguaggio di verità che risulta fondamentale. Le cose di cui parlo sono frutto di collaborazione con grande giornalista per un libro fortemente radicato nelle esperienze».

Così Franco Gabrielli, ex capo della Polizia di Stato e prefetto, racconta il suo ultimo libro “Contro la paura. Manifesto per una sicurezza democratica”, scritto con Carlo Bonini, vice direttore de La Repubblica, edito da Feltrinelli.

Il saggio è stato presentato al circolo del tennis “Polimeni”, introdotto da Marco Schirripa, con la moderazione della giornalista Giulia Merlo, presenti il sindaco di Reggio Calabria, Francesco Cannizzaro e il consigliere comunale Domenico Battaglia. Un tema, quello della sicurezza che, sovente, cede il passo alla propaganda politica.

«La sicurezza non è una spada da brandire, ma un prerequisito di tutte le libertà e di tutti i diritti; senza sicurezza e libertà e diritti risultano menomati». Quello dell’ex prefetto è un monito rivolto a tutti, chiarisce «Alla destra perchè a volta l’ha utilizzata in maniera impropria, alla sinistra perché non sempre l’ha messa al vertice delle proprie attenzioni». Una sorta di invito a recuperare l’importanza e la centralità delle sicurezza «Che non si basa sull’alimentare e amplificare le paure. con un baratto fraudolento tra libertà e sicurezza che non è proprio del nostro Paese. Infatti le democrazie occidentali stanno sempre più restringendosi, per lasciare spazio alla “democratura”, una forma di governo formalmente democratico dove ci sono le elezioni, in cui però le libertà, nella prospettiva di essere la merce di scambio con la sicurezza, vengono sempre più ristrette. Rispetto a una proposta in questi 4 anni di governo che si basa sullo strumento penale, su questo profluvio di decreti legge,  di continua rincorsa dei fatti di cronaca che segnano la mappatura della normazione, va invece tenuta insieme la gestione degli effetti. I cittadini hanno bisogno di vedere la presenza delle istituzioni, il contrasto delle forme criminali, ma anche che si cominci ad affontare le cause: su tutte il tema dell’immigrazione che in questi anni, tra buonisti e cattivisti, non è mai stato affrontato realmente. Un tema che deve mettere insieme i flussi leciti, i rimpatri e l’integrazione, che nel nostro Paese non è stata affrontata. La conseguenza è che ci lamentiamo delle degenerazioni sui ragzzi di seconda o terza generazione o delle sacche di illegalità e marginalità».

«Un sindaco che è chiamato tutti i giorni ad affrontare la sicurezza urbana – ha spiegato Cannizzaro – deve acquisire nozioni importanti da chi è stato chiamato a ricoprire ruoli di vertice, come il prefetto Gabrielli. Chi  meglio di lui può, in questa fase delicata del nostro Paese, suggerire alla società italiana come affrontare questo fenomeno in ascesa? La sicurezza è un tema importante e credo però che la politica degli ultimi anni abbia fatto un errore ideologicizzandolo troppo e, invece, questo è un aspetto non di destra o sinistra, ma un tema culturale che appartiene ad ogni singolo cittadino e alle istituzioni che sono chiamate a governare i processi. Ci sono stati toni esasperati, anche da parte di leader della mia coalizione, ogni volta che, in questi anni, il Parlamento è stato chiamato a votare provvedimenti in materia di sicurezza. Misure spesso enfatizzate oltre il necessario, alimentando uno scontro con chi la pensa diversamente. Le tensioni e gli scontri nelle piazze e negli istituti di formazione sono stati anche il frutto di questa contrapposizione politica. È una dinamica che deve finire: non possiamo continuare su questa strada. La sicurezza non ha un colore politico, è un bene che appartiene a tutti».

Il consigliere Battaglia ha evidenziato le origini “democristiane” che lo accomunano a Franco Gabrielli: «Ci siamo conosciuti nella DC, lui poi ha fatto tanta strada. Quella di oggi è una ghiotta occasione per discutere del tema del momento, la sicurezza, declinata come fa l’ex prefetto, una sicurezza democratica, una ricetta che si porta dentro la sua formazione politica, cresciuta nel movimento dei cattolici democratici e un approccio lungimirante e non repressivo, credo che questa sia la grande novità».

Share via