Corrado Alvaro, la stanza della memoria a Reggio Calabria

A settant'anni dalla morte di Corrado Alvaro, CULT visita lo studio dello scrittore custodito alla Biblioteca De Nava di Reggio Calabria: un luogo intatto dove rivivono la sua voce, i suoi libri e la sua Calabria - GALLERY

Corrado Alvaro

Alcune volte i luoghi custodiscono presenze. Basta aprire una porta, sfiorare una scrivania, osservare un oggetto rimasto al suo posto per avere la sensazione che il tempo si sia fermato. È quello che capita quando si entra nella sala dedicata a Corrado Alvaro all’interno della Biblioteca Pietro De Nava di Reggio Calabria che noi di CULT, a settant’anni dalla scomparsa dello scrittore, avvenuta l’11 giugno 1956 a Roma, abbiamo visitato accompagnati dagli esperti della prestigiosa istituzione guidata da Daniela Neri.

Oggi, quel luogo, preservato esattamente com’era quando era utilizzato da Alvaro, appare una sorta di tempio della memoria: non solo uno studio freddo ma uno spazio vivo che restituisce la misura umana e intellettuale di uno dei più grandi protagonisti della cultura italiana del Novecento.

Un intellettuale europeo con il cuore in Aspromonte

Nato a San Luca il 15 aprile 1895, il “nostro” infatti fu molto più di uno scrittore. Giornalista, narratore, poeta, drammaturgo, traduttore, autore di reportage e sceneggiature, attraversò alcuni dei momenti più complessi della storia europea del secolo scorso, osservandoli con uno sguardo autonomo e profondamente umano.

Ferito durante la Prima guerra mondiale, collaborò con importanti testate nazionali e costruì una produzione letteraria vastissima. Dal celebre “Gente in Aspromonte” fino a “L’uomo è forte”, romanzo anticipatore delle distopie moderne, passando per i diari, i racconti di viaggio e le opere teatrali, Alvaro seppe raccontare i cambiamenti della società, il rapporto tra tradizione e modernità e il destino di uomini e comunità sospesi tra radici e futuro.

La Calabria non fu mai per lui una semplice cornice geografica ma una chiave di lettura dell’esistenza umana. Nei suoi libri visse la memoria di un mondo in trasformazione, osservandolo senza retorica e senza indulgenze. Una severità che non si percepisce nei confronti della donna calabrese, che per Alvaro ha un ruolo quasi sacro. Non a caso scriveva ne “L’ultimo diario”: «La donna è il personaggio più importante e autentico della Calabria e anche il lusso di una natura scabra immiserita dagli uomini».

Una frase scolpita anche in uno dei blocchi marmorei del monumento che Reggio Calabria gli ha dedicato in piazza Indipendenza, dove le parole dello scrittore continuano a dialogare con la città.

Lo studio di Alvaro custodito alla Biblioteca De Nava

Il cuore della memoria alvariana batte però tra le mura della Biblioteca De Nava.

Qui è conservato lo studio originale dello scrittore, donato dalla moglie Laura Babini al Comune di Reggio Calabria negli anni successivi alla sua morte. Un patrimonio prezioso, mantenuto nel rispetto della disposizione originaria e sottoposto alla tutela della Soprintendenza.

Entrando nella sala dedicata ad Alvaro si ha davvero l’impressione che il padrone di casa si sia appena alzato dalla scrivania.

La poltrona sulla quale sedeva, immortalata anche in una fotografia d’epoca, è ancora lì. Accanto, il secrétaire, i tappeti, i quadri, i vasi, gli oggetti d’arte, il tagliacarte, le librerie con i volumi appartenuti allo scrittore e numerose edizioni delle sue opere pubblicate da Bompiani, casa editrice alla quale rimase legato da un rapporto di profonda amicizia con Valentino Bompiani.

«Quello che c’è qui dentro è lo studio di Corrado Alvaro così come si trovava nella sua abitazione laziale», ci spiegano i funzionari della biblioteca. E precisano: «Non abbiamo aggiunto nulla. Tutto è stato ricostruito esattamente com’era. Mobili, quadri, libri, suppellettili: ogni elemento apparteneva a lui ed è rimasto nella posizione originaria».

Tra i volumi e gli oggetti si scoprono piccoli tesori che restituiscono l’immagine più intima dell’autore. In una teca sono esposte le traduzioni delle sue opere in francese e tedesco, testimonianza concreta della dimensione europea che caratterizzò la sua attività culturale.

Vi sono anche caricature, fotografie private e alcuni disegni che decoravano il suo studio, rimasti esattamente dove erano stati collocati da lui stesso.

Particolarmente suggestivo il manoscritto con una dedica in francese a «Mademoiselle Blanche», legato al periodo in cui Alvaro collaborava come corrispondente del quotidiano francese Le Monde. Non si conosce il rapporto che legava questa misteriosa “Blanche” allo scrittore: un piccolo enigma letterario che aggiunge fascino a una stanza già ricca di memoria e di storie ancora da raccontare.

Su una delel pareti spicca la maschera funeraria realizzata dopo la morte dello scrittore, una presenza che richiama anche la sua intensa produzione teatrale, da Caffè dei naviganti fino alla celebre Lunga notte di Medea. Accanto ai libri e agli oggetti personali, una fotografia del tenente Antonio Panella, eroe reggino insignito della Medaglia d’oro al valor militare dal presidente Giovanni Gronchi.

«Tutto quello che vediamo era parte della sua quotidianità», raccontano ancora i funzionari: «Volevamo restituire ai visitatori non soltanto il grande scrittore, ma l’uomo con le sue passioni e la sua straordinaria curiosità intellettuale».

Un patrimonio salvato e restituito alla Calabria

Tra i pezzi più significativi, conservati in archivio, figurano anche i manoscritti originali delle sue opere.

Una sezione consistente è stata recuperata e riportata in Calabria grazie all’intervento della Provincia di Reggio Calabria e della Regione, che ne hanno consentito l’acquisizione da parte della Fondazione Corrado Alvaro.

Alla Biblioteca De Nava sono custoditi carteggi, dattiloscritti e materiali che permettono di scoprire tutte le anime dell’autore: romanziere, drammaturgo, sceneggiatore e intellettuale impegnato. Dalle “Donne di Bagnara” a “La lunga notte di Medea”, passando per “Belfagor, il diavolo curioso” possiamo visionare la scrittura di Alvaro, le correzioni apportate a penna, gli appunti e le note a margine dei fogli.

La storia commovente

Fra i tanti racconti emersi durante la visita, uno colpisce in particolare.

Corrado Alvaro era il primogenito di sei fratelli. Dopo la sua morte, uno di loro, don Massimo, sacerdote, compì un gesto di amore assoluto.

Per evitare alla madre il dolore della perdita, continuò a scriverle lettere fingendosi Corrado.

«Intrattenne una corrispondenza con la madre facendosi passare per il fratello», raccontano con emozione i funzionari della Biblioteca.

«Non volle mai comunicarle la morte di Corrado. Un gesto di straordinario affetto che proseguì fino alla scomparsa stessa della madre».

Una vicenda quasi romanzesca, degna delle pagine dello stesso Alvaro, che racconta meglio di molte biografie i valori e il senso della famiglia nei quali lo scrittore era cresciuto.

Il legame con Reggio Calabria

La città dello Stretto non ha mai dimenticato il suo grande autore.

Oltre alla sala della Biblioteca De Nava, Reggio gli ha dedicato un monumento in piazza Indipendenza, dove sono incise alcune delle frasi più significative delle sue opere.

Anche il premio “Bergamotto d’Oro”, conferito postumo nel 1965 alla moglie Laura Babini, testimonia l’affetto che la comunità reggina ha sempre nutrito verso lo scrittore.

Un episodio dal forte valore simbolico viene ancora ricordato con emozione dagli stessi esperti della biblioteca: durante la cerimonia, lo scrittore Leonida Repaci, mentre consegnava il riconoscimento a Laura, piantò un ramoscello di bergamotto nel terreno.

Come a dire che, proprio come il profumo unico del frutto simbolo di Reggio Calabria, anche l’opera di Corrado Alvaro avrebbe continuato a diffondersi ben oltre i confini della sua terra.

Uno scrittore che continua a parlare

Alvaro infatti non può certo essere ridotto al suo scritto più celebre “Gente in Aspromonte” sarebbe ingiusto. Egli fu uno scrittore capace di anticipare temi che sarebbero diventati centrali molti anni dopo, un precursore, un visionario, un osservatore acuto della modernità: un intellettuale europeo, ma mai sradicato dalle proprie origini.

E lasciando quella stanza della Biblioteca De Nava, si ha la sensazione che Corrado Alvaro abiti ancora quei volumi consumati, quella scrivania, la sua poltrona, i suoi oggetti e i suoi manoscritti. Ma soprattutto che abiti la terra che ha raccontato senza cedere ai luoghi comuni, con severità, amore e speranza ostinata. E settant’anni dopo la sua morte, nel silenzio dello studio custodito a Reggio Calabria continua a parlare.

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