Costa Viola: la petizione contro il progetto Edison

Al via la petizione su Change.org contro l’impianto idroelettrico Edison a Favazzina e Scilla: quasi 1.500 firme in due giorni per difendere la Costa Viola, il mare e il territorio

costa viola

Si intitola “Difendiamo Favazzina, Scilla e tutta la Costa Viola dall’impianto Edison” la petizione lanciata su Change.org dal Comitato spontaneo per la difesa della Costa Viola, nata per contrastare il progetto di accumulo idroelettrico mediante pompaggio proposto da Edison S.p.A. nel territorio del Comune di Scilla, in provincia di Reggio Calabria.

La raccolta firme, avviata da appena due giorni, ha già raggiunto quasi 1.500 adesioni, segno di una crescente attenzione e preoccupazione da parte di cittadini e associazioni, anche al di fuori del territorio direttamente interessato.

Il progetto Edison: cosa prevede l’impianto di pompaggio

Il progetto, si spiega nella petizione, riguarda le frazioni di Favazzina e Melia, dove è prevista la realizzazione di un grande impianto di accumulo idroelettrico che utilizzerebbe acqua marina prelevata dal Mar Tirreno.

In concreto, ogni giorno verrebbero pompati circa 1,1 milioni di metri cubi di acqua di mare verso un bacino artificiale di nuova costruzione, collocato a circa 630 metri sul livello del mare. Il collegamento tra la costa, il bacino e la centrale avverrebbe attraverso circa 5 chilometri di gallerie sotterranee, con diametro superiore ai 4 metri, e pozzi verticali profondi fino a 700 metri, scavati in un’area considerata geologicamente fragile.

La centrale di produzione sarebbe realizzata in una caverna artificiale a grande profondità, mentre lungo la costa sono previste opere marittime permanenti, tra cui una vasca di presa a mare e un frangiflutti esteso per centinaia di metri.

Perché il Comitato dice no: i nodi energetici ed economici

Secondo i promotori della petizione, il progetto presenta anche un profilo energetico controverso. L’impianto utilizzerebbe 325 MW di energia per pompare l’acqua, a fronte di una produzione stimata di circa 255 MW.

Un meccanismo che, secondo il Comitato, trasformerebbe l’accumulo di energia in un investimento finanziario, più che in una risposta ai bisogni energetici locali. L’impianto, definito sperimentale e senza precedenti in Italia, non sarebbe destinato a servire le comunità della Costa Viola, ma il mercato del Centro-Nord o addirittura l’esportazione all’estero, senza alcuna previsione di indennizzi o agevolazioni in bolletta per i residenti.

Inoltre, proseguono i promotori, Favazzina, Scilla e l’intera Costa Viola sono un’area caratterizzata da un equilibrio idrogeologico delicatissimo, versanti instabili, fondali marini di elevato valore ecologico e un paesaggio riconosciuto e tutelato anche a livello europeo. Secondo diverse analisi tecniche indipendenti richiamate nella petizione, il progetto comporterebbe rischi idrogeologici, con possibili frane, dissesti e alterazioni delle falde; impatti sull’ambiente marino, sulla biodiversità e sulle praterie di Posidonia; trasformazioni irreversibili del paesaggio, dovute a infrastrutture industriali permanenti; un modello energetico che non porta benefici diretti alla comunità locale; oltre sette anni di lavori, con cantieri diffusi tra Scilla, Favazzina, Melia e Bagnara.

Una battaglia che va oltre il territorio locale

Da qui la petizione che chiede lo stop al progetto per come concepito, evidenziando alle istituzioni un segnale chiaro della contrarietà della popolazione.

La raccolta firme, si legge nel testo, è aperta a chiunque, anche a chi non vive in Calabria. Secondo i promotori, la vicenda della Costa Viola riguarda un tema più ampio: il modello di sviluppo energetico, il rapporto tra grandi opere e territori, tra profitto e beni comuni. Peraltro, la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale, avviata presso il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica nel maggio 2023, risulta ancora in corso e al momento ferma.

“Non abbiamo più molto tempo”, conclude il Comitato, invitando a firmare e a diffondere la petizione per rendere noti i rischi del progetto e ribadire che la Costa Viola non è sacrificabile.

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