Costa Viola: voci unite contro il progetto Edison

Si è tenuta a Scilla l’assemblea pubblica contro il progetto Edison di Favazzina. Tecnici, associazioni e cittadini chiedono trasparenza e un incontro urgente con la Regione Calabria

Progetto Edison Assemblea Scilla

Un silenzio destinato a rompersi e un territorio che decide di parlare. Queste le premesse (e le speranze) di quanto avvenuto il 16 dicembre scorso a Scilla, nella Casa della Carità, dove cittadini, comitati, tecnici ed esponenti del mondo ambientalista, dietro l’organizzazione e la spinta del Comitato spontaneo per la difesa della Costa Viola, si sono ritrovati per fare chiarezza e rilanciare la mobilitazione contro il progetto Edison di Favazzina, un impianto di accumulo idroelettrico mediante pompaggio destinato a incidere profondamente sul territorio. A raccontare ciò che è emerso e i prossimi passi è Lucia Cara, portavoce del Comitato spontaneo per la difesa della Costa Viola, promotore dell’iniziativa.

L’assemblea del 16 dicembre: chi c’era e cosa è emerso

Un incontro partecipato e intenso quello di Scilla, che ha segnato un nuovo passaggio nella battaglia per la tutela di uno dei tratti più fragili e preziosi del territorio reggino.

All’assemblea pubblica sono intervenuti gli esperti che hanno contribuito alla redazione di un rapporto di valutazione critica degli impatti del progetto energetico Edison “Favazzina”, presentato e discusso nel corso della serata. Il rapporto (Scaricabile in pdf e tramite Qr code) è stato realizzato dal gruppo di lavoro multidisciplinare coordinato da Alberto Ziparo su incarico del Comitato per la Difesa della Costa Viola.

All’assemblea hanno preso la parola: Piero Polimeni, ingegnere esperto di pianificazione energetica; Domenico Marino, docente di economia ambientale all’Università Mediterranea; Paolo Barone, titolare dello Scilla Diving Center ed esperto di ambiente marino; e lo stesso coordinatore del gruppo di lavoro Alberto Ziparo, urbanista e docente universitario in pensione.

L’introduzione è stata affidata a Rosalba Marotta, del Comitato spontaneo per la difesa della Costa Viola.

Pur senza interventi dal palco, erano presenti rappresentanti di Legambiente, Italia Nostra, FAI, Touring Club Italiano, oltre alle due minoranze consiliari di Scilla con Carmela Santagati, l’avvocato Gabriele Polistena (consigliere comunale in carica) e Rocco Bueti, già candidato sindaco.

Significativa anche la presenza di rappresentanti del coordinamento calabrese Controvento, realtà attiva contro la trasformazione della Calabria in hub energetico, con battaglie già vittoriose contro impianti industriali eolici e fotovoltaici, come nel caso dell’impianto di Agnana.

All’incontro ha partecipato attivamente la cittadinanza. Presente anche un assessore del Comune di Bagnara Calabra, mentre ha fatto discutere, sottolinea la Cara, l’assenza del sindaco e della giunta dell’amministrazione di Scilla, nonostante l’invio formale di inviti via pec.

Dall’amministrazione di Bagnara è arrivato uno dei segnali istituzionali più rilevanti: la proposta di istituire una commissione condivisa tra i Comuni coinvolti, il Comitato, la cittadinanza e gli esperti, come luogo di confronto e approfondimento. Un’apertura giudicata importante dal Comitato, perché fondata sull’ascolto e sullo scambio di informazioni.

Le criticità evidenziate nel rapporto tecnico

Uno dei punti centrali dell’assemblea è stato il rapporto tecnico di valutazione critica del progetto Edison, realizzato pro bono dal gruppo di lavoro multidisciplinare coordinato da Alberto Ziparo al quale hanno contribuito Paolo Barone, Anna Giordano, naturalista WWF, Domenico Marino, Giovanni Mento, Piero Polimeni, Pino Romeo, Giovanni Salerno.

Il rapporto aggiorna e amplia una prima versione presentata a febbraio 2025 e fa emergere numerose criticità evidenziate dagli esperti.

Il geologo Giovanni Salerno ribadisce l’incompatibilità del progetto con la fragilità idrogeomorfologica ed ecologica dell’area. Secondo l’esperto, gli impatti sono stati sottovalutati a causa di analisi incomplete dei sistemi ambientali.

L’urbanista Pino Romeo evidenzia come gli strumenti di pianificazione territoriale e paesaggistica vengano nel progetto citati ma non realmente rispettati, mentre Giovanni Mento sottolinea le carenze rispetto alle norme che regolano aree protette, ZPS e ZSC.

Paolo Barone analizza gli effetti sull’ambiente marino, mettendo in luce i rischi per le caratteristiche chimico-fisiche delle acque, i fondali e la biodiversità.

L’ingegnere Piero Polimeni segnala l’anomalia di un impianto che consumerebbe più energia di quanta ne produca, definito “sperimentale”, con benefici incerti per il sistema energetico nazionale e potenziali danni certi per il territorio.

Il professor Domenico Marino evidenzia l’insostenibilità economica dell’opera e il suo contrasto con qualsiasi ipotesi di sviluppo sostenibile della Costa Viola.

Infine Alberto Ziparo conclude che le gravi lacune dello Studio di Impatto Ambientale basterebbero, da sole, a giustificare una bocciatura del progetto.

Trasparenza mancata e procedura contestata

Uno degli aspetti più contestati del progetto, ad ogni modo, riguarda la mancanza di trasparenza, atteso che lo stesso, specifica la portavoce del comitato, “sarebbe avanzato senza un’adeguata informazione delle comunità locali”. Particolarmente significativo il caso delle osservazioni dei dottori Minutolo, proprietari dei terreni interessati e promotori di un progetto alternativo legato alla salute e al benessere. “Le loro osservazioni, inviate nel 2024, risultano pubblicate sul sito del MASE solo nel settembre 2025, insieme alle integrazioni di Edison, con una finestra di appena 15 giorni per eventuali controdeduzioni” spiega Lucia Cara.

Altri elementi critici evidenziati riguardano il confronto con un impianto sperimentale simile esistente in Giappone. Tuttavia, evidenzia ancora la Cara, “questo impianto è cinque volte più piccolo di quello progettato da Edison e abbiamo appurato che è stato dismesso dal 2016, perché in Giappone questa tecnologia appare già superata e si parla addirittura di progetti di osmosi e non di pompaggio”.

Altro punto da non sottovalutare, precisa la portavoce del comitato è “la superficialità con cui sono stati analizzati alcuni rischi che andranno ad impattare su vaste zone aspromontane. E mi riferisco all’impatto sul microclima, non solo sul fronte esondazioni e infiltrazioni, ma anche con riferimento all’evaporazione dell’acqua marina ad un’altitudine di circa 600 metri. Da non trascurare infine, l’omissione del principio di precauzione contestata dalla dottoressa Anna Giordano e lo smaltimento delle rocce di scavo messo in rilievo dal professore Domenico Marino. Parliamo di un milione di metri cubi di rocce da scavo, come verranno smaltite? Saranno trasferite? E dove? Quale sarà l’impatto del traffico di mezzi pesanti che graverà sulle piccole strade?”.

Le domande sono tante e la conclusione, chiosa amaramente Lucia Cara riportando le parole del prof Marino, “è che un progetto del genere non doveva nemmeno essere presentato. Se dovesse avere la V.I.A. è perché le logiche non sono più scientifiche e tecniche ma di altra natura”.

I prossimi passi per una battaglia che riguarda tutti

Quali saranno i prossimi passi? Chiediamo alla portavoce del comitato.

“All’indomani dell’assemblea, è stata inviata una PEC formale per richiedere un incontro istituzionale urgente all’assessore all’Ambiente della Regione Calabria, Antonio Montuoro” risponde.  La richiesta è stata inviata inoltre: al Ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, al MASE, all’Ente Parco Nazionale dell’Aspromonte e anche a Edison Spa.

La lettera è firmata dal Gruppo consiliare Scilla Mediterranea (Carmela Santagati e Giuseppe Mangeruca) e da numerose associazioni e comitati, tra cui, in primis, il Comitato. Poi: Movimento Terra e Libertà Calabria, Scilla Diving Center, Legambiente, Italia Nostra, WWF, Comitato Salviamo Favazzina, Comitato Scilla Straordinaria, APS Chianalea.

Favazzina “non è uno spazio residuale né un’area sacrificabile, è mare, costa, memoria, identità e vita quotidiana” si legge nella lettera. E il 16 dicembre a Scilla si è rivendicato il diritto dei cittadini a poter partecipare alle scelte che incidono sul loro destino. La Costa Viola ha dimostrato di non volere restare in silenzio perché la vertenza contro il progetto Edison ha come posta in gioco “la sopravvivenza stessa del territorio”. Una battaglia che riguarda tutti. 

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