Dal buio del manicomio e della trincea, la speranza di un’Alba Nuova

Il romanzo epistolare “Un’alba nuova” di Gabriella Lax e Andrea Puglisi, presentato ieri a palazzo San Giorgio, intreccia le vite di Alba, internata in manicomio, e Fortunato, soldato al fronte. Una storia di emarginazione e amore che nasce da un errore

Alba nuova Lax Puglisi

Uno scherzo del destino, l’errore di una lettera approdata a un destinatario diverso. È questo lo sbaglio che fa incontrare due vite che all’apparenza non hanno nulla in comune e che, invece, sono accomunate dalla sofferenza, dall’umiliazione, dai sogni spezzati, dall’essere ai margini. Un’alba nuova è la storia di Alba e Fortunato, ma è anche la storia di tutti gli emarginati, i fragili, dell’umanità spezzata. È soprattutto un filo di speranza che si rinnova dal passato al presente, dal presente al futuro.

Il romanzo, edito da Castelvecchi, scritto a quattro mani dalla giornalista e scrittrice Gabriella Lax e dall’attore e drammaturgo Andrea Puglisi, è stato presentato ieri, 11 luglio, nel salone dei Lampadari di Palazzo San Giorgio a Reggio Calabria, alla presenza degli autori, del sindaco Giuseppe Falcomatà e delle relatrici Katia Colica, Eleonora Scrivo e Tiziana Bianca Calabrò.

Chi sono Alba e Fortunato?

“Alba è una donna rinchiusa in manicomio, vittima di una grandissima ingiustizia. Cerca di sopravvivere ogni giorno – ha raccontato Gabriella Lax –aggrappandosi alla speranza, anche se a volte sembra svanire. Lo scambio epistolare con Fortunato diventa salvifico per entrambi, li trasforma”.

Alba, simbolo delle donne che non si adeguano, che soffrono, che resistono, è ispirata anche a storie vere, tratte dagli atti del manicomio di Aversa e non solo. «Le storie delle compagne di manicomio, come le chiama Alba sono storie vere, documentate. Ma ci sono anche le mie radici, mia nonna, una parte importante della mia famiglia che mi sono sentita comunque di mettere dentro. E poi ci sono i tormenti di Alda Merini che sono stati fonte di ispirazione così come ‘Per le antiche scale’ di Tobino – ha aggiunto la Lax – e delle tante letture e testimonianze che ho scoperto sin da bambina”.

“Fortunato è semplicemente un uomo. Un uomo mandato al fronte – ha spiegato Andrea Puglisi –per una guerra che non ha scelto, come accade ancora oggi in tanti angoli del mondo. È un nome che sa di beffa, Fortunato, perché è uno dei tanti corpi sacrificabili dalla storia”. La sua voce nasce dalle centinaia di lettere realmente scritte dal fronte, filtrate attraverso la sensibilità dell’autore. “Questo romanzo non è un trattato storico, ma c’è tanta verità dentro: i luoghi, gli eventi, i sentimenti”. E c’è anche una citazione che pesa come un monito: “Per mortes eorum vivimus”, la frase di Corrado Alvaro che Puglisi ha scelto per aprire il libro. “Viviamo grazie al loro sacrificio – – ha detto –e per questo dobbiamo ricordare”.

Un amore che salva… o forse no

L’amore tra Alba e Fortunato nasce da un errore postale: una lettera destinata alla sorella di lui finisce nelle mani di lei. Da quel momento, le loro parole iniziano a costruire un mondo comune. «È come una spiga di grano in mezzo al mare – ha detto Puglisi – una cosa a cui aggrapparsi per non annegare, anche se non sai se ti salverà davvero”.

Un amore archetipico, fatto di distanze e di attese, che però non consola sempre. «L’amore qui è resistenza – ha rincarato Gabriella Lax – ed è anche quello che ruota intorno, che si manifesta negli altri personaggi. È un amore più grande, che va oltre”.

Due autori, due linguaggi, un’unica voce

A moderare l’incontro è stata la scrittrice e drammaturga Katia Colica, che ha raccontato Gabriella Lax come “poetessa, giornalista, avvocato, pluripremiata per la sua narrativa” e Andrea Puglisi come “attore e drammaturgo capace di incarnare emozioni e storia, come ha fatto con Guido Pasolini sul palcoscenico”. Due stili, due formazioni diverse – narrativa e teatro – che si fondono in un’opera intensa e necessaria.

“Oggi pubblicare un libro è un atto rivoluzionario” ha detto Puglisi. E Lax ha ricordato come «tante storie documentate, lette negli archivi, raccolte nei manicomi di Aversa e Girifalco, tra gli altri, siano ancora tremendamente attuali”.

“Un’alba nuova” è un libro che parla di ieri per farci riflettere sull’oggi e sul domani. Un romanzo storico, ma soprattutto un grido d’umanità. «Chi sono oggi i Fortunato e le Alba?» si è chiesta Katia Colica. Forse siamo noi. Forse siamo ancora lì, in trincea e in manicomio, a scrivere lettere che non sappiamo se nessuno leggerà.

Un’alba che illumina il presente, un atto di resistenza

Per Katia Colica, “Un’alba nuova” è “un atto di resistenza”. «È un errore a far nascere questa storia. Un errore che diventa salvezza, che ci accompagna per mano. Alba è un’oracolare Cassandra moderna, rinchiusa perché inadatta, perché desidera cose semplici come diventare madre. Fortunato è l’uomo ridotto a numero in trincea. Eppure, queste due fragilità, si riconoscono, si ascoltano. E resistono scrivendo”.

Anche la poeta e scrittrice Eleonora Scrivo ha sottolineato il valore politico e storico del romanzo, che trova inquietanti parallelismi con il presente. “Oggi è una giornata molto particolare per due motivi – ha evidenziato – c’è un anniversario triste e un evento che ci tocca da vicino: i 30 anni dal genocidio di Srebrenica, quindi la guerra del Kosovo, e la scomparsa di uno dei maggiori intellettuali viventi, Goffredo Fofi. Qual è il legame? Fofi indagava i margini della società, gli ultimi. E nel romanzo di Gabriella e Andrea ci sono questi due margini, un dentro e un fuori, il manicomio e la trincea. E oggi assistiamo di nuovo a proposte di legge che vogliono riportare indietro la storia. Così come la guerra che continua, oggi come allora, anche se con nomi e scenari diversi”.

La scrittrice e poeta Tiziana Bianca Calabrò ha sottolineato, infine, come “lo scambio di un numero, l’errore che fa iniziare questa storia sulla carta è davvero la dimostrazione che il destino è un tiro di dadi, un giro di tombola che spiega l’incontrollabile della vita”. La Calabrò si è soffermata poi sull’epistolario scelto dagli autori, una forma di narrazione potentissima. “Oggi le lettere sono le chat. Ma la dinamica è la stessa: Fortunato e Alba si immaginano, si attendono, si confessano, si aggrappano alle parole per non cedere. Si costruiscono a vicenda, esistono l’uno perché c’è l’altro ma non si vedono, e sembra quasi che quest’attesa sia il corpo mancante. Solo così – ha chiosato la Calabrò – riescono ad evadere dalle proprie prigioni: quella della storia e quella delle istituzioni”.

La voce delle emozioni

Il sindaco Giuseppe Falcomatà, nel suo intervento, ha parlato di un libro che “non solo emoziona, ma lascia domande. Le storie migliori sono quelle che non danno risposte, ma che ci costringono a interrogarci”. Ha poi rivolto un pensiero affettuoso a Gabriella Lax, definendola «una donna che sa leggere tra le righe, oltre le righe, e dietro il foglio. Una professionista che sa entrare in empatia con le storie, le persone, la memoria”.

Il valore di un errore

In un’epoca in cui tutto sembra effimero, la forza di una lettera sbagliata che dà il via al romanzo ci ricorda, dunque, che persino gli errori possono essere salvifici. Un’alba nuova è un romanzo che non offre certezze. È una storia d’amore ma anche di memoria, di resistenza e di fragilità. È il racconto di due anime che si trovano e si cercano a vicenda. E ci insegnano che nessuno è veramente perduto se qualcuno, anche per errore, lo ascolta.

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