D’Angelo: va via un genio del NuSoul, Rn’b

Quando notorietà, talento ed arte, uniscono i Soul Brotha, ma il destino va troppo in fretta e cambia gli scenari

D'Angelo

È tutto in chiaroscuro, black, nero come tutti i colori del mondo, nero come la sua pelle, anima come la sua musica coniugata con le radici urbane.

Michael Eugene Archer, ma chiamatelo D’Angelo, ha consumato i dischi di Marvin Gaye, Stevie Wonder, Curtis Mayfield, Al Green ed ha trovato la sua dimensione artistica per la musica ascoltata.

Un po’ Prince, voce a tratti alla Al Jarreau, il ragazzo di Richmond si immerge nelle sonorità trespassing tra soul urbano e psichedelico, funk , rock. Perche’ è la musica che ci sceglie, ci  trasporta, ci fa vibrare e questo lui lo sa bene.

Le sue dita danzano sui tasti bianchi e neri del pianoforte ed alla maggiore età, traccia il suo percorso tra suoni e parole e il palco dell’Apollo Theater di Harlem, è lo scenario di un premio vinto come migliore talento musicale. E’ il segno del destino, quello che fa realizzare i sogni, ma nasconde il colpo di teatro finale.

D’Angelo è la nuova generazione di musicisti che ridanno dignità ad uno stile musicale sconfitto dalla dance e dall’elettronica di fine anni settanta ed anni ottanta. Nu Soul, la nuova anima che mescola stili e ritorna ad aprire le porte ai Soul Brotha, confinati come gli ultimi Mohicani. Iniziano i successi, le storie d’amore con Angie Stone, aumentano le vendite di dischi con l’album “Brown sugar” e le sue performances live sono sempre coinvolgenti.

Arriva anche il Grammy Award per migliore album Rn’b per il disco “Voodoo”. Tutto questo lo frastorna e si ripete una storia che accompagna le anime fragili: depressione e dipendenze.  La musica  scorre ed entra nelle stanze, coinvolge le nuove generazioni, da New York intorno al mondo. Nella storia di quel magico mondo, gli scenari sono altalene tra successi e sconfitte, tra luci accecanti e buie stanze d’albergo.

Si può essere soli, stando su un palco con decine di migliaia di persone ad osannarti. Non è il suo caso, la voglia di sperimentare è sempre una nuova sfida, ma esistono le variabili impazzite della vita. Quelle che arrivano forti come un uppercut sul mento scagliato da Muhammad Ali, le variabili della  vita ti lasciano ciondolante sul ring dei giorni. Esiste la musica, le performances live, l’illusorio distacco dai problemi che diventa terapia.

Tutto cambia, si dissolve, ma esistono milioni di piccole parti di persone che vivono nelle sue canzoni, nell’ascolto delle parole, nell’incremento dei battiti e nella sospensione del respiro. Il destino sorride beffardo dietro l’angolo, lo aspetta ed aveva già lanciato il suo segnale.

Il passo dall’essere vivo e diventare leggenda è brevissimo.

Basta un giorno di pioggia di metà ottobre per cambiare lo scenario ed il nemico che vive nel tuo corpo ha vinto. Sconfigge 51 anni vissuti e si chiudono gli occhi ed arriva il silenzio.

Per strada un gruppo di ragazzi alza gli occhi in cielo e vede una scia luminosa andare in alto e magicamente in tutte le stanze del mondo i Soul Brotha ascoltano le sue canzoni.

La liturgia del viaggio verso il Cielo, una storia che rende eterno Michael Eugene Archer, ma chiamatelo D’Angelo.

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