Daniela Rocca, la bellezza fragile di “Divorzio all’italiana”

Il ricordo di Daniela Rocca, protagonista di “Divorzio all’italiana”: bellezza, fragilità e talento di un’attrice troppo presto dimenticata con una vita vissuta sull'altalena dei mind games

Daniela Rocca Wikipedia Pubblico Dominio

In una notte di marzo, il sonno non si riesce a sconfiggere, la mente vaga in ipotetici conteggi di greggi di pecore che saltano gli ostacoli, per contarli una ad una, ma nulla restituisce il sonno.
Riesci ad alzarti dal letto e decidi di guardare film in bianco e nero che ti appassionano tanto nelle visioni notturne. Ieri hai già visto “Sedotta e abbandonata“ di Pietro Germi, con l’interpretazione magistrale di Saro Urzì e di un’esordiente Stefania Sandrelli, con Lando Buzzanca alle prime scene cinematografiche, insieme a un immenso Leopoldo Trieste che incarna un personaggio dalla personalità controversa, quasi sconfitto dalla vita, ma sempre illuso sognatore.
Devo preoccuparmi nel tornare al passato vedendo questi film?
Effetto notte nella visione di “Divorzio all’italiana”. Sarà per l’ambientazione siciliana che è sempre nel mio cuore, ma Marcello Mastroianni, Barone Fefè, è grande nei suoi silenzi e nell’immaginare l’omicidio d’onore della moglie Rosalia Cefalù interpretata da Daniela Rocca.
Prodromi di commedia all’italiana in cui il regista Pietro Germi dà spazio a meno drammatizzazione. Il sonno è sconfitto dalla visione di un amore nascosto nei decenni tra Carmelino – Leopoldo Trieste – e Rosaria, mentre il Barone Fefè Cefalù è immerso nell’amore per la sedicenne cugina Angela, interpretata da un’acerba e intensa Stefania Sandrelli.
Immagina l’omicidio d’onore della moglie Rosalia, realmente uccisa dalla moglie di Carmelino, che li sorprende nell’isola di Panarea in cui erano scappati, mentre Leopoldo Trieste amante dell’arte, cerca di dipingerla come musa ispiratrice tra le rocce e il mare. Insonnie notturne che restituiscono all’alba il racconto con un frame che si fissa nella mia mente sulla protagonista principale Daniela Rocca che ti entra dentro la narrazione, più di Mastroianni, al pari di Leopoldo Trieste, nell’immaginazione di un amore senza tempo e luogo, timido e malinconico, che cerca il suo sviluppo nello scorrere degli anni.
Daniela Rocca, scorro nella ricerca on web digitando il suo nome, rimango affascinato dalla sua fragilità. A volte le debolezze dell’animo sono i veicoli più importanti della seduzione mentale. Entro in un mondo onirico in cui si sovrappongono bellezza e fragilità.
Daniela Rocca a sedici anni vince il concorso di Miss Catania, il mondo dello spettacolo ha altri scenari da frequentare si trasferisce a Roma e lavora come modella. Daniela ha sempre guardato al mondo dello spettacolo come il riscatto socio-economico, una visione molto comune nel contesto post bellico, caratterizzato da numerose difficoltà.
L’attore Saro Urzì conosce l’aspirante attrice e questo costituisce un canale per inserirsi gradualmente nel mondo del cinema, dopo aver superato alcuni provini. La prima volta in cui l’attrice incarna un personaggio non per la sua bellezza fisica, ma per il talento recitativo è proprio in “Divorzio all’italiana”. Un’interpretazione che le porta ampio riconoscimento come star internazionale, ottenendo la candidatura come miglior attrice straniera al British Academy Film Awards.
Inizia una relazione sentimentale col regista di “Divorzio all’italiana“ Pietro Germi, rapporto che diverrà travagliato. La sua carriera cinematografica e artistica subì grandi incidenti di percorso. Nel 1963 recitò in La noia, di Damiano Damiani, negli anni seguenti partecipò ad altri film minori, ma dopo il 1967 gravi disturbi la costrinsero al ricovero in una casa di cura per malattie mentali e causarono l’interruzione definitiva della sua carriera artistica. Nel 1977 Marco Bellocchio, regista attratto dall’analisi dei risvolti patologici della psiche, la richiamò per interpretare sé stessa nel film La macchina cinema girato insieme a Silvano Agosti. Daniela Rocca è un po’ come Alda Merini, durante il suo ricovero per problemi psichici, scrisse poesie, alcune delle quali (Poeta sono, Una suora, È estate, Strade di Roma, Alla mia donna) furono incise su disco dal cantante Armando Stula. Daniela Rocca rappresenta la fragilità umana, la grande sensibilità sconfitta dai giochi della mente, un po’ come accadde con Silvana Mangano. La Bellezza totalizzante che non è solo il lato estetico, ma è il tormento, la voglia di fare uscire la positività dai meandri della mente che si formano nel loro sconosciuto mondo del subconscio delle adolescenze.
Ridare luce alle tenebre di donne e attrici che ti attraggono nella visione di un film, significa che l’anima olistica riesce a cogliere il fluido emozionale che ti restituiscono il déjà vu delle belle vibrazioni. Daniela Rocca è come le altre comprimarie, che hanno lasciato il segno in cui la sensibilità può percepire i segnali di Bellezza, perché non esistono canoni estetici per l’attrazione, ma soltanto onde emozionali che ti entrano dentro, senza se e senza ma, e vincono il Premio Oscar del mai visibile e interiorizzante.
Per Daniela Rocca, per restituirle memoria, fuori dall’oblio ma dentro il ricordo di chi, soltanto leggendo queste righe, può riscoprirne Bellezza e Dignità.

Per la sua memoria, per non dimenticare per lasciare un segno indelebile sulle pagine.

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