David Coco emoziona e fa riflettere con “La grande menzogna” al Globo Teatro Festival

Intervista al noto attore catanese che ha interpretato Paolo Borsellino nello spettacolo La grande menzogna di Claudio Fava al Globo Teatro Festival di Pellaro. Un monologo intenso sul depistaggio e sul furto di verità che ha segnato la storia d’Italia – Servizio di Marina Crisafi (montaggio Antonio Ciro)

David Coco Foto di Antonio Sollazzo

La VI edizione del Globo Teatro Festival, che dal 26 agosto anima il lungomare di Pellaro con spettacoli di teatro, musica e danza contemporanea, ha accolto ieri sera (31 agosto) La grande menzogna di Claudio Fava. Protagonista assoluto l’attore catanese David Coco, che ha dato voce e corpo a Paolo Borsellino in un monologo diverso dalle narrazioni consuete: non la vita, non l’attentato, ma le menzogne, i depistaggi, il furto di verità seguito alla strage di via D’Amelio. Una magistrale interpretazione quella di Coco, che ha segnato uno dei momenti più significativi del festival emozionando e facendo riflettere, e che abbiamo sentito a fine spettacolo tra applausi scroscianti, con il pubblico in piedi, strette di mano e sorrisi.

David, interpretare Borsellino in un monologo così particolare è una grande responsabilità.

La responsabilità per un attore c’è sempre, a prescindere dal personaggio. Ma quando interpreti una figura realmente esistita e conosciuta da tutti, il peso cresce inevitabilmente. Con un personaggio come Paolo Borsellino senti un’ansia ulteriore, perché non puoi tradirne la memoria. In questo caso, però, non parliamo dell’eroe già celebrato, ma di un Borsellino che da morto lancia la sua invettiva contro chi ha permesso il depistaggio. E qui non ci riferiamo ai ‘cattivi’, ma a coloro che avremmo dovuto considerare ‘buoni’”.

Se il giudice Borsellino avesse potuto vedere lo spettacolo, come avrebbe reagito?

“Credo che avrebbe apprezzato questa operazione. Il testo, del resto, porta la firma di Claudio Fava, che conosce bene queste ferite: è figlio di Pippo Fava, ucciso dalla mafia, ed è da sempre in prima linea. Questa non è una cronaca processuale, ma un atto civile. Penso che Borsellino avrebbe colto la forza di questa scelta narrativa”.

Nella tua carriera hai alternato ruoli di uomini di Stato e della criminalità. Quali sono i più difficili da interpretare?

Tutti i ruoli sono impegnativi. Non esistono personaggi facili, perché ogni interpretazione richiede attenzione e responsabilità. Ancora di più quando si tratta di figure realmente esistite: devi restituire i loro colori, anche quelli che non ti piacciono. È un lavoro di fedeltà e onestà verso la storia e verso il pubblico”.

Uno spettacolo necessario

La grande menzogna, prodotto da Nutrimenti Terrestri, affronta con sfrontata lucidità il depistaggio seguito alla morte di Paolo Borsellino. Un Borsellino che dal palco parla alla figlia Fiammetta e al pubblico, con rabbia e con distacco, denunciando il più grande furto di verità della storia recente del nostro Paese. Con un finale che resta sospeso e chiama in causa gli stessi spettatori: “La verità. Dedicatemi la verità”.

“La grande Menzogna” (servizio di Marina Crisafi, montaggio Antonio Ciro):

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