Dov’era lei a quell’ora… il nostro tempo andante
Una frase che rincorre luoghi e anni, cavalcando le generazioni, tra remake e sguardo al futuro mentre il display del tempo scorre e la vita è una “Stairway to heaven” da scalare
Passeggiando lungo le strade i passi sono come granelli di sabbia che scendono nella clessidra del tempo. L’immaginario ed il verosimile si sovrappongono in cartoline a colori e immagini di carta. Gli autobus verdi attraversano il lungo viale ed il rumore del pallone Supertele che dopo traiettorie e parabole, sbatte contro la saracinesca e segna il gol nel cartellone di uno stadio immaginario. Le stagioni si rincorrono nel naturale svolgere dei mesi: autunno, inverno, primavera, estate. Attori e spettatori in una città in riva al mare, con le luci delle lampare che segnano la baia di Pentimele, quasi come stelle cadenti sull’acqua, mentre da una barca nel buio della notte, si ascolta da un juke box sulla riva de “L’Oasi” una canzone.. ”Jenny sembrava felice di correre lungo il mare. Di andare, tornare, giocare, di farsi perdonare, Io le baciavo le ciglia, che meraviglia! Felici eravamo felici ma, l’estate finiva e dovevo lasciarla..”. E anche l’estate consuma i suoi ultimi giorni e l’odore di mandorle tostate si confonde con il fumo dello sparo dei petardi, mentre il quadro della Madonna della Consolazione, lungo la discesa è l’avamposto di migliaia di gente che mescola tradizione e fede.
Le canzoni si mescolano in un sottofondo inascoltabile nelle giostre del Luna Park, dischi volanti, autoscontri, montagne e russe e un seggiolino che gira vorticosamente intorno a un palo, con un uomo che cerca di prendere qualcosa che sporge dall’alto del palo e poter vincere un premio.
Ricomincia la scuola, l’odore dei quaderni, il ritrovarsi tra compagni di classe, attendendo le prime feste di compleanno per portare i dischi da ballare e cercare di conquistare la ragazza che ti piace coinvolgendola in un ballo lento. La cornice degli anni andati.
Il tempo è la variabile che esiste dentro di noi, che sbatte le porte di decenni, di arrivi e partenze, di casualità e sorprese. Attimi o lunghe attese. “Dove era lei a quell’ora?”. Questa domanda rimbalza nella mente, come in un film poliziesco.
Chiusi in una stanza con un fascio di luce accecante che illumina il volto. Il tempo che rimbalza su due secoli, in uno scenario diverso, in una città sonnolenta e sconfitta, in una continua connessione digitale che codifica il pensiero.
Scappano via le emozioni e le giovani vite si rincorrono in notti alcoliche e chimiche, mentre gli anni trascorrono lenti. Sprazzi di luce illuminano le stanze, nella bellezza del vivere, perché tutto scorre, ma siamo noi gli attori in scena.
“Dove era lei a quell’ora”, questa frase rincorre luoghi e tempi, quasi a spingere un tasto nel display dei giorni, per comprendere come la vita è una sola “Stairway To Heaven” da scalare.