E poi? Tra scroll e nostalgia, sulle note di ‘Più su’
Una riflessione intensa sulla vita sospesa tra social, ricordi e senso dell’esistenza, accompagnata dalle emozioni senza tempo di Renato Zero
E poi?
E poi siamo ancora qui, ma stavolta seduti di fronte alla vita. Io ci sto facendo i conti con tutto questo. A stare seduto di fronte alla vita mentre tento ancora di godermela. Ci faccio i conti mentre la vita scorre esattamente come noi scrolliamo lo schermo del nostro cellulare incuriositi da centinaia di cose inutili. A proposito, ho imparato mille ricette che non cucinerò mai, scoperto che ci sono milioni di modi per viaggiare gratis soprattutto se sei ricco ed annoiato, miliardi di galassie con triliardi di pianeti che, forse, potranno ospitare la vita ma solo se telefoni almeno mezzora prima in modo che abbiano il tempo di preparare qualcosa per cena, opinionisti e motivazionisti, personal coach, psicologi e tuttofare, millemila modi di avvitare una lampadina stando in bilico su una scala e tua moglie ti fa lo scherzo del trapano avviandolo mentre con un dito ti tocca la schiena, frammenti di cabaret che ora si chiama becomedy, pediatri simpatici e altri un po’ meno che dispensano consigli più o meno utili, i quali, per fare tutto questo, evidentemente non hanno poi il tempo di rispondere al telefono alle mamme e ai papà che chiamano per sapere se devono dare la tachipirina ai propri figli influenzati e poi sono costretti e guardarsi quei reel per capire cosa fare, dietologi o, meglio, nutrizionisti che ci dicono come e cosa mangiare mentre tu intanto pensi di mettere in atto una delle ricette che un rinomato chef stellato ha appena prima postato in un video e che contiene esattamente tutte quelle cose che il nutrizionista ex dietologo ti dice espressamente che non ti converrebbe mangiare.
E poi?
E poi appare lui, che canta, seduto su una sedia posta su un palco, vestito d’azzurro in tinta con il cappello. Con quella voce che riconosci anche se canta da seduto, proprio lui che un tempo il palco lo divorava vestito di mille colori. Era una festa guardarlo, così come era una festa vivere quei tempi di gioie incomprese e mai godute fino in fondo. E mentre guardi quel video ti sembra di essere in una di quelle realtà distopiche in cui per un attimo il vuoto esistenziale si riempie di vita vera, riportandoti alla ragione e cominci a porti il problema di cosa possa essere vero oppure no. Il pensiero e il dubbio ritornano ad essere protagonisti nei meccanismi complessi che operano nel tuo cervello, quello scrollare continuo e annoiato lascia il posto al ragionamento, ai ricordi della vita vera, ai contatti umani che a volte credi non siano mai esistiti, come salutarsi stringendosi la mano o con un abbraccio. Come è potuto succedere, pensi, ma è la stessa osservazione che rincorre da sempre le generazioni, i nostri padri, le nostre nonne.
E poi?
E poi, di colpo ancora su, fino a sfiorare Dio, e gli domando io, Signore, perché mi trovo qui, se non conosco amore. Ricordo che la cantavo da adolescente questa canzone, queste parole soprattutto, senza capirne esattamente il senso. Credo di non capirlo nemmeno adesso, mentre sto seduto a scollare lo schermo di un cellulare. Dovrei scomodare troppe riflessioni profonde, realizzare che a volte la cura la trovi dentro la stessa malattia, che la vita è esattamente a un passo dalla fine, che i vecchi ricordi sono giusto un filino dietro la demenza senile e lì non puoi perderli nemmeno con il cervello in frantumi, che passato e futuro sono due sorelle stronze che non si capiranno mai, che un traguardo è tale e ha un senso solo se non lo raggiungi, che gli amici veri ti tradiscono e non ti chiedono scusa e che anche tu sei stato un amico vero e, forse, lo sarai ancora.
E poi?
E poi basta, non serve a nulla capirci qualcosa, non serve sapere se quello che siamo diventati era inevitabile, se le macchine elettriche ci salveranno o saranno la nostra fine, se aver a che fare con un nutrizionista piuttosto che con un dietologo ci farà dimagrire anche di peso e non solo di soldi, se un pediatra si deciderà a rispondere ad una cazzo di chiamata di un genitore confuso perché ricorda che quando era bambino i dottori rispondevano al telefono e venivano a casa a visitarti, se farai mai in tempo a realizzare sono una minima percentuale delle ricette che hai condiviso dai social fregandotene del nutrizionista ex dietologo, se l’uomo ritornerà sulla luna o andrà mai su Marte, se gli alieni esistono e pagano le tasse o se nella carbonara ci va la cipolla oppure no. Io, nel dubbio, continuo a rimanere seduto, scrollando uno schermo, credendo di godermi la vita mentre poi realizzo che in fondo, ho solo una fottuta voglia di salvarmi.