Enzo Romeo racconta Pavese a Calabria d’Autore
Il giornalista e vaticanista Tg2 Enzo Romeo presenta a Reggio Calabria il saggio “Nella luce improvvisa” dedicato alle poesie calabresi di Cesare Pavese. Appuntamento domenica 22 febbraio alle 18 alla Stazione FS di S. Caterina
Il giornalista e vaticanista del Tg2 Enzo Romeo sarà ospite di “Calabria d’Autore”, la rassegna di Incontriamoci Sempre, con il suo ultimo lavoro dedicato a Cesare Pavese, “Nella luce improvvisa. Le poesie dalla Calabria di Cesare Pavese”.
L’appuntamento è per domenica 22 febbraio, alle ore 18.00, nella Sala Museo FS “Pietro Germi” della Stazione FS di RC S. Caterina.
Sedici. Come le bustine di sonnifero ingerite in una solitaria camera d’albergo torinese quindici anni dopo, quando decise che era giunta l’ora di farla finita.
Sedici sono anche le poesie scritte da Pavese negli otto mesi trascorsi al confino a Brancaleone, ultima tappa di un lungo viaggio che lo sradicò dall’elegante e intellettualmente vivace Torino. Pagò il suo spirito libero e antifascista con una detenzione proseguita nel carcere romano di Regina Coeli e conclusa, dopo il processo, tra la Locride e l’Area Grecanica, nella punta dello Stivale.
Quel periodo, tra i più significativi – e successivamente rimpianti – della sua vita, è al centro dell’ultimo saggio di Romeo, uscito a fine 2025 per la casa editrice Ancora.
Dopo i saluti istituzionali del vicepresidente dell’associazione Marco Mauro, dialogherà con l’autore Francesco Miroddi, critico d’arte e scrittore.
Romeo, a lungo caporedattore e vaticanista del Tg2 Rai e autore di una trentina di saggi, torna a scrivere di Pavese a quarant’anni dal suo esordio letterario, quando pubblicò per Progetto 2000 “La solitudine feconda – Cesare Pavese al confino di Brancaleone 1935-1936”. Una sorta di chiusura del cerchio per il giornalista e scrittore sidernese, da sempre attento studioso dell’intellettuale piemontese.
“Nella luce improvvisa” è articolato in tre parti. La prima è dedicata alle poesie del confino, alcune delle quali inedite, corredate da commenti e analisi dell’autore, accomunate da quella “luce improvvisa” che all’alba spunta dallo Ionio. Un mare inizialmente estraneo a Pavese, così come estranea gli apparve, all’inizio, la gente del luogo, che con il passare dei mesi imparò ad apprezzare fino a rimpiangerla negli anni successivi. Un affetto ricambiato, anche dai bambini che gli chiedevano, con l’innocenza della loro età, perché scrivesse sempre, sentendosi rispondere: «Per non morire».
La seconda parte approfondisce aspetti biografici dello scrittore: amicizie e amori – vissuti e desiderati – e le influenze stilistiche che quella terra, profondamente segnata dalla cultura greca, seppe trasmettergli.
Infine, la sezione dedicata ai contributi: il racconto breve di Pavese “Terra d’esilio”, ambientato proprio a Brancaleone, tra miseria e desiderio di ricostruzione; la testimonianza di Paolo Cinanni, politico e scrittore originario di Gerace, prima suo allievo e poi maestro – come Pavese scrisse dedicandogli una copia di “Lavorare stanca” – con il quale condivise gli anni della militanza politica e della Torino del dopoguerra; e il contributo di Davide Lajolo, giornalista, scrittore e parlamentare del Pci, amico di lunga data, che conferma in poche righe: «Pavese capì la gente di Calabria».