Ettore Pensabene, il poeta marinaro

Nel quarto anniversario della scomparsa, il ricordo di Ettore Pensabene, attore, poeta, drammaturgo e pittore reggino che ha segnato la cultura dello Stretto. Dalla sua straordinaria eredità artistica nasce l'appello per un adeguato riconoscimento istituzionale - GALLERY

Ettore Pensabene

I poeti, anche quando se ne vanno, continuano a lasciare la loro voce tra il vento, il mare e i ricordi di chi li ha conosciuti. «I poeti fanno solo finta di morire», del resto, ha scritto qualcuno. E forse è proprio così per Ettore Pensabene, il “poeta marinaro” che ha attraversato i mari del mondo e le stagioni della cultura reggina con la stessa passione con cui ha vissuto ogni giorno della sua esistenza.

A quattro anni dalla sua scomparsa, avvenuta il 19 giugno 2022, Cult vuole celebrare, attraverso il ricordo del figlio Luciano, la figura di un artista poliedrico e instancabile operatore culturale, protagonista di oltre mezzo secolo di vita teatrale e artistica della città.

Un ragazzo del Sud che navigò il mondo

Ettore pensabene da bambino

Proprio il figlio ne ha tratteggiato il ritratto più autentico, definendolo «poeta marinaro che ha solcato i mari del Sud, le Indie, il Giappone e circumnavigato il Mediterraneo».

Orfano di padre in giovanissima età, ancora adolescente, Ettore Pensabene lavorò tra Torino e Genova nella grande stagione migratoria del dopoguerra. Poi la vita sul mare, le lunghe navigazioni e, infine, l’approdo nello Stretto di Messina, dove l’incontro con Rosellina e la nascita della famiglia cambiarono per sempre la sua rotta.

«Mio padre era un poeta marinaro che ha solcato i mari di mezzo mondo che l’hanno aiutato, anche in tanti momenti di solitudine e di malinconia, ad avvicinarsi proprio a quest’arte, alla poesia», ricorda infatti Luciano Pensabene.

Teatro, poesia e pittura: una vita vissuta nell’arte

Ettore Pensabene con Renato Carosone

Attore, regista, autore, pittore e poeta, Ettore Pensabene fu una figura centrale della cultura reggina.

Collaborò con il Teatro Calabria diretto da Rodolfo Chirico, fondò teatri e diresse compagnie, formò generazioni di attori, lavorò accanto a Walter Manfrè e prese parte a produzioni cinematografiche e televisive, tra cui il film “Un ragazzo di Calabria” di Luigi Comencini e diversi sceneggiati Rai (tra cui “Noi lazzaroni”) e trasmissioni radiofoniche.

Recitò due volte accanto a Gian Maria Volonté e nel corso della sua carriera incontrò personalità come Eugenio Barba (da cui venne premiato), Bernardo Bertolucci, Ignazio Buttitta, Rosa Balistreri, Renato Carosone, Carlo D’Apporto, Franca Valeri, Gigi Proietti e Carla Fracci.

La professoressa Paola Radici Colace, nella prefazione al volume Miti, riti e maschere, lo definì «un uomo da palcoscenico» che aveva attraversato «tutti i ruoli della messinscena», trovando nel teatro la sua matrice più profonda.

Nucleo storico del teatro Calabria diretto da Rodolfo Chirico

Anche la pittura fu parte integrante della sua ricerca artistica. Nel 2006 una grande retrospettiva, intitolata Il mare dentro, fu ospitata al Museo nazionale della Magna Grecia.

Uno dei padri di Catonateatro

La sua storia è indissolubilmente legata a Catona e alla nascita di quella straordinaria esperienza culturale che sarebbe diventata Catonateatro.

Dalla cooperativa Polis Cultura all’incontro con Lillo Chilà, Pensabene contribuì a trasformare un’area periferica degradata in uno dei principali punti di riferimento del teatro estivo del Mezzogiorno.

«Oggi tutti danno per scontato quel teatro – rammenta ancora il figlio Luciano– ma quarant’anni fa al suo posto sorgeva una sorta di discarica della periferia nord di Reggio Calabria. Adesso invece c’è un teatro considerato tra i più importanti in estate e questo ci rende orgogliosi».

Walter Manfrè scrisse che insieme a Lillo Chilà ed Ettore Pensabene «trasformammo il volto teatrale di Reggio Calabria».

La poesia come faro

La poesia accompagnò tutta la sua esistenza. «Mio padre ha cominciato a dilettarsi di poesia sin da giovane, tanto da essere definito appunto un poeta marinaro. Quando era imbarcato trascorreva il tempo libero leggendo i grandi classici. Quelle letture hanno ispirato tutta la sua attività di drammaturgo e di poeta», evoca Luciano Pensabene.

Tra le sue opere più conosciute spicca La baia dei sogni, mentre nel 2018 furono raccolti quarant’anni di teatro e poesia nel volume Miti, riti e maschere. 1985-2015. Opere scelte, curato dallo stesso figlio Luciano e da Romina Cardìa.

Il critico Paolo Arecchi lo considerava «uno dei migliori poeti dialettali della Calabria», mentre la scrittrice Pina Lupoi scrisse di lui: «Ettore Pensabene è proprio come un antico saggio greco, così integro e schivo, sagace e trasparente».

Il miracolo del teatro

Tra i ricordi più intensi custoditi dal figlio Luciano ce n’è uno che racconta meglio di ogni altro il rapporto viscerale di Ettore Pensabene con il palcoscenico.

«Tanti i ricordi che affiorano tra pubblico e privato, una vita di racconti, di storie e aneddoti che non sarebbero bastati 10 romanzi a contenerli».

E ancora: «Era appena stato dimesso dall’ospedale quando decisi di portarlo a teatro a Brescia per assistere a due atti unici di Cechov. Il problema principale erano le crisi di tosse. Ebbene per tutta la durata dello spettacolo, circa 90 minuti, non solo rimase attento e concentrato ma non ebbe neanche un colpo di tosse. Il Teatro aveva compiuto il suo miracolo, la sua funzione terapeutica».

Il premio che custodisce la sua memoria

Dal 2022, l’associazione “Incontriamoci Sempre” dedica a Ettore Pensabene il premio internazionale di poesia a lui intitolato.

«Ricordare e dedicare il premio ad Ettore Pensabene è motivo d’orgoglio, non solo per noi, ma per l’intera Calabria», hanno sottolineato gli organizzatori proprio durante l’ultima edizione.

L’associazione ha ricordato il suo ruolo di poeta, regista, attore, autore e pittore, ma anche quello di fondatore della Polis Cultura e tra i protagonisti della nascita di Catonateatro.

In occasione della quindicesima edizione del premio, quest’anno, Luciano Pensabene ha espresso gratitudine verso il presidente Pino Strati e tutta l’associazione: «Ci ritroviamo qua per un altro anno con l’Associazione Incontriamoci Sempre per ricordare la figura di Ettore Pensabene, un operatore culturale instancabile della nostra città».

L’appello per un riconoscimento istituzionale

Ma la memoria di Ettore dovrebbe trovare anche una dimensione istituzionale. «Mio padre ha attraversato la cultura reggina degli ultimi cinquant’anni», osserva Luciano Pensabene. E aggiunge: «Speriamo che il premio riesca ad avere un’eco maggiore per poter arrivare alle orecchie di chi magari può intitolare qualcosa di importante. Qualcosa che ricordi al territorio uno dei suoi più celebri figli».

Un auspicio che guarda oltre la memoria privata e che punta a consegnare alle nuove generazioni l’eredità di un uomo che ha fatto della cultura uno strumento di riscatto e partecipazione.

Un uomo che appartiene ancora al suo mare

Per chi lo ha conosciuto, Ettore Pensabene non è stato soltanto un artista. È stato un maestro, un costruttore di sogni, un figlio del popolo, come amava definirlo Paolo Arecchi, innamorato delle storie, dei miti e delle leggende dello Stretto, che ha lasciato una traccia profonda nella vita culturale della Calabria.

Quattro anni dopo la sua scomparsa, il mare di Catona continua a custodire la sua voce.

Forse perché, appunto, certi poeti non se ne vanno davvero. Ma continuano a navigare. E, tra Scilla e Cariddi, il vento dello Stretto e il palcoscenico, il loro viaggio non finisce mai.

 

Share via