Evviva il Natale, abbasso il Natale … e Natale sia
Tra sacralità e consumismo, memoria e modernità, tra luci, nostalgia e il valore universale dell’amore che unisce, ogni anno il vecchio calendario ritorna con il numero 25 e la scritta dicembre
Eccolo: il foglio del vecchio calendario ha il numero 25 e la scritta DICEMBRE. Il vecchio salone di barbiere è sempre nell’angolo della piazza, il tempo è fermo in una cartolina appoggiata su un tavolino. Lo smartphone è tra le mani, scorrono velocemente le dita, anzi “scrollano”, come si dice nel nuovo linguaggio orale digitale. Social network, post di auguri, tradizionali foto con Babbo Natale, frasi retoriche diffuse tra amici e conoscenti come biglietti d’auguri. C’è ancora qualcuno che scrive una frase di sua creazione: “Che il Natale sia foriero di serenità e opere feconde”, e il sorriso di chi lo riceve diventa beffardo.
È Natale, evviva il Natale: quello del disincanto dei bambini, dell’arrivo di Babbo Natale colmo di pacchi regalo, quello delle letterine scritte su carta con polvere dorata. Evviva il Natale, quello in cui si ferma il tempo nel pensiero della sacralità, nel recuperare il senso della Natività, quello in cui, silente, sei vicino agli ultimi e agli invisibili. Evviva il Natale del momento conviviale, delle tavole apparecchiate con la tovaglia rossa e i servizi di piatti e bicchieri delle feste.
Abbasso il Natale del “tutto corre” e della frenesia degli acquisti, dei sorrisi falsi e delle frasi retoriche. Abbasso il Natale dei selfie artefatti e dei cappellini rossi, abbasso il Natale delle apparenze, della sovraesposizione mediatica. Abbasso il Natale dei falsi sorrisi e delle ipocrisie.
Arriva il Natale e le città si riempiono di luci e di addobbi, le case si colmano di alberi e presepi; si accende il fuoco nei camini e si alzano i calici di vino. Liturgie di chi il Natale lo vive come attore in scena o come sentimento e stato d’animo, di nostalgia per chi non c’è più. Natale di affetti, di nuove storie, di speranza, di dischi in vinile, di musica. Natale di riflessione sul senso della Nascita e della ripartenza.
Sacralità e consumismo: in fondo è questa la voglia di vivere. E Natale sia di intelligenza emotiva e non di intelligenza artificiale. Che Natale sia ogni giorno della nostra vita. E Natale sia di sorrisi, nonostante tutto, di piccole cose, di abbracci e di parole calde da pronunciare, perché, come cantava Marvin Gaye, “Only Love Can Conquer Hate.”
Solo l’amore può vincere l’odio.
Buon Natale a tutti, di abbracci e belle storie da vivere e raccontare.