Festival di Sanremo: serata delle cover tra alti e bassi
La rivelazione Ditonellapiaga e l'anima di Serena Brancale, Gregory Porter e Delia, il lirismo di Arisa. Un festival al femminile. Lo speciale su Pensieri Corsari
Il cammino di Sanremo continua, non è mistico e faticoso come il Cammino di Santiago, ma bisogna avere molta pazienta per arrivare fino alla fine della tappa. Terza serata, cover e duetti, sarebbe meglio chiamarle reinterpretazioni, ma leggendo i nomi di alcuni big : Chiello, LDA AKA 7even, Samurai Jay, Sayf, Nayt, Luchè viene da richiedere una visione su RaiPlay di “Chi l’ha visto”. Stessa potrebbe dirsi per alcuni protagonisti dei duetti: Mecna, Galeffi e Fudasca. Una serata tenuta viva da Alessandro Siani, con la sua comicità napoletana nell’eloquio umoristico. L’effetto Siani traina Carlo Conti, che talvolta si scioglie fino a indossare a maschera di Toni Pitoni, rivelazione della serata duetto insieme a Ditonellapiaga. Laura Pausini disconosce i tempi tecnici e la comunicazione para verbale e non riesce talvolta a stare un passo indietro. La cantante ha aperto la serata cantando le sue canzoni per poi dare inizio alle esibizioni in duetto dei big. Serata che è come un mare mosso, con onde di entusiasmo e coinvolgimento o come bassa marea con duetti senza spunti emozionali.
L’apertura dei big è in salsa Ketchup, Elettra Lamborghini con Las Ketchup si lancia nel tormentone “Asereye”, ma nella lunga kermesse sanremese spiccano la bellezza semplice di Bianca Balti e il suo rinascere dopo la malattia, l’eleganza da signora di Caterina Caselli, premio alla carriera e ospiti dei big del calibro di Gregory Porter, Mario Biondi, Alex Britti, Claudio Santamaria, Coro del Teatro Regio di Parma. Il cammino di Sanremo è alla penultima tappa, ma il resoconto di tutto quello che accade sulle scene è sintetizzato da alcuni problemi tecnici e viaggi musicali in stili diversi e affaticati e pazienti tagliamo il traguardo della penultima tappa con il gioco delle pagelle ai big e ai duetti.
Le pagelle
Carlo Conti 7 Sembra svegliarsi dal torpore, trascinato da Alessandro Siani, vittima sempre del sarto di scena con giacca velluto vintage.
Laura Pausini 6 Il suo ruolo è cantare, fare gridolini di acuti e più passa il tempo e più va a briglia sciolta, anche con microfono fuori onda.
Alessandro Siani 8 Simpatico, riesce a giocare bene con l’eloquio e l’ironia, trascina Conti in gag e duetti e ci riesce. I suoi brevi monologhi hanno anche un grande senso di denuncia sociale ed è un valore aggiunto.
Bianca Balti 8 Testimonial di sé stessa e del prendersi cura nel vincere le sfide della malattia, nella sua bellezza semplice e con il suo sorriso conquista la scena.
Il Professor Schettini 7
Dove inizia la preparazione e finisce lo spettacolo. Come viene usato l’insegnamento che diventa spettacolo. In qualche modo arriva all’ interlocutore ed è un bene, nonostante il personaggio.
I DUETTI
Elettra Lamborghini e Las Ketchup Areseye 6
Riproposizione del tormentone, nulla di nuovo sotto il motore Lamborghini, sopravvalutata.
Eddie Brock Fabrizio Moro Portami via 7
Ritrovare Fabrizio Moro sul palco di Sanremo è sempre bello. La sua canzone Portami via in duetto nulla aggiunge alla versione orginale.
Mara Sattei e Mecna L’ultimo bacio 7 a Sattei 5 a Mecna media voto 6
Lo confesso, mea culpa, ho dovuto cercare sul web notizie su di lui. Imperdonabile. Mara Sattei è brava se sarà supportata da una buona produzione potrebbe ritagliarsi uno spazio importante. Nell’esecuzione della canzone è poco personale, con il suo canto simile a volte a quello di Carmen Consoli, il rap di Mecna spezza la melodia facendo perdere punti all’esibizione.
Patti Pravo e Andrijashenko Ti lascio una canzone 6
A lei si può perdonare tutto e la poca intonazione sarà sinonimo di stanchezza delle serate sanremesi? L’esibizione del primo ballerino della Scala è un corpo astratto dalla scenografia, sul finale Patti Pravo ritorna ad essere sé stessa.
Levante e Gaia I maschi 7
Il duo al femminile colpisce. Levante e Gaia hanno la grinta giusta per non andare oltre le righe e personalizzare un classico di Gianna Nannini. Missione compiuta.
Malika Ayane e Claudio Santamaria Mi sei scoppiata nel cuore 8
Finalmente un duo con due big. Claudio Santamaria è un attore, ma si prende la scena da comprimario e non è poco, insieme ad una grande Malika Ayane che non fa rimpiangere Mina.
Bambole di Pezza e Cristina D’Avena Occhi di gatto 8
Le pareti dell’Ariston tremano per i decibel rock delle Bambole di Pezza che insieme a Enrico Melozzi danno nuovissima luce agli occhi di gatto ed a Cristina D’Avena che con abito dark si unisce al glam delle Bambole di Pezza che uniscono adulti e bambini. Applausi
Dargen D’Amico Pupo e Fabrizio Bosso Su di noi 6
Mai trittico fu così male assortito, mondi musicali diversi che se uniti dalla qualità potrebbero fare nascere contaminazioni positive, ma qui la qualità è solo nella tromba di Fabrizio Bosso. Dargen D’Amico rap con retorico appello contro la guerra, Pupo fa il Pupo e Bosso ci mette la tromba L’esibizione è pari alla canzone, mediocre che diventa sufficiente per l’applicazione.
Tommaso Paradiso Stadio L’ultima luna 8
Accoppiata di livello tra la band di Lucio Dalla e il cantautore romano. Gaetano Curreri con ormai voce alla Tom Waits inizia la canzone, tappeto sonoro retto da basso e batteria e Tommaso Paradiso che mette il suo timbro al brano. Dignitoso omaggio a Lucio dalla, con doveroso pensiero finale di Gaetano Curreri a Giovanni Pezzoli, batterista degli Stadio venuto a mancare tempo “Un amico e un grande musicista, è stato lui a dare il ritmo a questa canzone e a Lucio tutto questo piacque molto”.
Michele Bravi Fiorella Mannoia Domani è un altro giorno 8.5
E’ il Sanremo della memoria, Dalla, Vanoni e questa canzone entra dentro nell’interpretazione di Michele Bravi, con il suo semi falsetto e con Fiorella Mannoia con il suo tipico timbro, in cui sembrano scambiarsi i ruoli vocali uomo donna. Arrangiamento sinfonico che valorizza l’esibizione canora. Gran classe.
Tredici Pietro con Galeffi e Fudasca Vita 6
Carrambata. Allucinazione? Il Morandino cantante ciondolante dalle movenze paterne si trasforma in padre? La realtà è che sul palco arriva lui, dopo essere stato mandato dalla mamma a prendere il latte. Emozionatissimo Gianni con la voce roca inizialmente, stare sul palco con il figlio per lui è emozionante. Cosa raccontare dell’esibizione, nulla che rimanga nella memoria collettiva anche per cinque minuti.
Fulminacci Francesca Fagnani Parole, parola 7
Fulminacci e Francesca Fagnani formano una bella coppia del tipo madre giovane e figlio o sorella maggiore. Nei loro rispettivi ruoli sono bravi, la canzone non aiuta nell’esprimere le loro doti, misurati, esecuzione corretta, si divertono sul palco, immagini in tv in bianco e nero. L’omaggio a Mina e Alberto Lupo è propositivo per le giovani generazioni.
LDA AKA 7even Tullio De Piscopo Andamento lento 6.5
E’ sempre un piacere rivedere Tullio De Piscopo. Esibizione con corpo di ballo, inizio con il canto di AKA 7even e poi ritmo e sembra di assistere a una riunione di famiglia con nonno e nipoti che però fanno ballare il pubblico.
J-AX Ligera County Fam E’ la vita 7
Omaggio alla canzone scritta da Enzo Jannacci per Cochi e Renato, che riporta alla memoria le loro esibizioni a Canzonissima ed era tutta un’altra storia. Lodevole l’impegno di J-Ax e nulla più, applauso per la band della memoria composta da Cochi Ponzoni, Paolo Rossi, Ale e Franz e Paolo Jannacci.
Ditonellapiaga Tony Pitony The Lady is a Tramp 10
Musical show, Toni Bennett e Lady Gaga? No Ditonellapiaga e Tony Pitony che sbaragliano tutti. Sembra di essere al centro di un musical nel West End di Londra o a Hollywood. The Lady is a Tramp si prende tutta la scena con lei stile Lady Gaga con mise da Moulin Rouge e trucco alla Amy Winehouse e lui che ricorda John Belushi in tenuta da aviatore nel film “1941 allarme a Hollywood”. Arrangiamento perfetto, performance di altissimo livello. Un lampo di luce nel grigio dell’Ariston.
Nigiotti Alfa Xen e Xanax 8 (per la canzone originale)
Cantare le canzoni di Samuele Bersani non è facile, per la particolare stesura melodica, ma è da premiare la volontà di Enrico Nigiotti che non ha la stessa delicatezza e carezza vocale di Alfa che rende lieve questa particolare storia d’amore, anzi la rafforza con il suo testo sulla necessità del prendersi cura. Bravo Alfa, bravo Nigiotti.
Serena Brancale Gregory Porter Delia Besame Mucho 9
Questa canzone mi ricorda l’estate, quante volte lamia generazione l’ha cantata e stasera una nota di nostalgia e bellezza del mondo latino si è diffusa tra le poltrone e il palcoscenico dell’Ariston. Serena Brancale ha deciso di prendersi la scena del festival, ha la fisicità adatta con un vestito rosso che ne esalta la bellezza, ma è la voce che ti entra dentra e ti porta in una Besame Mucho che si esalta con la voce Soul di Gregory Porter e si unisce il mondo dei crooner e del canto sentito con Delia al pianoforte che canta la terza strofa. L’Insieme delle voci di Gregory, di Serena, di Delia con il contrappunto dei violini è la freccia lanciata al cuore dell’ascoltatore. Immensi
Sayf Alex Britti Mario Biondi Hit The Road Jack 8
Il ragazzino vuole vincere facile, chiama due pezzi da novanta come Mario Biondi e Alex Britti , sceglie lo standard Rhythm’n Blues di Ray Charles ed il palco si trasforma in una scena del film “The Blues Brothers”. Naturalmente i protagonisti sono Mario Biondi e Alex Britti abbigliati come Dan Aykroyd e John Belushi in missione per Dio e Sayf suonando la tromba sul finale si merita l’applauso di chi sa osare.
Francesco Renga Giusi Ferreri Ragazzo solo, ragazza sola 6
Space Oddity di David Bowie appartiene al patrimonio culturale dell’Umanità nella musica. La versione italiana scritta da, indovinate un po’? Giulio Rapetti in arte Mogol, nell’esecuzione del duo Renga Ferreri inciampa nella loro dimostrazione del sapere cantare in vibrato che diventa un esercizio di stile che non arriva alla gente comune.
Arisa Coro Teatro Regio di Parma 10
Cosa dire, Arisa piano piano sta scalando le vette della qualità artisica. E’ la sottrazione dell’inutile, il candore bianco del lungo vestito unito alla sua voce, che come un filo di seta cuce emozioni sulla pelle è la perfetta coniugazione di una voce solista con il coro del Teatro regio di Parma. Il devastante silenzio degli astanti, restituisce bellezza ed esaltano le parole del capolavoro di Fiorella Mannoia.
Dieci!
Samara Jay Belen Rodriguez Roy Paci Baila Morena 7
Samara Jay potrebbe avere un futuro nella mediocrità che tra i big giovani tranne qualche eccezione, ma Baila Morena uno dei brani cloni di Zucchero, vive solo negli slanci di Roy Paci alla tromba. Lodevole la voglia del ragazzo. La presenza di coscia lunga Belen Rodriguez in giarrettiera di strass è solo una marchetta, vi prego non ritorniamo alla memoria della Legge Merlin, per riavere un poco di visibilità.
Fedez Masini Meravigliosa creatura 6
Povero Hauser un musicista rilegato tra un Masini disperato ed un Fedez senza senso.
Ermal Meta Durdast Golden Hour 6
Comunque positiva l’esibizione per Ermal Meta che cantando in italiano è tutt’altra cosa, un consiglio “Cambia il look new romantic e indossa qualcosa di più colorato che visivamente spezzi la drammaticità delle interpretazioni”
Luchè Grignani Falco a Metà 7
Vogliamo bene a Gianluca Grignani cantautore perso nei meandri della sua mente e dei suoi inciampi. A volte suscita tenerezza nel rivederlo, pensando a quante occasioni perdute pe rla sua fragilità. Soltanto la sua voce in evidente auto tune è dignitosa.
Chiello Saverio Cigarini Mi sono innamorato di te 8
Omaggia con dovuto rispetto e delicatezza Luigi Tenco nel suo struggente brano, bravo si, ma abbiamo bisogno di sorrisi. Applauso per la sua commozione nell’esecuzione.
Leo Gassmann Aiello Era già tutto previsto 7
Questa canzone di Cocciante è molto personale nell’interpretazione dell’autore. Non è facile riprodurre le stesse sensazioni, Leo Gassmann ci mette cuore, meno voce e intensità e Aiello nonostante la bravura non sembra appartenere all’esecuzione di questa canzone se pensiamo a Cocciante.
Siamo ancora qui in un reportage della serata dei duetti, manca la tessera del puzzle della mia compagna di viaggio Sabrina Salmeri per esplorare il look dei protagonisti.
I look
Quarta serata del Festival di Sanremo: la notte delle cover, cioè quella in cui capisci chi è artista e chi fa karaoke premium con orchestra pagata dalla Rai.
Partirei dalla performance di Laura Pausini che personalmente inizio a tollerare sempre meno. L’ironia del comico che la imita non credo sia lontana dalla realtà: un ego smisurato e una costante tendenza a sovrastare tutti.
Sulla voce nulla da dire; manca però quel coinvolgimento emotivo che finisce per essere soffocato da urla belluine su ogni brano. Quanto alla coreografia, sembrava un corteo sindacale con annessi sbandieratori.
Look: pelle nera + guanti fucsia + occhiale statement. Goth-pop con deviazione fashion week. Non elegante, non sobria, ma memorabile, non in senso positivo. Gli occhiali stile Dargen? La regia indugia, lei domina.
Elettra Lamborghini con Las Ketchup – “Aserejé”: Voto canzone 6 / Look 5
Canzone che nel 2002 faceva ballare pure i tavolini in plastica del lungomare. Riproporla nel 2026 significa scegliere deliberatamente l’effetto karaoke collettivo. Zero rischio, zero rielaborazione, zero profondità. Ma in mezzo a tante cover pensate troppo, questa almeno non ha finto di essere alta cultura: ha fatto casino e lo ha fatto bene.
Abiti sirena a pois, palette rosso/bianco/nero, guanti lunghi coordinati. Un’estetica che oscilla tra flamenco, Vegas e varietà anni ’80. Manca solo il ventaglio e siamo a “Fantastico”.
Elettra in rosso strapless con guanti bianchi a pois: silhouette azzeccata, vita segnata, presenza scenica centrata. Ma l’insieme con il quartetto crea un effetto coreografico quasi caricaturale. Sì, la citazione “Sorelle Bandiera” non è lontana: stessa teatralità, stessa ironia involontaria.
Eddie Brock con Fabrizio Moro – “Portami via”: Voto canzone 6.5 / Look 6
Scelta coraggiosa? No. Scelta strategica. Porti sul palco l’autore del brano e ti metti al riparo da qualunque critica. Nessuna rielaborazione, nessuna decostruzione, nessun twist armonico: “Portami via” esattamente come la conosciamo, solo con due microfoni invece di uno.
Eddie Brock indossa giacca nera, pantalone grigio ampio, senza rischio. Accessori discreti, orecchini e anelli che fanno “cantautore emotivo con lato urban”.
Mara Sattei con Mecna – “L’ultimo bacio”: Voto canzone 5 / Look 7
Partiamo dal presupposto che io adoro Carmen Consoli e che “L’ultimo bacio” non è una canzone, ma una frattura sentimentale con colonna sonora. L’idea di inserire le “barre” dentro un brano così compatto emotivamente non l’ho apprezzata. Lei credibile, lui accessorio.
Mara finora non aveva sbagliato un outfit: l’effetto sgualcito del vestito nero non mi è piaciuto affatto. Resta comunque bellissima e molto raffinata.
Patty Pravo con Timofej Andrijashenko – “Ti lascio una canzone”: Voto canzone 8 / Look 6
Patty non è salita sul palco: è entrata in una stanza emotiva. Nessuna teatralità eccessiva, nessuna ricerca di consenso. Solo voce, memoria e tempo. Il momento in cui ha sussurrato “ciao Ornella” alla fine è stato disarmante: non un omaggio studiato, ma un gesto umano, quasi timido. Proprio per questo potente. Il danzatore, primo ballerino della Scala di Milano, ha accompagnato il brano senza sovrastarlo, trasformando il palco in uno spazio quasi teatrale.
Abito lungo blu notte, velluto con dettagli luminosi sulle maniche e scollatura sobria: praticamente la versione in blu degli abiti delle altre serate. È Patty che resta Patty.
Levante con Gaia – “I maschi”: Voto canzone 6 / Look 7
Operazione dichiaratamente provocatoria. Ma la provocazione, per funzionare, deve avere un senso.
“I maschi” è un brano ironico, graffiante, quasi caricaturale nel suo femminismo pop anni ’80. Qui invece si è scelto di caricare tutto sul piano sensuale e performativo. Levante più controllata, narrativa; Gaia più istintiva e muscolare. L’alchimia c’è, ma a tratti sembra costruita più sull’immagine che sulla dinamica musicale.
Il bacio finale –inquadrato dalla camera in piccionaia – ha inevitabilmente catalizzato l’attenzione. La gestione televisiva è discutibile: la censura non è mai una soluzione intelligente in un contesto artistico. Tuttavia, al di là della polemica, il gesto scenico è apparso poco integrato nel percorso del brano. Non scandaloso, non rivoluzionario e piuttosto prevedibile. Avrebbe acquisito coerenza se fosse stato accompagnato da una riscrittura esplicita del testo, ad esempio trasformando la strofa in “Tutta la notte voglio farti ancora MIA”.
Sul piano estetico il contrasto funziona: Levante in nero lucido, linea affilata e minimal; Gaia in corsetto chiaro più strutturato, più teatrale.
Malika Ayane con Claudio Santamaria – “Mi sei scoppiato dentro il cuore”: Voto canzone 7 / Look 7
Operazione elegante, coerente, misurata. Che Santamaria sappia cantare non è una scoperta: timbro caldo, buona gestione dell’intenzione, presenza scenica solida. La sorpresa vera, però, è stata un’altra: Malika ha scelto di non occupare tutto lo spazio vocale disponibile. Ha lasciato respirare il brano, e ha lasciato respirare lui.
Malika in completo maschile nero, linea asciutta, cravatta a pois, guanti: estetica androgina perfettamente coerente con la sua cifra. Santamaria classico, doppio petto nero, guanti in pelle. Coppia visivamente armonica, quasi cinematografica.
Bambole di Pezza con Cristina D’Avena – “Occhi di gatto”: Voto canzone 9 / Look 9
Sono di parte: adoro Cristina da sempre e il suo modo ironico di vivere il mestiere.
L’operazione era rischiosa: prendere un’icona pop come “Occhi di gatto” e trascinarla in territorio hard-rock poteva risultare caricaturale. Invece l’abbinata ha funzionato perché nessuna delle due parti ha snaturato sé stessa. Le Bambole restano abrasive e compatte, mentre Cristina resta Cristina: sorriso, presenza, ma con un’energia sorprendentemente allineata al mood della band.
L’attacco con “Whole Lotta Love” dei Led Zeppelin è stato il vero detonatore: ha avuto l’effetto di riattivare l’attenzione di chi, come me stava per abbioccarsi.
Estetica coerente: pelle, catene, guanti rossi, chitarre aggressive. Cristina in versione dark-rock, perfettamente a suo agio. Wow!
Dargen D’Amico con Pupo e Fabrizio Bosso – “Su di noi”: Voto canzone 5 / Look N.C.
Quando su un palco si tenta di veicolare un messaggio alto, la costruzione deve essere essenziale. L’impressione è stata quella di un montaggio per giustapposizioni, più che di un’idea sviluppata in modo organico. Un copia-incolla di concetti a casaccio che non ha fatto capire di cosa esattamente si stava focalizzando l’attenzione.
Bosso impeccabile tecnicamente. Pupo fedele alla linea melodica.
Dargen coerente con il proprio personaggio. Scontato nel look, che ormai è anche inutile valutare.
Tommaso Paradiso con Stadio – “L’ultima luna”: Voto canzone 6,5 / Look 5
Il brano ha una precisa identità autoriale e interpretativa. Il duetto generazionale avrebbe richiesto un bilanciamento molto accurato tra timbri, presenza scenica e intenzione narrativa. In realtà, la performance è stata nettamente dominata da Gaetano Curreri. Paradiso, al contrario, è apparso più trattenuto, quasi in posizione di rispetto, con un’emissione meno incisiva e una presenza meno strutturata.
Paradiso sceglie il solito total black coerente con la sua estetica urbana: giacca morbida, pantalone ampio, occhiali scuri come tutte le altre sere. Evviva l’originalità.
Michele Bravi con Fiorella Mannoia – “Domani è un altro giorno”: Voto canzone 7 / Look 7
Bravi non riesce a coinvolgermi in nessun modo: fatico ad essere obiettiva nel valutarlo. Il voto è dovuto alla splendida voce di Fiorella Mannoia.
Fiorella indossa un completo nero essenziale, linea pulita, spalle scoperte con dettaglio in pizzo sulle maniche: eleganza matura, mai ostentata. È una presenza che non ha bisogno di artifici. La spilla con la bandiera della Palestina, appuntata sul vestito, è un gesto politico silenzioso, senza sovrastrutture retoriche. Così si fa.
Tredici Pietro con Galeffi, Fudasca e Gianni Morandi – “Vita”: Voto canzone 8 / Look 7
Pietro affronta la canzone con un approccio fresco, quasi sussurrato all’inizio, trasformando un inno generazionale in un dialogo intimo. L’ingresso di Gianni Morandi non oscura il figlio, ma lo legittima: la chimica tra i due è autentica e trasforma il palco dell’Ariston in un salotto di casa, rendendo la performance uno dei momenti più caldi della serata. Galeffi e Fudasca ricamano un arrangiamento moderno che non tradisce l’anima del pezzo.
I look giocano sui contrasti: Pietro sceglie un’estetica decisamente urban-rock, con pantaloni dalla trama animalier (tigrati/zebrati) e una giacca di pelle nera dal taglio contemporaneo, un outfit che grida personalità e distacco dalla tradizione; Gianni, al contrario, resta ancorato alla sua eleganza senza tempo con un completo scuro dal rever lucido, quasi a voler fare da colonna portante classica alla sperimentazione visiva del figlio. Un passaggio di testimone stilistico oltre che musicale.
Maria Antonietta & Colombre con Brunori Sas – “Il Mondo”: Voto canzone 9 / Look 8,5
Una rilettura preziosa di un classico monumentale. La voce cristallina di Maria Antonietta si intreccia perfettamente con la delicatezza di Colombre, ma è l’aggiunta di Brunori Sas a dare quello spessore narrativo e ironico che rende l’esibizione un momento di altissima scuola cantautorale. Riescono nell’impresa difficile di non far rimpiangere l’originale, vestendo “Il Mondo” di una malinconia moderna e sognante che incanta l’Ariston.
Maria Antonietta brilla letteralmente in un abito argento interamente tempestato di paillettes, con uno scollo a V profondo che unisce un’allure da diva d’altri tempi a una freschezza contemporanea.
Colombre sceglie la via del contrasto luminoso con un completo bianco ottico impeccabile, completato da un papillon, interpretando una versione moderna del “gentleman” sanremese.
Questa coppia inizia a piacermi un botto.
Fulminacci con Francesca Fagnani – “Parole parole”: Voto canzone 8,5 / Look 8
Filippo si conferma un fuoriclasse della scrittura e dell’interpretazione, riuscendo a ridare vita a un mostro sacro senza risultare una macchietta. La scelta di Francesca Fagnani è geniale: la sua “freddezza” magnetica e la dizione tagliente sostituiscono perfettamente il parlato di Alberto Lupo, trasformando il brano in un’intervista serrata e teatrale. La battuta finale “Che belva sei?” è il meta-momento definitivo che rompe la quarta parete e conquista il pubblico.
Il look riflette perfettamente questo gioco di ruoli: lui con il solito completo oversize dal taglio morbido e retrò, camicia bianca aperta senza cravatta e mani in tasca, ma stavolta ha azzeccato il colore; lei è come sempre impeccabile in un power suit scuro di taglio maschile, con giacca strutturata e rever a lancia. Un’estetica rigorosa e autoritaria che sposa perfettamente il suo personaggio televisivo, creando un contrasto visivo netto e affascinante con la morbidezza di Fulminacci.
LDA & AKA 7even con Tullio De Piscopo – “Andamento lento”: Voto canzone 6 / Look 5
Definirlo un “casino colossale” è forse l’analisi più lucida possibile. L’intento era celebrare la Napoli che balla, ma l’esecuzione è risultata caotica, con i due giovani artisti che spesso perdevano il baricentro dell’esibizione. A salvare la baracca ci pensa il carisma infinito di Tullio De Piscopo: vederlo dietro i tamburi e poi al centro del palco è l’unico motivo per cui non si cambia canale. La canzone è un classico che si canta da sola.
I due giovani scelgono un’estetica full denim extra-large, con lavaggi diversi che spaziano dal blu scuro al grigio slavato. Le silhouette sono talmente ampie e ricche di strappi da risultare quasi ingombranti sul palco, dando un’idea di trasandatezza ricercata che però non convince fino in fondo.
Raf con The Kolors – “The Riddle”: Voto canzone 6 / Look 6,5
Una performance che purtroppo resta sottotono: nonostante la hit sia un congegno pop perfetto, l’intesa tra Raf e Stash è apparsa debole, mancando di quel guizzo necessario per incendiare l’Ariston. Tutto è scivolato via senza grandi scossoni, finché l’attenzione non è stata catturata dalla bellissima ballerina in prima fila: scoprire solo alla fine che si trattasse della figlia di Raf, Margherita, è stato l’unico vero momento di calore e sorpresa di un’esibizione alquanto piatta. Peccato.
Sul piano estetico, il gruppo punta tutto sul bianco e nero, creando un forte contrasto visivo che però non brilla per originalità: Stash rimane fedele al suo stile rock-urban, con un total look in pelle nera lucida, giacca strutturata e cintura in vista; Raf opta per un completo bianco ottico con giacca monopetto e dettagli neri a contrasto. Un look pulito, quasi “spaziale”, che cerca di richiamare le atmosfere synth-pop degli anni ’80 ma che risulta un po’ freddo sul palco.
J-Ax con Ligera County Fam. – “E la vita, la vita”: Voto canzone 5 / Look 5
Nonostante l’intento celebrativo verso un classico della comicità musicale milanese, l’esibizione risulta piatta e decisamente noiosa. Il tentativo di attualizzare il brano con una spruzzata di rap non riesce a dare nuova linfa a un pezzo che vive di tempi comici e di una follia che qui è mancata del tutto.
I look seguono questa linea di “confusione ordinata” senza un vero guizzo: J-Ax rimane fedele alla sua divisa d’ordinanza: gilet scuro su camicia bianca, cappello a falda larga coordinato e cravattino; la Ligera County Fam. si presenta in una sorta di versione “gangster milanese” d’altri tempi, con cappotti lunghi in pelle, coppole, cappelli Borsalino e completi dai tagli classici. Mah.
Ditonellapiaga con Tonypitony – “The Lady is a Tramp”: Voto canzone 10 / Look 6,5
Finalmente una ventata di originalità che rompe gli schemi del “già sentito”. Margherita si conferma una performer di caratura internazionale, dominando il palco con una naturalezza disarmante e una voce che gioca con lo swing come se fosse nata nei jazz club di New York. La vera sorpresa è Tonypitony: inaspettatamente perfetto nel ruolo di contraltare istrionico, ha portato una carica di energia punk-gentleman che ha trasformato il brano in un trionfo. Una vittoria meritatissima per audacia e talento.
Il look di lei è sempre azzeccato, che dire. Avrei solo evitato la parrucca rosa perché appesantiva un po’; lui outfit osceno, come sempre.
Enrico Nigiotti con Alfa – “En e Xanax”: Voto canzone 5 / Look 5
Confrontarsi con un pezzo di Bersani richiede una delicatezza o una reinterpretazione che qui è mancata totalmente: il risultato è stato un’esecuzione piatta, a tratti scolastica, che non è riuscita a trasmettere la fragilità magnetica dell’originale. Look altrettanto scontati.
Serena Brancale con Gregory Porter e Delia – “Besame mucho”: Voto canzone 9 / Look 8
Una performance di alto livello tecnico. Brancale solida, Porter magnetico, Delia presenza equilibrata. Classico reso contemporaneo senza forzature.
Sul piano dell’immagine, l’eleganza è stata la parola d’ordine: Serena ha sfoggiato un look sofisticato, probabilmente un abito dai tessuti ricercati che esaltava la sua energia mediterranea; Porter con il suo iconico cappello e un completo sartoriale impeccabile gli hanno conferito quell’aura di gigante gentile del jazz che lo rende unico al mondo; Delia è apparsa radiosa, con un outfit che bilanciava perfettamente sensualità e classe.
Sayf con Alex Britti e Mario Biondi – “Hit the Road Jack”: Voto canzone 8,5 / Look 7
“Vincere facile” è la definizione perfetta. Sayf (che porta sul palco mamma e nonna) ha l’intelligenza di non farsi schiacciare da due giganti: Britti motore ritmico, Biondi timbro inconfondibile. Poco rischio ma resa impeccabile.
Il look riflette l’anima “cool” del trio, anche se con qualche sfumatura diversa: Sayf punta su un’estetica urban-chic curata, cercando di mantenere un’identità giovane tra due pilastri della musica italiana.
Francesco Renga con Giusy Ferreri – “Ragazzo solo, ragazza sola”: Voto canzone 6 / Look 6
Un’operazione nostalgia che però non riesce a decollare. La vocalità di Renga, sempre potente ma qui un po’ frenata, fatica a trovare il punto di fusione con il timbro unico e graffiante di Giusy Ferreri. Il risultato è un’esecuzione corretta ma priva di quel brivido “spaziale” che il brano richiederebbe.
Anche sul piano estetico, la scelta è stata fin troppo prudente: lui con il suo solito completo scuro sartoriale, elegante e sicuro, ma privo di qualsiasi elemento di rottura; lei ha optato per un look più ricercato, probabilmente un abito con dettagli luminosi o texture particolari che richiamavano vagamente un’estetica glam, ma senza osare davvero.
Arisa con il Coro del Teatro Regio di Parma – “Quello che le donne non dicono”: Voto canzone 8 / Look 7,5
Arisa sceglie il sussurro controllato. Il coro amplifica l’impatto emotivo con solennità misurata. Classe senza virtuosismi inutili.
Total white dalla linea a colonna, caratterizzata da uno spacco frontale profondo che conferisce slancio alla sua splendida figura: forza e vulnerabilità allo stesso tempo.
Samurai Jay con Belén Rodríguez e Roy Paci – “Baila Morena”: Voto canzone 5,5 / Look 6
Un altro mega caos che ha trasformato l’Ariston in un club estivo fuori stagione. Samurai Jay prova a dare una sferzata urban al classico di Zucchero, ma l’amalgama con gli ospiti risulta forzato. Belén Rodríguez porta la sua bellezza e una presenza scenica magnetica, ma vocalmente non incide, rimanendo un accessorio di lusso. A tenere in piedi la baracca è Roy Paci: la sua tromba è l’unico elemento di vera qualità musicale, capace di dare un senso ritmico a una performance che altrimenti si sarebbe persa in una confusione eccessiva.
Il look rispecchia questa mescolanza di stili senza una direzione precisa: Samurai Jay rimane fedele al suo mondo streetwear, con un outfit che privilegia volumi ampi e un’estetica molto contemporanea, quasi a voler sottolineare la sua distanza dal rigore del Festival; Belén è, come prevedibile, indossa uno splendido abito che esalta la sua figura, puntando su una sensualità elegante ma molto d’impatto, tipica delle sue apparizioni televisive.
Sal Da Vinci con Michele Zarrillo – “Cinque giorni”: Voto canzone 7 / Look 6
Un’esibizione tecnicamente impeccabile. Ma se da un lato la potenza vocale di entrambi è fuori discussione, dall’altro il “tremolio” e l’enfasi tipica del neomelodico di Sal Da Vinci hanno dato una sfumatura molto marcata a un brano che nasce con la malinconia asciutta di Zarrillo. Il risultato è un pezzo “carico”, forse troppo per chi ama l’originale.
Sul fronte look, la scelta è stata all’insegna della classicità maschile senza troppa originalità.
Fedez & Masini con Hauser – “Meravigliosa creatura”: Voto canzone 6 / Look 7
Un’accoppiata che sulla carta sembrava azzardata ma che ha funzionato alla struttura epica data dal violoncello. Masini porta la consueta intensità vocale, mentre Fedez aggiunge una sfumatura più moderna, con le solite barre rabbiose che, da tre anni ormai, mette ovunque. La vera marcia in più, però, è Hauser, il violoncellista figo.
Stasera Fedez ha osato con un look vedo non vedo apprezzabile; Masini, solido e coerente, con un outfit scuro che trasmette maturità e si sposa bene con la sua voce profonda e vissuta.
Ermal Meta con Dardust – “Golden hour”: Voto canzone 5 / Look 6
Attese alte, risultato confuso. Nonostante la firma di Dardust lasciasse sperare in una riscrittura visionaria ed elettronica del brano di JVKE, il risultato è apparso confuso e privo di mordente. Nell’arrangiamento c’era un bit palesemente ispirato a “Stranger Things”. Ermal Meta, solitamente impeccabile, è sembrato quasi a disagio in un arrangiamento che non ha saputo valorizzare né la sua estensione né l’anima sognante del pezzo.
Ermal ha scelto un look sobrio, meno sciatto delle altre sere, che lo valorizzava; Dardust ha portato il suo stile minimalista e futuristico, ma in questa occasione è apparso quasi come un’entità separata rispetto a Ermal.
Nayt con Joan Thiele – “La canzone dell’amore perduto”: Voto canzone 8,5 / Look 8
Una scommessa vinta. Portare De André a Sanremo è sempre un rischio, ma Nayt dimostra un rispetto sacrale per il testo, inserendo barre rap tecniche e profonde che non snaturano l’originale, ma ne attualizzano il dolore. La voce eterea e multiculturale di Joan Thiele è il contrappunto perfetto: la sua interpretazione è elegante, quasi sospesa nel tempo. Due giovani promesse (ormai certezze) che hanno dimostrato come si possa fare ricerca musicale senza tradire la tradizione.
Nayt sceglie un’estetica minimalista e scura, con linee pulite che mettono al centro la parola e l’interpretazione piuttosto che l’artificio; Joan incanta con un look che mescola suggestioni vintage e contemporanee, sempre molto curato e mai banale, ha aggiunto un tocco di ricercatezza estetica che si sposava perfettamente con l’atmosfera malinconica e preziosa del brano.
Luchè con Gianluca Grignani – “Falco a metà”: Voto canzone 5 / Look 6
Una performance che fatica a trovare un centro di gravità. Il tentativo di Luchè di dare una ritmica diversa a un inno generazionale non convince, e Gianluca Grignani appare visibilmente sottotono (ha sbagliato il secondo attacco del ritornello), quasi disconnesso dalla sua stessa creatura. È mancata quella tensione emotiva e quell’urgenza che rendono l’originale un pezzo immortale.
Look non memorabili, ma ho apprezzato il colore molto chic del pullover di Luchè.
Chiello con il maestro Saverio Cigarini – “Mi sono innamorato di te”: Voto canzone 5 / Look 7
Purtroppo, l’intensità che il brano richiede è stata solo sfiorata. La performance è risultata debole: l’approccio vocale di Chiello, spesso efficace nel suo repertorio originale, qui è parso fragile e a tratti incerto, faticando a reggere il peso emotivo e la solennità della melodia di Tenco. Il maestro Saverio Cigarini al pianoforte ha cercato di tessere una trama elegante, ma il duetto tra voce e strumento non è mai diventato quel dialogo magico che ci si aspettava.
Chiello indossa una giacca bianca ottica dalla linea strutturata, quasi ottocentesca, con maniche ampie e ricche di volant che richiamano uno stile poetico e decadente che ho molto apprezzato.
Leo Gassmann con Aiello – “Era già tutto previsto”: Voto canzone 5 / Look 6
Un’occasione mancata per uno dei brani più struggenti di Riccardo Cocciante. Leo Gassmann è apparso insolitamente sottotono, quasi frenato, mancando di quell’esplosione emotiva che il finale del pezzo esigerebbe. Il duetto con Aiello, anziché creare un contrasto armonico, ha generato una tensione che non è mai sfociata in vera emozione, lasciando la sensazione di una prova un po’ stanca e priva di quel “graffio” necessario per onorare un classico di tale portata.
Entrambi non hanno osato, mantenendo un look minimal ma elegante.