Fiamma olimpica, tedofori, storie e simbologie
La fiamma olimpica tra storia, simboli e immagini indelebili: dai tedofori dell’antica Grecia alle Olimpiadi moderne, tra sport, memoria e significati universali
La storia, la lunga corsa, dall’antica Grecia attraversando secoli, strade, continenti, passi veloci su terra, asfalto, piedi nudi e braccia alzate sostenendo una fiaccola con la fiamma sempre accesa. Olimpia, storia che diventa leggenda e nel tempo si ripete ogni quattro anni nelle diverse latitudini del mondo. Olimpiadi, Giochi Olimpici, popolazioni che si incontrano nello spirito di De Coubertin dove l’importante è partecipare. Vecchi retaggi di tempi andati.
Il tedoforo e il senso dei Giochi oggi
Il tedoforo, la fiamma olimpica che corre di città in città, di regione in regione e simboleggia la staffetta di unione tra i popoli. Che senso hanno adesso le Olimpiadi? Che senso ha assistere alla corsa del tedoforo nel centro città, attorniato da gente per passare di mano in mano il sacro fuoco, fino all’accensione della fiamma olimpica? Fermare con gli sguardi il tempo, immaginando il valore etico dello sport e guardare con gli occhi puri del bambino il movimento atletico fino a farlo diventare fiaba vivente.
Milano Cortina 2026 e la simbologia contemporanea
La storia si ripete con le Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026 ed è un tripudio di transenne, strade chiuse al traffico, villaggi commerciali ed immancabili passerelle di politici. La fiamma che arde, simbologia di passione, di appartenenza, di ideologie, di fede, di simboli elettorali. Ognuno di noi ha la sua fiamma che arde ed è tedoforo nella corsa del raggiungimento degli obiettivi personali o nei suoi sistemi relazionali per accendere il sacro fuoco di uno scopo raggiunto. Corsa, staffetta, cammino, metafore e simbolismi in un senso sportivo che ha cambiato i suoi canoni ideali.
Città del Messico 1968: un gesto che diventa storia
Leggende olimpiche e ribalte di momenti che hanno fissato l’attimo in una fotografia. Città del Messico 1968, palcoscenico di grande visibilità, giochi olimpici che rimangono nella memoria collettiva per una fotografia. Attimi, gli americani Tommie Smith medaglia d’oro, che stabilisce il nuovo record mondiale scendendo sotto i 20 secondi e John Carlos medaglia di bronzo nei 200 metri piani, mentre suona l’inno statunitense alzano il pugno guantato di nero e abbassano lo sguardo.
Il pugno della protesta, gesto simbolico del Black Power (“Potere nero”), dei Black Panthers come denuncia delle discriminazioni razziali. John Carlos aveva dimenticato i guanti e Tommie Smith gliene presta uno dei suoi. Potenza della fotografia, braccia diverse alzate e l’uomo bianco, l’australiano Peter Norman medaglia d’argento, silente con lo sguardo fermo davanti a sé sembra annuire.
Atlanta 1996 e la fiamma di Muhammad Ali
Fiamma olimpica, l’immagine struggente ad Atlanta 1996, l’ultimo tedoforo, il più grande di tutti. Cassius Clay che alle Olimpiadi di Roma del 1960 stupì il mondo vincendo la medaglia d’oro nel pugilato, abbracciando la fede islamica nel 1964 cambiando il nome in Muhammad Ali. È lui il grande boxer che ha scritto la storia, con i suoi atteggiamenti provocatori, con la sua leggerezza dei passi nel combattere sul ring e con la potenza nei pugni. Invincibile, eroe, a volte sbruffone, simbolo di potenza.
La sua figura ad Atlanta si staglia sulle decine di migliaia di spettatori allo stadio, una divisa bianca a maniche corte, lo sguardo con gli occhi tristi e remissivi, il braccio destro tiene la fiaccola olimpica, il braccio sinistro è fermo e tremante lungo il corpo, ma non si arrende, è sempre il migliore, con un gesto impugna a due mani la fiaccola ed accende il fuoco olimpico. Il pubblico in tv e allo stadio è in silenzio con gli occhi umidi nel guardare la scena. È sempre lui, Muhammad Ali il più grande, che si mostra al mondo dolente e sofferente del Morbo di Parkinson e regala dignità al suo essere uomo nell’affrontare il dolore. È la fiamma che si accende e si propaga in alto e lo stadio di Atlanta si colora di mille luci, di simboli, sembra rimbalzare nei decenni per tenere sempre accesa la fiamma del vivere dentro di noi.