Filippo Contri: tra palco, emozioni e sogni realizzati
Intervista all'attore Filippo Contri in occasione della performance teatrale "Brokeback Mountain" che ha aperto la stagione 2026 di Polis Cultura al teatro Cilea
In occasione della sua straordinaria performance teatrale in “Brokeback Mountain”, Filippo Contri ci racconta il percorso che lo ha portato a realizzare un sogno: recitare accanto a un collega e amico come Edoardo Purgatori, affrontando insieme una storia intensa e complessa. Tra difficoltà emotive, crescita personale e l’energia travolgente di un personaggio fuori dagli schemi, Contri riflette sull’esperienza unica del palco, sulla forza dei legami umani e sull’impatto universale dell’amore raccontato a teatro. In questa intervista, ci apre le porte del suo mondo creativo e ci svela ciò che resta di un progetto che ha conquistato un pubblico eterogeneo e trasversale.
Filippo, hai finalmente realizzato il sogno di recitare con Edoardo. Come è stato lavorare con lui?
“Sì, ce l’abbiamo fatta! La cosa bella del nostro lavoro è che, se segui la tua strada, le ricompense arrivano, anche quando pensi che non possano. Per me era un desiderio enorme lavorare con un partner già affermato, con esperienza teatrale, e con cui mi trovassi anche a livello umano. Affrontare insieme una sceneggiatura intensa come Brokeback Mountain è stato un regalo dal cielo, che ho accolto con tanta felicità e gratitudine. Con Edoardo ci conoscevamo già perché facevamo un laboratorio teatrale insieme, ma quando è arrivato il provino non sapevo nemmeno che sarebbe stata la sua spalla. Alla fine è successo e sono molto contento”.
Parliamo del tuo personaggio. Quali difficoltà hai incontrato e cosa ti resta di questo progetto?
“La difficoltà maggiore è stata entrare in empatia con il personaggio e, allo stesso tempo, trasmettere questa empatia al pubblico. È un personaggio fuori dagli schemi, che si difende dal mondo esterno aggredendolo: è un rivoluzionario, un “cavallo matto”. Il rischio era andare fuori le righe, ma dovevo far capire perché diventa così nel corso della vita, dai 18 ai 30 anni, nei vent’anni che raccontiamo. Quello che mi porto, invece, è la freschezza del personaggio, la sua curiosità, la voglia di scoprire sempre qualcosa di nuovo. È un edonista, ama la vita e cerca di godersela fino in fondo, con un atteggiamento quasi adolescenziale, fanciullesco. Questa sua leggerezza mi rimane come dono personale”.
Lo spettacolo lascia messaggi molto forti. Che risposta avete ricevuto?
“Credo che un’opera che parla dell’amore attragga tutti. Il pubblico è stato incredibilmente vario: non solo per età, dai ragazzi di 12 anni accompagnati dai genitori fino agli over 60, ma anche geograficamente. In Italia, tra nord e sud, le reazioni cambiano: ridono su battute diverse, ma tutti restano coinvolti. Lo spettacolo è tridimensionale, emozionante, e lascia qualcosa a ciascuno. Non mi sorprende che abbia colpito un pubblico così vasto”.
Cosa speri che porti il pubblico con sé dopo aver visto “Brokeback Mountain”?
“Questa domanda permette di sottolineare la dimensione universale dello spettacolo e il valore dei temi trattati, come l’amore, l’empatia e la libertà di essere se stessi”.
C’è un sogno teatrale o cinematografico che ancora speri di realizzare?
“Ce ne sono tanti……ma dovete aspettare un po’”.
Chiude l’intervista con uno sguardo aperto al futuro e lascia al lettore la curiosità di seguire i suoi prossimi passi che, sicuramente, segneranno il mondo dell’arte.