Fontana di Solano: tra dazi, viandanti e meretrici

La Fontana dei Ruffo a Solano Inferiore racconta la storia dell'antica dogana sulla via Annia Popilia, tra pedaggi feudali, esenzioni per le meretrici e la monumentale pandetta ancora leggibile

Fontana dei Ruffo

Chiunque abbia visto Non ci resta che piangere ricorderà la celebre scena del posto di blocco medievale: «Chi siete? Cosa portate? Un fiorino!». Una delle tante trovate surreali del film che fa sorridere. E che, a Solano Inferiore fino a qualche secolo fa accadeva davvero.

Chi attraversava lo strategico passaggio lungo l’antica via Annia Popilia era tenuto a fermarsi e a pagare un pedaggio sulle merci e sugli animali. Non un fiorino, naturalmente, ma quanto previsto da una precisa tariffa feudale, incisa nel marmo e ancora oggi leggibile sopra una delle fontane monumentali più affascinanti della Calabria: la Fontana dei Ruffo, fatta costruire nel 1603 da Carlo Ruffo I, duca di Bagnara.

E tra le tante disposizioni fiscali scolpite sulla lapide ce n’è una che, a distanza di oltre quattro secoli, continua inevitabilmente a strappare un sorriso.

La Fontana dei Ruffo, monumento simbolo di Solano

La Fontana di Solano, nota anche come Fontana dei Ruffo, si trova a Solano Inferiore, frazione di Bagnara Calabra, nella Città metropolitana di Reggio Calabria. È addossata al muro esterno della chiesa di Santa Maria delle Grazie e rappresenta uno dei monumenti storici più significativi del borgo.

La costruzione viene tradizionalmente fatta risalire al 1603, quando Carlo Ruffo I, duca di Bagnara, ne ordinò la realizzazione accanto alla parete esterna della sacrestìa della chiesa.

Dal punto di vista artistico, la fontana presenta una vasca in pietra scolpita, impreziosita da due protomi in bronzo dalle cui bocche sgorga acqua sorgiva. Sopra la vasca campeggia una grande lapide marmorea con lo stemma della nobile famiglia Ruffo e la celebre pandetta dei gravami feudali.

Un passaggio obbligato lungo la via Annia Popilia

La posizione della fontana non fu casuale. Proprio da Solano transitava infatti uno dei percorsi identificati dagli studiosi con l’antica via Annia Popilia, la strada romana che attraversava la Calabria collegando Capua a Reggio.

Come ricorda Enzo Spanò nel volume La via Annia Popilia in Calabria. Rilievo e costruzione (Laruffa Editore), questo tratto costituiva un importante punto di transito per viandanti, commercianti e animali da soma.

Per questo motivo Solano Inferiore divenne anche un importante presidio doganale lungo la via delle Regie Poste, dove venivano riscossi i diritti di passaggio sulle merci.

La pandetta: il regolamento fiscale inciso nel marmo

L’elemento più prezioso della fontana è senza dubbio la grande epigrafe marmorea, una vera e propria pandetta, cioè il tariffario ufficiale dei diritti dovuti per attraversare il territorio feudale dei Ruffo.

L’intestazione originale recita: “PANDETTA, OSSIA TARIFFA DELLI DRITTI DEL PASSO DI SOLANO DEL DUCA DELLA BAGNARA CHE S’ESIGGONO NEL MODO INFRA SCRITTO PER DECRETO DELLA REG. CAMERA.”

Seguono le tariffe previste per il trasporto delle merci: «Per salma di seta grana diece, per salma d’oglio grana tre, per salma di mercanzia di qualsivoglia valore grana quattro, per salma di grano ed altre vittovaglie grano uno…»

L’iscrizione prosegue disciplinando anche il transito di greggi e mandrie, precisando inoltre che chi aveva già pagato una volta non era tenuto a versare nuovamente il dazio se ripercorreva lo stesso tragitto con le medesime merci.

Le meretrici passavano gratis

Tra tutte le disposizioni incise sulla lapide ce n’è una che ancora oggi strappa inevitabilmente un sorriso.

La pandetta stabilisce infatti: “ITEM PER QUALSIVOGLIA MERETRICE NON S’ESIGGA COSA ALCUNA.”

In altre parole, mentre mercanti, allevatori e trasportatori dovevano mettere mano alla borsa, per le meretrici non era previsto alcun diritto di passaggio.

Una curiosità storica documentata direttamente dall’epigrafe, che oggi sorprende e diverte. Insomma, nella Solano del Seicento qualcuno poteva davvero attraversare il posto di controllo senza sentirsi chiedere… «un fiorino».

L’abolizione dei gravami

Per secoli la fontana non fu soltanto un punto di riscossione dei pedaggi, ma anche una preziosa fonte di approvvigionamento idrico.

L’acqua proveniva dalla sorgente della Fontanella, nei pressi del rione Favata di Solano Superiore, ed è ancora oggi apprezzata da residenti e visitatori per la sua freschezza.

Il sistema dei gravami feudali rimase in vigore fino al 1799, quando il primo sindaco di Bagnara, Rosario Messina Spina, subentrato all’amministrazione dei Ruffo, dispose come primo atto l’abolizione definitiva della tariffa dei pedaggi.

Un monumento che racconta la storia

La Fontana dei Ruffo non è soltanto un’elegante opera in pietra. È una pagina di storia scolpita nel marmo.

Racconta il tempo in cui Solano era un passaggio obbligato lungo una delle principali direttrici della Calabria, quando il commercio, i viaggi e perfino la vita quotidiana erano regolati da dazi e concessioni feudali.

Oggi resta lì, silenziosa, a far scorrere la sua acqua come oltre quattro secoli fa. E mentre il viaggiatore moderno può fermarsi soltanto per ammirarne la bellezza, è impossibile non immaginare quei mercanti che, proprio davanti a quella lapide, dovevano pagare dazio. E se il «fiorino» di Troisi e Benigni era una battuta, una finzione cinematografica, a Solano, invece, era una cosa seria!

About Marina Crisafi
Marina Crisafi è direttrice responsabile di CULT and Social e di Dike Giuridica Editrice, e giornalista per Il Sole 24 Ore. Laureata in Scienze Politiche all'Università degli Studi di Messina, vive e scrive da Reggio Calabria, con un focus su cultura, società e territorio calabrese.
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