Fontana Ferma, il ponte d’arte sullo Stretto
Oggi, al MArRC, alla presenza del ministro della Cultura Alessandro Giuli, inaugurata "Fontana Ferma" di Piero Pizzi Cannella: due opere gemelle tra Reggio e Messina trasformano lo Stretto in un ponte culturale verso il Mediterraneo - GALLERY E VIDEO
Tra le correnti dello Stretto ci sono giorni in cui il mare smette di dividere e comincia a unire. È accaduto oggi tra Messina e Reggio Calabria, dove l’arte contemporanea ha costruito un ponte invisibile fatto di memoria, dialogo e futuro.
Con l’inaugurazione di Fontana Ferma, il maestro Piero Pizzi Cannella ha consegnato alle due sponde dello Stretto un’unica opera sdoppiata: due installazioni gemelle destinate a guardarsi attraverso il mare e a dialogare per sempre.
Due città, un mare, una sola opera
La giornata si è aperta a Messina, nell’area dell’ex Fiera, alla presenza del ministro della Cultura Alessandro Giuli e del sindaco Federico Basile, per poi proseguire nel pomeriggio a Reggio Calabria, davanti al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, sotto lo sguardo silenzioso dei Bronzi di Riace.
Le due opere, una sul versante siciliano e una su quello calabrese, sono state acquisite grazie ai programmi PAC 2025 – Piano per l’Arte Contemporanea e “Il Museo Rigenera”, promossi dalla Direzione generale Creatività contemporanea del Ministero della Cultura.
Fabrizio Sudano: il museo che non vuole vivere di rendita
Ad aprire i lavori in piazza Orsi è stato il direttore del MArRC, Fabrizio Sudano, che, dopo i ringraziamenti di rito a tutte le istituzioni presenti, compreso il sindaco on.le Francesco Cannizzaro e la prefetta Clara Vaccaro, ha definito quella di oggi una giornata storica non soltanto per il museo ma per l’intera città.
“Con l’inaugurazione della Fontana Ferma celebriamo non soltanto l’arrivo di una grande opera d’arte contemporanea, ma la nascita di un dialogo permanente tra Messina e Reggio Calabria”.
Per Sudano, lo Stretto rappresenta uno dei luoghi più significativi del Mediterraneo, crocevia di popoli, commerci e civiltà da millenni, e proprio qui l’arte contemporanea può diventare uno strumento di connessione tra passato e futuro.
“Un museo archeologico può essere custode della memoria e, allo stesso tempo, spazio aperto alla contemporaneità, capace di creare nuove connessioni tra passato e presente”.
Il direttore ha ricordato come il MArRC custodisca alcune delle testimonianze più alte della civiltà mediterranea e come i Bronzi di Riace rappresentino il simbolo più alto della capacità del Mediterraneo di produrre bellezza, incontro e scambio.
Da qui la scelta di aprire sempre più il museo al linguaggio dell’arte contemporanea: “Non vogliamo essere soltanto un luogo di conservazione, ma un laboratorio culturale capace di produrre nuove visioni e nuove relazioni”.
Sudano ha poi affidato a una frase il senso della nuova strategia del museo: “Potremmo tranquillamente vivere di rendita grazie ai Bronzi di Riace, ma non vogliamo stare fermi. Vogliamo che il contemporaneo dialoghi costantemente con l’arte classica, perché è anche attraverso questo dialogo che i giovani possono avvicinarsi al museo”.
Infine il significato più profondo delle due installazioni: “Le opere di Messina e Reggio non sono due opere diverse ma due parti inseparabili dello stesso progetto artistico. Esistono pienamente soltanto nel loro reciproco dialogo, guardandosi attraverso il mare e costruendo un ponte simbolico tra le due sponde dello Stretto”.
Alessandro Giuli: “Dove c’è cultura, c’è dialogo e c’è pace”
Dopo l’intervento del direttore del museo è stato il ministro della Cultura Alessandro Giuli a collocare Fontana Ferma all’interno di una visione più ampia che guarda al Mediterraneo come spazio di cooperazione culturale e diplomazia tra i popoli.
“Oggi è una giornata speciale perché Messina e Reggio Calabria dialogano attraverso due opere del grande maestro Pizzi Cannella che rappresentano un ponte culturale sullo Stretto”.
Per il ministro non si tratta soltanto di un progetto artistico destinato a unire due città sorelle: “Non stiamo costruendo soltanto un ponte tra Reggio e Messina. Stiamo creando un modello di dialogo capace di estendersi a tutto il Mediterraneo e oltre”.
Giuli ha sottolineato come l’arte e la cultura rappresentino il linguaggio attraverso cui l’Italia può rafforzare le proprie relazioni con il Maghreb, il Sahel e il continente africano.
“Quando vedete nascere un progetto come questo significa che alle sue spalle esiste già un grande lavoro di dialogo internazionale e culturale. Il nostro compito è mettere a sistema queste relazioni, creare connessioni e rafforzarle”.
Il ministro ha definito questa capacità di costruire relazioni una delle caratteristiche più profonde della cultura italiana: “È quella mite grandezza che consente alla cultura italiana di parlare al mondo attraverso il linguaggio della pace. Dove c’è cultura, c’è dialogo e c’è pace”.
Ecce Homo di Antonello Messina farà tappa a Reggio
Nel corso dell’incontro con la stampa, Giuli ha annunciato che l’Ecce Homo di Antonello da Messina farà tappa anche a Reggio Calabria.
“Rappresenta un grande strumento di diplomazia culturale e sarà un ulteriore tassello di questo luminoso ponte culturale tra le due sponde dello Stretto”.
Il ministro ha inoltre rassicurato sullo stato dei basamenti dei Bronzi di Riace, recentemente al centro dell’attenzione.
“Ci stiamo lavorando e i cittadini possono aspettarsi da noi soltanto buone notizie, non lasceremo che i basamenti dei Bronzi si ammalorino”.
Uno sguardo è stato poi rivolto al futuro del waterfront cittadino e al progetto lasciato da Zaha Hadid per Reggio Calabria: “A dieci anni dalla scomparsa di una delle più grandi architette contemporanee, il progetto lasciato da Zaha Hadid rappresenta uno dei punti più alti della sua esperienza progettuale e potrà diventare uno dei poli di questo dialogo culturale mediterraneo”.
Il progetto MIRA e il nuovo asse culturale del Mediterraneo
Gran parte della conferenza è stata dedicata al progetto MIRA, il nuovo polo di ricerca, formazione e cooperazione culturale che avrà sedi a Messina e Reggio Calabria.
Per Giuli si tratta di uno degli strumenti attraverso cui l’Italia rafforzerà il dialogo culturale con il Mediterraneo e con l’Africa nell’ambito del Piano Mattei. “Quando nasce una realtà come il MIRA significa che alle sue spalle esiste già una rete di relazioni culturali forti e consolidate” ha affermato il titolare del MIC.
Anche Fabrizio Sudano ha confermato la piena disponibilità del museo a diventare uno degli attori principali di questa rete internazionale: “Siamo probabilmente l’istituzione più vicina fisicamente e culturalmente al progetto MIRA e vogliamo esserne protagonisti”.
Il direttore ha ricordato come il MArRC sia già pienamente inserito nelle attività del Piano Mattei, ospitando nei mesi scorsi archivisti, bibliotecari e operatori culturali provenienti da Senegal, Kenya, Marocco e Repubblica del Congo nell’ambito di programmi di formazione internazionale.
“Vogliamo continuare a essere un ponte nel Mediterraneo e nel dialogo con l’Africa” ha sottolineato.
Sudano ha inoltre annunciato che il museo lavorerà insieme al MAXXI e alle istituzioni coinvolte nel progetto per ospitare artisti, residenze e nuove produzioni contemporanee, mantenendo sempre centrale la valorizzazione delle collezioni archeologiche del museo.
Particolarmente significativa anche la conferma di nuovi accordi di collaborazione con il Comune e con l’Università di Messina destinati a rafforzare ulteriormente il dialogo culturale tra le due sponde dello Stretto: “L’obiettivo è semplice: Reggio Calabria non deve più considerarsi periferia ma centro del Mediterraneo, a livello nazionale e internazionale”.
Angelo Piero Cappello: il Mediterraneo come spazio di pace
Angelo Piero Cappello, direttore generale dell’Unità di missione per la cooperazione culturale con l’Africa e il Mediterraneo allargato, ha ricordato il percorso che ha portato alla nascita del progetto.
Le due opere di Pizzi Cannella sono nate infatti da due differenti bandi della Direzione generale Creatività contemporanea ma hanno finito per convergere in una visione comune.
“Così come le due opere costituiscono un ponte simbolico tra le due sponde dello Stretto, il MIRA ha l’ambizione di costruire un ponte culturale tra l’Italia, il Mediterraneo e l’Africa”.
Per Cappello il progetto si inserisce pienamente nella cornice del Piano Mattei e nel nuovo dialogo culturale che l’Italia intende sviluppare con il continente africano: “Ci consentirà di riappropriarci in termini pacifici e culturali di uno spazio comune fondato sul dialogo e sulla cooperazione”.
Chiara Ianeselli: “Questi vasi contengono anche il cielo”
La curatrice del progetto Chiara Ianeselli ha offerto una delle riflessioni più poetiche dell’intera giornata: “Questi vasi sono stati messi nel momento giusto della partita”, ha detto richiamando l’immagine degli scacchi evocata dall’artista.
Ma soprattutto ha ricordato il lungo viaggio simbolico dei contenitori che popolano l’opera.
“Anfore, crateri, hydriae, kylikes, aryballoi raccontano da millenni una geografia che precede i confini e sopravvive agli imperi”.
Ianeselli ha definito Fontana Ferma “un sogno poeticamente disatteso”, una risposta immobile al movimento incessante dello Stretto: “Questi vasi contengono acqua immobile e perennemente in equilibrio, ma in realtà contengono anche il cielo”.
E rivolgendosi ai cittadini ha aggiunto: “Starà a voi riempire queste fontane dei vostri sogni”.
Le parole di Piero Pizzi Cannella nel documentario
Uno dei momenti più suggestivi della cerimonia è arrivato con la proiezione del documentario dedicato all’opera e alla sua realizzazione.
“È ferma la fontana perché non ha né zampilli né spruzzi d’acqua”, racconta l’artista nel filmato. “È assolutamente immobile. Ma i vasi in essa presenti sono colmi”.
Una immobilità soltanto apparente.
“L’opera d’arte possiede una sua festività nel tempo e nella storia. È qualcosa che rimane”.
Pizzi Cannella ha raccontato anche il lungo processo creativo che porta dal disegno alla materia, dalla tela al bronzo modellato a mano: “Sembrava un gioco a scacchi: spostare i vasi e collocarli nel punto giusto, nel momento giusto della partita”.
E ancora: “Era fondamentale creare un ponte tra due immagini identiche poste ai lati del mare, che è la cosa più morbida che conosciamo in natura”.
La lettera del maestro letta dal figlio Arturo
A dare voce all’artista è stato il figlio Arturo Pizzi Cannella, visibilmente emozionato.
“La fontana è ferma come l’orizzonte”, scrive il maestro nella lettera letta davanti al pubblico raccolto in piazza Orsi.
“Immutabile ed eterna, come un dipinto su tela. In fondo, lo confesso, io sono un vecchio pittore”.
E ancora: “È silenziosa. Il suo silenzio è un punto raggiunto. L’acqua la riempie e mai si allontana da lei”.
Per Pizzi Cannella la fontana è un organismo vivo, capace di trasformarsi nel rapporto con ciò che la circonda.
“La fontana entra in contatto con il tempo, con lo spazio e con la storia e ne diventa complice. Ogni lieve spostamento cambia la sua ragione di esistere”.
Infine il ringraziamento alla comunità che ha accolto l’opera: “Ora la Fontana Ferma è qui ed è qui grazie a voi”.
L’emozione di Arturo Pizzi Cannella: “Questa fontana non è affatto ferma”
Uno dei momenti più intensi della giornata è stato quello affidato ad Arturo Pizzi Cannella, attore e figlio del maestro, chiamato a rappresentare il padre e a dare voce alle sue parole.
“Vi confesso che è la prima volta che mi trovo a prendere voce per lui in una circostanza come questa”.
Dopo lo svelamento dell’opera, Arturo ha raccontato cosa significhi sapere che le due opere del padre resteranno per sempre sulle due sponde dello Stretto: “L’idea che queste opere rimangano qui, mentre la vita continuerà a scorrere attorno a loro, riempie il cuore di gioia sia me che mio padre”.
L’attore ha immaginato il futuro delle due installazioni come se fossero nuovi abitanti delle città che le ospiteranno: “Mi immagino le persone che passeranno accanto alle fontane, le coppie che si innamoreranno, magari si lasceranno, i bambini che giocheranno nelle piazze. La vita continuerà a scorrere intorno a queste opere e questo è qualcosa di meraviglioso”.
Particolarmente suggestiva anche la riflessione sul dialogo con i Bronzi di Riace: “Vedere l’opera di mio padre al cospetto dei Bronzi è stato qualcosa che non mi aspettavo e che mi emoziona profondamente. Mi piace pensare che rimarranno qui insieme e che in qualche modo continueranno a guardarsi”.
Infine la definizione forse più efficace del significato di Fontana Ferma: “Il titolo è quasi un inganno. Questa fontana non è ferma per nulla. È viva più che mai. Racconta una speranza di vicinanza, tra Reggio e Messina, ma anche tra i popoli e le culture del mondo”.
Una fontana immobile nel cuore del movimento
Alla fine della giornata restano due opere immobili e un mare che continua a muoversi tra loro.
Restano due città che da secoli si osservano attraverso lo Stretto e che oggi hanno trovato un nuovo linguaggio comune.
Forse è proprio questo il paradosso immaginato da Piero Pizzi Cannella: costruire il movimento attraverso l’immobilità, trasformare il bronzo in dialogo e il silenzio in relazione.
Da oggi, sulle due sponde dello Stretto, esistono due fontane che non zampillano e non scorrono.
Eppure continuano già a parlare.