Forza Venite Gente, Michelangelo Nari: “Il mio Francesco? Prima uomo che santo”
Intervista al protagonista di Forza Venite Gente andato in scena ieri sera nella suggestiva cornice dell'Arena Neri di CatonaTeatro
Applausi, emozione e un messaggio senza tempo hanno accompagnato ieri sera “Forza Venite Gente”, andato in scena nella suggestiva cornice dell’Arena “Neri” di CatonaTeatro. A conquistare il pubblico è stata la celebre opera musicale dedicata alla vita di San Francesco d’Assisi, che a 45 anni dal suo debutto continua a parlare a generazioni diverse con la stessa forza.
Prima dell’inizio dello spettacolo abbiamo incontrato il protagonista Michelangelo Nari, che veste i panni di Frate Francesco, per raccontarci il significato di un ruolo tanto amato quanto impegnativo.
“È un musical che ha 45 anni, ma li porta davvero bene – racconta Nari –. La sua storia si riflette nel pubblico che ci segue: c’è chi lo ha visto nel 1981, chi lo ha interpretato negli oratori o nelle parrocchie e oggi torna a rivederlo. È una responsabilità enorme, perché non raccontiamo soltanto una storia, ma qualcosa che è entrato nell’anima di tante persone”.
Interpretare San Francesco significa confrontarsi con una figura universale. Un compito che l’attore affronta scegliendo una prospettiva ben precisa.
“Per me la sfida è raccontare Francesco prima ancora che San Francesco. Sarebbe semplice rappresentare un santo perfetto, sempre buono e senza contraddizioni. In realtà Francesco era un uomo, con dubbi, fragilità, slanci e conflitti interiori. Ho cercato di restituire proprio questa dimensione umana, quella di un uomo che si interroga continuamente sulla strada che sta percorrendo”.
Ed è proprio questa umanità, secondo Nari, a rendere il musical ancora straordinariamente attuale.
“Il conflitto tra Francesco e suo padre, Pietro di Bernardone, è un tema che esiste ancora oggi. Da una parte un padre che immagina un futuro preciso per il figlio, dall’altra un giovane che sceglie di seguire la propria vocazione. È un dissidio generazionale che continua a parlare alle famiglie di oggi”.
Ma il messaggio va ben oltre il rapporto tra padre e figlio.
“Francesco è soprattutto un uomo del dialogo. Pensiamo all’incontro con il lupo o con il sultano: non cancella le differenze, non finge che non esistano. Le riconosce, le accetta e le trasforma in occasione di incontro. In un tempo come il nostro, in cui spesso manca il confronto con chi è diverso da noi, questo è un insegnamento prezioso. La diversità è una ricchezza”.
Uno dei segreti del successo di “Forza Venite Gente” resta anche la sua colonna sonora.
“Le canzoni sono melodie semplici e immediate, capaci di attraversare le generazioni. Il lavoro fatto dal nostro arrangiatore Marco Iardella è stato quello di rinnovare gli arrangiamenti, rendendoli più moderni senza tradire l’identità dello spettacolo. La forza del musical è proprio questa semplicità, che non significa banalità, ma capacità di parlare a tutti: credenti, laici, appassionati di musical e anche a chi entra in teatro per la prima volta”.
Alla fine di ogni replica il riscontro del pubblico è sempre lo stesso: emozione.
“Si crea una vera comunione con la platea. Sul finale percepiamo che quello che proviamo sul palco arriva fino agli spettatori. Tantissime persone vengono a salutarci raccontandoci di aver interpretato questo musical anni fa, magari nel ruolo del lupo o di Chiara, oppure di averlo visto da bambini. È bello capire che il nostro spettacolo si intreccia con i loro ricordi e diventa parte della loro storia”.
Infine un pensiero ai tanti giovani presenti tra il pubblico di CatonaTeatro.
“Il messaggio che vorrei lasciare è quello di non avere paura di seguire la propria strada. Viviamo in un’epoca in cui siamo continuamente distratti, anche dai social e rischiamo di perdere di vista ciò che conta davvero. Francesco aveva ben chiaro il suo obiettivo e lo perseguiva con semplicità, determinazione e mitezza, che non è debolezza ma forza. Credo che questo sia un insegnamento ancora attualissimo”.
Per costruire il suo Francesco, Michelangelo Nari guarda con rispetto alla tradizione, ma sceglie di non imitare chi lo ha preceduto.
“Ho ammirato il lavoro di Michele Paulicelli, che ha interpretato questo ruolo per tanti anni, ma non volevo copiarlo. Siamo persone diverse, con sensibilità e vocalità differenti. Ho cercato di mettere molto di me stesso. Mi dicono spesso che sorrido tanto e ho voluto portare questo tratto anche sul palco: un Francesco più sorridente, più gioioso. Perché credo che, se non si percorre la propria strada con il sorriso, difficilmente si riesce ad arrivare fino in fondo”.
E, alla luce degli applausi che hanno salutato lo spettacolo all’Arena “Neri”, quel sorriso sembra essere arrivato dritto al cuore del pubblico.