Freccia del Sole, il primo aliscafo italiano che fece volare lo Stretto

10 agosto 1956: 70 anni fa, il Freccia del Sole, nato dai cantieri Rodriquez, entra in servizio tra Messina e Reggio Calabria. È il primo aliscafo italiano e cambia la storia dei collegamenti sullo Stretto

Aliscafo Freccia del Sole

Relativamente alla complessa e affascinante epopea dei collegamenti marittimi all’interno dello Stretto di Messina, una regione che si presenta come un sistema tripolare riguardo ai vertici del triangolo Reggio Calabria – Messina – Villa San Giovanni, la storia del trasporto veloce tra il porto di Messina e quello di Reggio Calabria riconduce all’esperienza industriale della famiglia messinese dei Rodriquez.

La seconda interessante esperienza è sicuramente quella degli aliscafi SNAV. Nel 1887 Leopoldo Rodriquez costituiva a Messina una piccola officina per la riparazione delle imbarcazioni. Questo piccolo insediamento, embrione dei successivi cantieri navali, conobbe una notevole espansione, nonostante le difficoltà determinate dal terremoto del 1908 e le vicende della Prima guerra mondiale.

Nel corso della Seconda guerra mondiale Carlo, il figlio di Leopoldo, fu molto interessato da un progetto di aliscafo portato avanti in Germania ma poi accantonato. Appena conclusa la guerra, venne chiamato a Messina l’ingegnere tedesco Frederik Lobau, che avviò la progettazione esecutiva e contribuì alla realizzazione del primo aliscafo: nel mese di gennaio del 1956, infatti, venne varato il “Freccia del Sole”, che entrò in servizio regolare sulla linea Messina – Reggio Calabria il 10 agosto di quell’anno. Si trattava di un progetto rivoluzionario: un motoscafo velocissimo e inaffondabile, che in marcia si solleva sulla superficie dell’acqua e viene sostenuto da due robuste ali.

Per dedicarsi al trasporto dei passeggeri sulla rotta Messina – Reggio Calabria, Rodriquez costituisce nel 1958 la Società Navigazione Alta Velocità (S.N.A.V.) che si colloca all’interno del sistema dei trasporti navali all’interno dello Stretto di Messina, in una posizione di esclusività, a motivo della velocità del trasporto che determina un prezzo del biglietto notevolmente superiore a quello praticato dalle navi delle Ferrovie dello Stato.

L’introduzione di questo nuovo e rivoluzionario mezzo di trasporto marittimo, dalla sigla PT 20, aveva determinato un sensibile cambiamento culturale nella visione del traghettamento da e per la Sicilia. Improvvisamente andare a Messina da Reggio Calabria diventava più rapido e veloce, anche se sensibilmente più costoso. Sembrava quasi che si fosse determinata una netta separazione di classi sociali: il trasporto di massa continuava ad essere espletato dai ferry boats delle Ferrovie dello Stato, mentre il trasporto di élite veniva ora assicurato dall’aliscafo.

In ogni caso il successo fu tangibile: i numeri parlano di una riduzione del tempo della traversata di un quarto di quello che era quella convenzionale, quindi effettivamente la durata si riduceva ad una quindicina di minuti; 22 attraversamenti giornalieri che, con una capacità di 75 posti a sedere, portavano ad una media di 800 – 900 passeggeri al giorno, con punte di 30.000 – 31.000 passeggeri in un mese.

Dopo i successi di questo primo modello di aliscafo, il servizio assicurato dalla società di navigazione voluta dallo stesso Carlo Rodriquez si stava espandendo sulle rotte del Golfo di Napoli. Infatti, nel frattempo, il Cantiere Rodriquez aveva sviluppato una seconda serie di aliscafi più grandi denominati PT 50 con capacità 125 passeggeri, 35 nodi di velocità e circa 130 t.s.l. La prima unità consegnata dal cantiere messinese fu la “Freccia d’Oro”, nel marzo del 1960, a cui seguirono nel 1963 “Freccia di Messina” e “Freccia di Reggio”. Nel 1960 la Società assunse l’esercizio regolare dei collegamenti per Capri e Ischia impiegando nella stagione estiva uno dei nuovi aliscafi sulla tratta Napoli – Capri e Napoli – Ischia con tre corse giornaliere. Entrarono allora in linea la “Freccia d’Oro” e la “Freccia Atlantica”, del tipo PT 140 da 140 posti, e la “Freccia dello Stretto”, tipo PT 20 da 70 posti. Nel 1961 gli aliscafi furono portati a due e le corse a cinque per Capri e Ischia, più due partenze supplementari nei mesi di luglio e agosto.

Rapidamente, l’aliscafo fu notato anche a livello internazionale e piov­vero richieste da mezzo mondo. Nazioni europee come la Grecia, la Norvegia, la Svezia, la Svizzera, ed extra europee come l’Egitto, l’Argentina, il Brasile, le Filippine, l’Indonesia, Hong Kong, il Giappone, e fino agli antipodi della Nuova Zelanda si contendevano le consegne di un PT 20 o di un PT 50. Nell’arco di otto anni furono consegnati 33 PT 20 e 22 PT 50.

Nel 1966 la State Transit Authority che governa i collegamenti interni alla baia di Sydney, nonostante gli stretti rap­porti commerciali con il vicino Giappone si rivolge a Messina per dotare il sistema di trasporto passeggeri attraverso la traf­ficata baia di Sydney di un mezzo veloce. E il primo PT 50 denominato “Long Reef” parte per il continente australiano, seguito nel 1969 da un altro PT 50 “Palm Beach” e nel 1970 da un altro PT 50 “Dee Why”.

Negli anni ottanta poi lo stesso ente ordinò due unità più moderne e capienti, due RHS 160F da 210 passeggeri denominate “Manly”, del 1984 e “Sydney” del 1985 che per lungo tempo sfrecciarono davanti alle bianche conchiglie dell’Opera House di Sydney”.

Gli anni ottanta sono anche quelli che vedono l’affermazione di una nuova serie di mezzi veloci, l’”Alijumbo”, con la quale si consolida la traversata verso le Isole Eolie, ma anche nello Stretto di Messina come valida alternativa ai mezzi delle Ferrovie dello Stato non ancora definitivamente privatizzata, ancora fino alla metà degli anni novanta.

Nel 1995, infatti, la SNAV viene acquistata dall’armatore svizzero Aponte: molti mezzi vengono demoliti, viene effettuata una riorganizzazione delle linee; ma soprattutto vengono introdotti nuovi modelli, questa volta con la struttura di catamarano, che vengono utilizzati su varie rotte in Italia (Golfo di Napoli, Trapani – Favignana, …) ma anche su livello transnazionale, come per esempio sulla rotta Ancona – Spalato.

Una diffusione, quindi, che mostra l’azienda, ormai evoluta a multinazionale leader del settore, presente in diversi continenti a portare alto il nome dell’imprenditoria italiana, per un’impresa costituita in forma artigianale e familiare e poi evoluta a tale livello.

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