Gennaro Calabrese mattatore al Cilea con “Calabresissimo me”

Ieri sera al teatro Francesco Cilea l'attore comico Gennaro Calabrese ha letteralmente stregato il pubblico reggino con il suo one man show per la stagione dell'OdA di Peppe Piromalli - FOTO E VIDEO

Calabresissimo Me

Un’ora di attesa che avrebbe potuto raffreddare qualsiasi platea e invece, trasformata in un trampolino per la risata. Al teatro “Francesco Cilea”, quando le luci si sono finalmente accese, l’attore comico Gennaro Calabrese ha preso in mano la serata con l’energia e il mestiere di chi sa che il pubblico, prima ancora di essere conquistato, va riconquistato. Ieri sera, è andato in scena uno spettacolo che ha confermato talento, mestiere e capacità di stare sul palco: Calabrese ha letteralmente stregato il pubblico reggino con il suo one man show “Calabresissimo me”.

L’evento, inserito nella programmazione dell’Officina dell’Arte guidata da Peppe Piromalli, ha rischiato di arrestarsi in salita. A causa di verifiche tecniche effettuate all’interno del teatro dai Vigili del fuoco, lo spettacolo è iniziato con oltre un’ora di ritardo. Un imprevisto gestito però con professionalità e sangue freddo dall’organizzazione, capace di mantenere il controllo e accompagnare il pubblico fino al momento in cui, inevitabilmente, “the show must go on”.

E quando il sipario si è finalmente aperto, Calabrese ha fatto quello che gli riesce meglio: prendersi la scena da vero mattatore. Con ritmo, ironia e una padronanza costruita in oltre venticinque anni di carriera, l’artista ha portato gli spettatori in un viaggio personale e professionale, dagli esordi giovanissimi fino ai personaggi che ne hanno segnato il successo.

Non sono mancati i suoi cavalli di battaglia, ma anche le nuove imitazioni che arricchiscono oggi il repertorio: da Sal Da Vinci a Fabrizio Corona, passando per Vincenzo Schettini e Paolo Crepet. Un mosaico di voci e caricature che restituisce uno spaccato attuale della società italiana, sempre filtrato da una satira politica pungente ma mai banale, capace di soffermarsi anche sugli aspetti più privati e umani dei protagonisti della scena pubblica.

Tra i momenti più riusciti, l’irruzione dei personaggi nati su TikTok, simbolo evidente di uno scontro generazionale: da una parte chi è cresciuto con la televisione, dall’altra chi vive e comunica attraverso i social. Una contrapposizione che Calabrese trasforma in comicità intelligente, senza rinunciare a uno sguardo critico sui cambiamenti del linguaggio e delle abitudini contemporanee.

Non è mancato neppure un passaggio dedicato alle radici, con un omaggio sentito alla cucina del Sud e alla tradizione italiana, recentemente riconosciuta patrimonio dell’umanità dall’UNESCO: un momento che ha unito risate e identità, memoria e appartenenza.

E proprio qui si è vista la cifra del performer: la capacità di leggere la sala. Dopo un’attesa lunga, con un pubblico inevitabilmente stanco, Calabrese ha saputo recuperare energia, coinvolgere e riportare attenzione ed entusiasmo, trasformando un potenziale limite in un punto di forza. Con eleganza e mestiere, ha rimesso tutti “dentro” lo spettacolo, senza mai forzare, ma accompagnando gli spettatori con naturalezza.

Alla fine, applausi convinti per uno show che, al di là degli imprevisti, ha confermato come il talento vero sappia sempre trovare il modo di arrivare. Anche quando parte in ritardo.

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